*/ ?> Recensione di Rhythm Paradise Megamix (3DS) - Wii Italia
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Rhythm Paradise Megamix: la recensione

Pensare che la serie Rhythm Paradise abbia da poco soffiato dieci candeline, mi lascia davvero senza parole. 10 anni iniziano ad essere un’età non indifferente in ambito videoludico (ovviamente senza fare paragoni con mostri sacri quali Mario o Zelda), eppure l’impressione che ogni sessione di Rhythm Paradise mi lascia è ancora quella di un’incredibile freschezza. Poche serie come questa sono riuscite nel tempo a mantenere una loro cifra stilistica senza scadere nella ripetitività, anzi, si è trattato di un’evoluzione continua che ha portato col tempo ad un gameplay sempre più pulito e scorrevole. E sebbene ci siano alcuni punti fermi irremovibili, non ci sono due uscite che sembrino una la copia dell’altra, e questo quarto episodio non è da meno, nonostante la natura collection di Rhythm Paradise Megamix.

Rhythm Paradise Megamix

I patiti della serie potrebbero star pensando: “Ma come “quarto”? Da grande patito della serie qual sono, ho giocato a quello per DS e al seguito per Wii. Il recensore mi sta sicuramente buggerando!”. Mio caro PatitoDiRhythmParadise92, hai perfettamente ragione nel dire che sui nostri scaffali sono arrivati solamente i due capitoli da te citati, ma non bisogna dimenticarsi dell’esordio su Game Boy Advance mai uscito dal confine nipponico a causa delle vendite poco esaltanti e di cui vi abbiamo anche già parlato in un nostro articolo di approfondimento. Ma il bello di questa nuova uscita è il fatto che anche noi occidentali possiamo recuperare in parte questa fetta di serie finora preclusa.

Rhythm Paradise Megamix 7Dicevo in apertura che Megamix può essere considerato come una sorta di Best of, una raccolta dei minigiochi più accattivanti dell’intera storia della serie con l’aggiunta di qualche novità. Questa descrizione non è che sia sbagliata, ma sminuisce enormemente il lavoro svolto dagli sviluppatori nella ricerca di un’organicità ben bilanciata. Insomma, non chiamatelo banale copia-e-incolla, perché si tratta di molto di più di questo. Innanzitutto, è stata completamente rivista l’intelaiatura del gioco: se in precedenza la schermata di selezione dei livelli consisteva in una scacchiera e il giocatore passava semplicemente da un livello all’altro, questa volta è stata aggiunta una storia che faccia da filo conduttore tra un brano e l’altro. Legare gli accadimenti di ogni minigioco alla trama sarebbe un compito praticamente impossibile, considerando l’assurdità di alcune scenette; ciononostante la successione dei livelli è stata arricchita da alcuni brevi siparietti che vedono come protagonista Tibby, una strana creatura dalle sembianze di un rosa orsetto dalla capigliatura afro caduto dal cielo e intento a ritornare alla sua dimora nel Mondo celeste. Nel suo cammino incontra diversi personaggi uno più strambo dell’altro (un orso che si crede un’ape, una donna appassionata di ciambelle, un albero centenario), tutti accomunati da avere un qualche problema col ritmo. La sensazione è quella di assistere ad una parodia del Professor Layton e dei suoi passanti fissati con gli enigmi e bisognosi di un gentiluomo che li risolva.

Per utilizzare un paragone più nobile, sembra di rivivere una versione psichedelica del viaggio di Dante nell’aldilà, suggestione rinforzata anche dalla natura tripartita del gioco in termini di trama, sebbene la struttura si ripeta praticamente identica lungo tutta la partita. Ad ogni nuovo “girone” ci vengono proposte quattro prove da superare, una per ogni console su cui è apparsa la serie: le prime tre sono state selezionate rispettivamente da GBA, DS e Wii, mentre l’ultima è in esclusiva per il 3DS. Cominciando l’analisi dalle vecchie guardie, il lavoro degli sviluppatori è stato encomiabile: invece di riproporre immediatamente il minigioco fedelmente riprodotto, hanno preferito mantenere inalterato il gameplay ma modificare l’aspetto grafico e, soprattutto, il brano di accompagnamento. E’ stato straniante ritrovarsi a completare alcuni livelli che nella mia mente erano associati a determinate musiche. In alcuni casi si tratta per lo più di un riarrangiamento o di un arricchimento, mentre altre volte diventa difficile scorgere la melodia originaria.

