Hands-on: Nintendo Switch – anteprima e analisi dell’hardware

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Grazie a Nintendo Italia, abbiamo avuto modo di provare con mano la nuova console della casa di Kyoto, in arrivo il prossimo 3 marzo. Meno di un mese ci separa ormai dall’uscita ufficiale e tanta era la curiosità di provare direttamente questa nuova nata della grande N, soprattutto per testare la sua particolare struttura e le sue svariate interfacce. Eccoci così pronti a soddisfare molti, se non tutti, i vostri dubbi in merito all’affidabilità, all’ergonomia, alla resa grafica e a tanti altri aspetti elettrizzanti riguardanti l’hardware di Nintendo Switch.

La console: Nintendo Switch appare come un notevole lavoro di industrial design; è leggera e compatta in modalità portatile, spessa come una confezione di DVD e larga più o meno come un GamePad del Wii U. Colori e materiali trasmettono un’ottima sensazione di modernità, pulizia e “valore”, allontanandosi dal look più giocattoloso delle classiche produzioni Nintendo. Chiaramente non tascabile, per peso e dimensioni il prodotto risulta però in grado di soddisfare le esigenze di un portatile moderno, assimilabile a un tablet di media misura per cui facilmente trasportabile anche outdoor. Lo schermo (touch, ma non è stato possibile testare le sue funzionalità tattili, purtroppo) è di ottime dimensioni, i contorni neri attorno ad esso non recano fastidio una volta acceso ed è capace di restituire un’ottima qualità dell’immagine sia per risoluzione, che per luminosità (anche in condizione ambientali ben illuminate) e angolo di visione. Contrariamente a quanto ci aspettavamo, lo schermo funziona bene anche in modalità “table top”, appoggiato su un tavolo come schermo condiviso per il multiplayer locale, anche se il “piedino” d’appoggio è forse l’elemento meno “rassicurante” del lotto, apparendo non così solido per un uso prolungato, come invece gli altri elementi strutturali. La dock station è, svuotata, meno convincente dal punto di vista estetico, ma allo stesso tempo poco invasiva: le dimensioni risultano più compatte di quelle di un Wii, con una profondità simile ma una altezza/larghezza più contenute. Riempita con la console, il tutto acquista maggior valenza anche a livello di design, con il piccolo LED di conferma di accensione a far capolino, una maggior finitezza del tutto e uno sguardo d’insieme capace di restituire un senso di completezza e adeguatezza tale da far ben figurare l’hardware anche posizionato al centro del salotto.

20170206_151936I controlli: difficile non partire dagli impressionanti Joy-Con; le nuove principali periferiche di Nintendo Switch infatti sono davvero incredibili. Ottima fattura materiale, se impugnati separatamente con tanto di laccetto risultano semplicemente ergonomici e comodi a tal punto da essere un perfetto guanto delle nostre mani. Senza il componente aggiuntivo restano forse un po’ troppo spigolosi e piccoli, ma se “completati” la sensazione è davvero notevole, sia in impugnatura orizzontale che verticale. Ci immaginiamo che l’utilizzo alla “NES” sarà piuttosto limitato, per cui la relativa scomodità (data dalle dimensioni e dal posizionamento ristretto di analogico e tasti) non grava particolarmente sul giudizio, mentre le altre modalità di interfaccia risultano sempre comode e confortevoli. Che siano i due Joy-Con separati alla “Wiimote+Nunchak”, piuttosto che il controller puramente “portatile”, l’esperienza di gioco è confortante. Forse meno convincente il settaggio Joy-Con con grip, dove la relativa ristrettezza dell’accrocchio fa pesare parzialmente il posizionamento dell’analogico destro un po’ troppo in basso e la sottigliezza dei due dorsali principali L e R. Per sessioni classiche, consigliamo di prendere in esame la valutazione del Classic Pro, davvero un controller semplice ma notevole: molto comodo, senza sorprese, salvo l’inclusione di giroscopi, lettore NFC e HD Rumble.

HD Rumble: questa particolare funzione dei Joy-Con merita un piccolo approfondimento a parte. Sì, perchè il feeling trasmesso è semplicemente impressionante. Sfruttato ad hoc soprattutto da 1 2 Switch (e l’inghippo sarà vederlo sfruttato a fondo anche da altre produzioni più classiche, perché sarebbe davvero uno spreco non dedicare risorse a quella che ci auguriamo possa diventare uno standard per i controller da oggi in avanti), lascia a bocca aperta. La sensazione tattile trasmessa dalle varie attività-demo mostrate dalla collezione di minigiochi targata Nintendo è sbalorditiva, tanto da spingere a guardarsi i palmi, spinti dall’illusione di avere davvero in mano una scatola di legno piena di biglie, piuttosto che…le mammelle di una mucca da mungere. La serie di mini-motori attivati indipendentemente l’uno dall’altro con intensità variabili riesce infatti a ingannare la mente trasmettendo una sensazione di posizione, forma e addirittura peso. Pur meno “evidente” all’occhio rispetto alla rivoluzione del sensore di movimento del Wiimote, ci sentiamo di attribuire all’HD Rumble una valenza potenziale paragonabile, seppur attenuata dal dubbio che possa effettivamente “trascinare” con sé la passione degli sviluppatori da qui in avanti.

