Dragon Quest VII: Frammenti di un Mondo Dimenticato: la recensione

DQVII

È qui.

Dopo oltre sedici anni dall’uscita giapponese su PS1 (quindici se si considera l’arrivo in Nord America) e tre anni e mezzo da quella su 3DS, Dragon Quest VII sbarca finalmente in Europa, localizzato in Italiano e nelle altre quattro lingue principali del continente. L’evento è storico considerando la singhiozzante storia del franchise in Occidente (che ha visto una certa costanza di uscite solamente su DS) ma soprattutto visto il suo successo in patria: all’epoca, Dragon Quest VII divenne il gioco di ruolo più venduto (solamente dietro le prime due generazioni di Pokémon), superando agilmente pietre miliari come Final Fantasy VIIVIII. La serie è da sempre apprezzatissima in Giappone, e non è difficile capire il perché: rappresenta un fantasy a tinte occidentali, quasi esotico, che fa sognare; chiunque lo può trovare godibile (infatti l’età media dei videogiocatori di Dragon Quest è piuttosto alta); e le sue storie sono tanto semplici quanto emozionanti, e quindi universali.

È possibile che un gioco così radicato nella cultura giapponese possa essere apprezzato dai videogiocatori europei? A differenza dei giapponesi, siamo abituati a scene cinematografiche, grafiche che puntano al realismo, ad ambientazioni futuristiche, oppure a fantasy prettamente cupi e violenti. La domanda non è banale, considerando che Dragon Quest VII è tra i giochi di ruolo più lunghi di sempre: anche andando molto veloci, è difficile che l’orologio non raggiunga l’ottantina di ore.

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Inoltre, Dragon Quest VII è un gioco di ruolo molto, molto tradizionale, il che potrebbe spaventare i più. Questo remake per 3DS riesce a svecchiare alcune componenti, ma mantiene intatta un’aura di classicismo che può non piacere a tutti. In realtà, per certi aspetti Dragon Quest VII è più moderno del cugino Bravely Default, gioco di ruolo per 3DS dall’enorme successo in Occidente: ad esempio, elimina le battaglie casuali per introdurre i mostri visibili sulla mappa (permettendo quindi al videogiocatore di evitarli a piacimento o trovare più facilmente il nemico prediletto per fare esperienza). Altrove, invece, il gioco di Square Enix soffre un po’ del confronto con i prodotti più moderni: non c’è doppiaggio (ma ci saranno in Dragon Quest VIII), presenta meccaniche draconiane (si possono resuscitare i personaggi solamente nelle chiese dei villaggi) ed i suoi menu non sono proprio immediati. Alla fine, però, Dragon Quest VII riesce a fare della tradizione un punto di forza, affascinando il videogiocatore con un sistema di gioco ottimo e funzionale, senza troppi fronzoli.

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La struttura di Dragon Quest VII non sorprenderà gli amanti dei giochi di ruolo, pronti per un tuffo nostalgico in un genere ormai trasformato e sempre più dinamico (persino Final Fantasy ha abbandonato da una decina di anni gli stilemi del genere per un approccio più action). Due sono le fasi di gioco: esplorazione e battaglie. La prima si svolge in una grande mappa che mantiene intatto tutto il fascino dell’avventura che si respirava nei giochi di ruolo degli anni Ottanta, Novanta e primi Duemila. Il motore grafico del 3DS è stato spremuto a dovere, perciò potrebbe capitare di assistere a pop-up (apparizione improvvise di elementi dello scenario) oppure ad una gestione un po’ malandata della telecamera (che appare dietro rocce o alberi nascondendo i personaggi); inoltre, non sono rari i cali di frame-rate, specialmente con molti mostri visibili su schermo (o con il 3D attivato) – la world-map è, però, perfetta nel comunicare il senso di scoperta che accompagna la trama. Si passerà, inoltre, molto tempo in deliziosi villaggi, e pericolosi dungeon – a differenza dei giochi dello stesso genere, caverne e foreste non sono particolarmente lineari, e nascondono enigmi da risolvere e stanze segrete. L’esplorazione dei dungeon non è quasi mai noiosa ed il fatto di poter evitare i nemici permette di tenere un ritmo personale. Ovviamente, essendo un gioco lunghissimo, chi parte all’avventura deve essere pronto a visitare decine e decine di labirintiche ambientazioni, tra cui misteriosi tempi.