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Una questione che sicuramente deve aver fatto pensare in fase di sviluppo è stata la parametrizzazione della difficoltà. Essendo una collection, è probabile che molti giocatori abbiano già impugnato i vecchi capitoli, quindi bisognava cercare di evitare che si possano annoiare eccessivamente nelle prime fasi. Allo stesso tempo non bisogna penalizzare ingiustamente i neofiti proponendo immediatamente delle sfide troppo stressanti. La soluzione presa è stata quella di proporre livelli iniziali molto brevi (con tanto di tutorial ridotto all’osso) che fossero d’aiuto per i principianti, ma che al contempo apparissero nuovi per i più esperti grazie alla nuova veste grafica e sonora. Con un catalogo così lungo di minigiochi, non deve essere stato semplice selezionare i migliori, e forse ne manca qualcuno davvero rappresentativo (dove sono i miei ballerini di tip tap adorati?!?!), ma rimane comunque una lista appetitosa. E per i più nostalgici, nel proseguo del gioco si sbloccheranno altre versioni della maggior parte di essi con la colonna sonora originale.

Per quanto riguarda invece le nuove proposte, non saranno moltissime (circa una dozzina), ma sono sicuramente ad effetto. Abbiamo tra gli altri un robot programmato per ballare il tango, delle scimmie trapeziste che si appendono a proboscidi e giraffe, un tenero orsetto blu che affoga le sue pene d’amore in torte e ciambelle, un astronauta che traduce i discorsi di un alieno appena incontrato nello spazio e lo stesso alieno che fa invece da traduttore di uno zotico contadino single che cerca l’amore tra le stelle. Non manca mai un umorismo tipicamente giapponese che, nei dialoghi senza né capo né coda, ricorda molto anche le scenette della serie WarioWare – il team di sviluppo è lo stesso – con ancora più sarcasmo completamente gratuito.

Rhythm Paradise Megamix 13 Rhythm Paradise Megamix 12

A separare alcuni gironi infernali ci sono dei portali sorvegliati da un trio di figuri incappucciati dal nome decisamente “musicale”: Mr. Adagio, Mr. Moderato e Mr. Presto. Ognuno con la sua indole particolare, propongono una sfida intermedia da superare per proseguire oltre e della quale il giocatore può avere una breve dimostrazione. Concluso il tutorial, è il momento di decidere quale dei tre custodi sfidare, considerando che ad ognuno corrisponde una difficoltà crescente, ma un prezzo da pagare decrescente. Nel corso dei minigiochi è infatti possibile accumulare delle monete da spendere con i guardiani oppure per l’acquisto di souvenir e musiche. Nel caso si sopravvalutassero le proprie capacità, c’è il rischio di veder sfumare preziosi fondi dalla propria cassa, mentre una condotta troppo cauta significherebbe successo quasi garantito, ma con un pedaggio davvero esoso.

Infine, non potevano mancare i celeberrimi Remix, ovvero livelli speciali che accorpano in un’unica sequenza alcuni dei giochi precedenti in un medley senza soluzione di continuità. In questo capitolo si è deciso di non numerarli, ma bensì di accostarli ad un elemento comune che può essere il miele, le ciambelle o gli attrezzi da barbiere a seconda del personaggio di riferimento cui è abbinato il remix. Graficamente parlando, il risultato è di estrema fluidità, come anche i fondamentali passaggi da una sequenza all’altra. Ciò che mi ha fatto storcere un po’ il naso è stata la mancanza di originalità nelle musiche composte dall’ormai storico Tsunku. Se nei nuovi minigiochi i brani sono trascinanti e variegati nel genere d’appartenenza (jazz, techno, tango), i remix si appiattiscono su un’elettronica piuttosto anonima che contrasta la molteplicità delle situazioni proposte. Un grande punto a sfavore è che me ne sia rimasta in mente solamente una, a differenza di alcune novità che sono balzate subito in testa alle mie preferite in assoluto (è impossibile non lasciarsi trasportare dai gorgheggi senza senso dei lottatori di sumo o dalle commoventi note che fanno da fondo alle delusioni d’amore dell’orsetto sovrappeso). E per i puristi, c’è anche la possibilità di convertire le parti cantate in lingua giapponese, proprio come nel gioco originale.

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