20170206_153645Le prestazioni: non disponiamo di strumentazione tecnica all’avanguardia, capace di testare la resa computazionale di Nintendo Switch da un semplice evento stampa, ma certamente possiamo affermare come la console disponga di un buon potenziale, probabilmente ancora non espresso nella sua interezza dai titoli visionati. Mario Kart 8 Deluxe propone chiari miglioramenti visivi, dalla risoluzione al dettaglio delle texture ambientali, al mantenimento di un frame rate fluido anche in sessioni multigiocatore: difficile ottenere tali upgrade da una console propriamente in pari con Wii U, pertanto è quantomeno logico ricavare l’impressione che Switch sia un passo avanti rispetto al precedessore, in modalità “docked”. Più difficile per ora affermare con certezza l’entità di questo distacco, ovviamente, anche se Splatoon 2 mostra evidenti migliorie in termini di texture e illuminazione rispetto al primo episodio. Sarà un “Wii 2″, con un salto generazionale contenuto come fu nel passaggio da GameCube? Oppure qualcosa di più? La mancanza (per ora) di un titolo graficamente “pompato” in esclusiva per la console non aiuta a distinguere pienamente le sue reali capacità e, probabilmente, dovremo attendere l’arrivo di Xenoblade 2 per avere una prova sul campo di maggior impatto. Senza dubbio l’architettura moderna e la compatibilità con numerosi motori grafici “middleware” come Unity e Unreal Engine 4 fa ben sperare rispetto a una maggiore apertura verso ambienti di programmazione esterni alla casa di Kyoto, ma non ci resta che aspettare per vedere quali concreti risultati tutto ciò sarà in grado di portare. Come “handheld” invece, la console è semplicemente sbalorditiva. Rincuorati dalla sua effettiva “portabilità”, accentuata da una batteria in linea con quella del 3DS, da una comodità d’utilizzo notevole, da dimensioni non tascabili ma comunque trasportabili e da uno schermo più che apprezzabile, l’effetto “visivo” di Zelda Breath of the Wild giocato “on the go” lascia a bocca aperta. Semplicemente.

L’affidabilità: l’elemento forse più curioso, prima della prova su strada effettuata, era la reale capacità di questo sistema “modulare” di funzionare al meglio proprio nelle sue diverse varianti e configurazioni, garantendo affidabilità, stabilità strutturale e semplicità d’utilizzo. Ebbene, questo aspetto è quello che più di ogni altro ci ha convinto. La robustezza dei materiali utilizzati per i diversi “collegamenti” (tra i Joy-Con e il tablet, tra i Joy-Con e i laccetti di supporto, tra le console e la dock e così via) è perfetta. Non credo esista un diverso aggettivo da utilizzare per descrivere la sensazione di “finitezza” e di soddisfazione derivante dal semplicissimo processo di inseriemento/estrazione o di “collegamento” tra i vari elementi. L’anima in metallo dei binari di scorrimento, uniti a piccole leve di sicurezza automatiche (o manuali, nel caso dei laccetti dei Joy-Con), garantiscono una solidità strutturale invidiabile, unità a una leggerezza quasi misteriosa. Prendere in mano i Joy-Con, rendersi conto della tecnologia contenuta al loro interno, dell’affidabilità strutturale degli stessi in relazione agli altri elementi della console e confrontarli alla loro ergonomia e alla loro ridotta dimensione lascia senza parole. Così come l’immediata e naturale sensazione derivante dal rapidissimo passaggio dalla modalità dock a quella portatile, semplicemente sbalorditiva (il passaggio inverso richiede sui 3 secondi circa per far riconoscere alla schermo TV l’attivazione del segnale HDMI della station).

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Non sta a noi spingervi all’acquisto o meno, né valutare se il costo richiesto oggi da Nintendo per l’acquisto della console sia consono al vostro giudizio e alle vostre tasche, però una cosa è certa: a livello di design industriale, di finitezza dei materiali, di robustezza strutturale, di qualità dei materiali utilizzati, di funzionalità d’uso, Nintendo Switch è un hardware di primissimo livello, con un concept reso funzionale dall’approfondito studio fatto per far quadrare tanti diversi elementi tra loro, con estrema naturalezza. Provare Nintendo Switch è davvero qualcosa di nuovo, fresco ma rassicurante e, onestamente, dopo ieri non vediamo l’ora che arrivi sugli scaffali dei negozi.