Nonostante l’esplorazione della mappa di gioco metta a dura prova il 3DS, è bene ricordare come lo stile cartoonesco del gioco ben si adatti al motore grafico; come da tradizione, personaggi e nemici sono stati disegnati da Akira Toriyama e dal suo studio, e sono stati resi graziosamente nella nuova dimensione. In particolare, le animazioni dei mostri sono ben confezionate, specialmente durante le battaglie.

Il modo in cui la mappa viene svelata è una delle particolarità del gioco. Dragon Quest VII è ambientato inizialmente su un’isola solitaria nell’oceano - le persone pensano di essere gli unici abitanti del mondo conosciuto e, pur avendo sentito leggende a riguardo, non credono all’esistenza di altre isole. I protagonisti (il figlio di un marinaio, la sua amica ed il principe del regno) si imbarcano in un’avventura che li porterà in altri mondi – molti mondi, svelando il mistero che si cela dietro l’esistenza del pianeta. Gran parte dell’avventura riguarda trovare frammenti che, messi insieme, portano i personaggi in una nuova isola dove si svolgono diverse vicende. Risolvendo i problemi di ogni isola, questa comparirà nell’oceano del mondo iniziale. Un po’ come Dragon Quest VI e Dragon Quest IXla trama di Dragon Quest VII è composta da una serie di innumerevoli storielle legate alle isole che piano piano vengono scoperte – storielle perlopiù indipendenti tra di loro, e vagamente legate alla sceneggiatura principale. A differenza dell’ultimo capitolo per DS, però, la storia portante è anch’essa piuttosto corposa, grazie ad una serie di personaggi ben caratterizzati che fanno da collante alle diverse vignette. La struttura della trama di Dragon Quest VII si allontana molto dai giochi di ruolo giapponesi tradizionali e potrebbe non piacere a chi è abituato a storie più lineari – non per questo è meno godibile, anzi: la sensazione è di trovarsi in un mondo pulsante, vivo ed in costante evoluzione, una sensazione che pochi giochi riescono a dare, a meno di non risultare immensi open-world talvolta privi di carisma.

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L’esplorazione è perfettamente completata dalle battaglie, in pieno stile Dragon Quest: turni e fino a quattro personaggi da utilizzare. Rispetto l’originale e la maggior parte dei capitoli della serie, le battaglie sono molto veloci, ed è possibile anche scegliere le tattiche che i personaggi debbono eseguire automaticamente, così da fare esperienza in maniera veloce. Ogni personaggio può utilizzare tecniche e magie, ed ovviamente gli immancabili oggetti, per fronteggiare le file di nemici che si presentano. Se inizialmente i personaggi sono piuttosto omogenei in termini di abilità, ad un certo punto della storia si sbloccano le celebri classi (o vocazioni), cioè ruoli che i personaggi possono assumere così da specializzarsi in determinate mansioni: maghi, monaci, pastori, guerrieri e chi più ne ha più ne metta. Attraverso le classi, è possibile creare un party di personaggi molto differenziato, e ad un certo punto questo diventa pressoché fondamentale, così da fronteggiare i boss più ostici. La curva di difficoltà di questo gioco non è tanto diversa da quella dei precedenti (e successivi) episodi ma non è particolarmente ripida; anzi, Dragon Quest VII potrebbe essere considerato uno dei più accessibili della serie insieme all’ottavo capitolo (in arrivo anch’esso su 3DS nei primi mesi del 2017). Gli sviluppatori hanno ovviamente creato un incentivo affinché il videogiocatore sfruttasse le classi al massimo, e variasse il più possibile le abilità dei combattenti. Le classi rappresentano un mondo a se stante, nel senso che come i personaggi anche loro possono salire di livello – fino ad un massimo di otto. Il gioco è costruito in maniera tale che i puristi potranno massimizzare sia i livelli degli eroi che quelli delle classi, mentre tutti gli altri potranno accontentarsi di avanzare le classi fino ad un livello tale per sconfiggere i boss che si presenteranno verso la fine del gioco. Le vocazioni sono una delle trovate più riuscite del sistema di battaglia e della crescita dei personaggi - rappresentano un meccanismo tanto profondo quanto immediato e, soprattutto, aggiungono notevole strategia all’esperienza. Ogni classe non modifica solamente le abilità dei personaggi ma anche le loro caratteristiche, e quindi diventa essenziale bilanciare ruoli improntati all’attacco e ruoli improntati alla difesa o alla cura.

Rispetto il gioco originale per PS1, Dragon Quest VII per 3DS è molto più veloce sotto vari aspetti. La ricerca dei frammenti è stata facilitata grazie all’introduzione di un radar che avvisa ogni qualvolta ce n’è uno nei dintorni. Inoltre, alcune parti della trama sono state snellite (in particolar modo, l’introduzione – se nell’originale passavano fino quattro ore alla prima battaglia, ora non passa più di un’oretta e mezza), il che rende il gioco decisamente più adatto ai gusti del videogiocatore moderno. Inoltre, la struttura della trama, composta perlopiù di vicende indipendenti e separate che non durano più di qualche oretta, è perfetta per una console portatile – non si perde troppo il filo se si abbandona il gioco per qualche giorno, e si possono completare i vari quadri in singole giocate. Ovviamente il salvataggio rapido è un aiuto in questo senso (nell’originale si poteva salvare solamente nelle chiese).

Dragon Quest VII è un gioco longevo anche perché è davvero pieno di contenuti; non solo la trama principale prevede di esplorare decine di isole, ma ognuna di queste contiene missioni secondarie (il che rende il gioco ancora meno lineare di quanto non lo sia già), e sono anche presenti dungeon opzionali dove scovare tesori, sia da condividere con lo StreetPass che da affrontare insieme ad una squadra di mostri, quasi a ricordare Dragon Quest Heroes: Rocket Slime, spin-off della serie con protagonista un coraggioso slime.

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Dragon Quest VII rappresenta il culmine dell’arte di fare giochi di ruolo; Enix (ora Square Enix) lavorò al progetto per svariati anni, facendolo uscire quasi al culmine della vita della console, con PS2 già sul mercato. Il gioco prende i migliori elementi della serie e li frulla in un prodotto che qualsiasi appassionato del genere dovrebbe provare. Ed è un bene che l’Europa ricevi tale gioco nella sua versione rivista e corretta per 3DS perché, pur rimanendo molto classico, modernizza alcuni aspetti essenziali, come le battaglie casuali, ora assenti, e la velocità con cui le vicende di gioco scorrono. Data la sua accessibilità, Dragon Quest VII è anche consigliato a chi non ha dimestichezza col genere ma vorrebbe provare uno dei suoi maggiori esponenti e, più in generale, chi cerca un’avventura per 3DS. Una menzione d’onore alla splendida localizzazione in italiano, che rende giustizia ad una caratterizzazione originale molto marcata e carismatica.

Dragon Quest VII è qui e questo è il giusto momento per non perdersi una delle più belle avventure che la produzione videoludica giapponese abbia mai concepito.

9.5
Commenti Sottoscrivi i commenti
  1. Rispondi

    Bella recensione, ho saltato le parti di storia per evitare spoiler :P

    Oltre alle missioni secondarie e ai dungeons streetpass ci sono altre attività da svolgere quando vuoi prenderti una “pausa”?

    La mia copia è in viaggio.


    • Rispondi

      I dungeon opzionali si ottengono con delle tavolette che vengono rilasciate settimanalmente, e possono essere scovate dai mostri con cui si è stretta amicizia. Una volta trovate, si possono affrontare questi dungeon speciali con boss piuttosto forti. Quello che si può condividere via StreetPass è la tavoletta così altre persone possono accedere ai dungeon.

      Un altro tipo di attività secondaria riguarda invece lo sblocco delle classi più forti.


    • Rispondi

      Ah ok, credevo ci fossero anche altre cose tipo il casinò del VIII.


    • Rispondi

      Sì, il casinò c’è ;)


    • Rispondi

      Il casinò c’è in TUTTI i Dragon Quest (forse giusto nel primo e nel secondo no).


  2. Rispondi

    Domani lo avrò :D


  3. Rispondi

    Bellissimo, col capitolo 9 ci ho passato 375 ore mi sembra, mi arrapa questo gioco, penso che lo prenderò.


  4. Rispondi

    Lo temo e lo bramo


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