Bit Dungeon+: la recensione

Se seguite le nostre news settimanali con le indicazioni sulle novità degli eShop, vi sarete quasi sicuramente accorti come abbondino titoli che prendano a braccetto la nostalgia dei videogiocatori proponendo stili volontariamente retro, spesso ricchi di quadrettosi pixel che rimandino immediatamente ai cari vecchi anni ’80. La volontà di Dolores Entertainment si muove in questa direzione, come già il titolo Bit Dungeon+ rende palesemente chiaro. E in fin dei conti, grafica e colonna sonora 8-bit sono la cosa migliore che il gioco sappia offrire.

Bit Dungeon+

Il gameplay può essere assimilato alla categoria dei roguelike, particolare sottogenere dai confini piuttosto nebulosi ma caratterizzato da alcuni elementi imprenscindibili, come il concetto di morte permanente e livelli creati proceduralmente. Con ciò si intende l’utilizzo di algoritmi che permettono al gioco stesso di creare dungeon ogni volta differenti: in questo caso specifico, la componente mutevole è la mappa, ovvero la disposizione e il collegamento fra le varie stanze. Il protagonista deve infatti spostarsi all’interno di labirintiche strutture composte da stanze rettangolari, comunicanti tra loro attraverso le porte disposte in corrispondenza dei quattro punti cardinali (che ricorda molto il primo The Legend of Zelda). Ovviamente ci sono vicoli ciechi e stanze con scelte limitate, ma il susseguirsi dei vari ambienti è decisamente lineare e monotono.

Per accedere al quadro successivo è necessario sconfiggere tutti i nemici presenti nella schermata. Una volta completato il massacro, ci viene magicamente consegnata una chiave con cui aprire una delle porte ancora chiuse, ammazzando poi di nuovo tutti quanti per avere un’altra chiave con cui aprire un’altra porta che ci condurrà in un’altra stanza piena di mostri e così via. Il tutto continua finché non si trova una porta rossa: aprendola ci accede alla battaglia con alcuni boss, che spesso non sono nient’altro che una versione ingigantita delle creature già incontrate in precedenza facendoci largo di area in area. La caratterizzazione dei mostri non è nemmeno così oscena dal punto di vista stilistico (per quanto semplicistica), ma la differenziazione degli attacchi lascia alquanto a desiderare. Ci sono sei temi decorativi diversi per dungeon e creature ostili, ma in buona sostanza siamo sempre di fronte agli stessi elementi, solamente presentati in maniera differente.

Bit Dungeon+ 2

Sta di fatto che inizialmente per difenderci avremo a disposizione solamente uno scudo e una spada, da utilizzare anche per un attacco speciale caricando il colpo. L’equipaggiamento è davvero minimo, rendendo le prime fasi davvero complesse, considerando la mole non indifferente di nemici di cui sbarazzarsi. Fortunatamente si possono imparare anche diverse magie elementali, mentre alcuni nemici rilasciano degli scrigni con degli strumenti extra per potenziare le proprie statistiche. A tal proposito, una delle pecche maggiori del titolo è sicuramente la gestione dei parametri del personaggio. Sul GamePad è sempre possibile consultare una tabella riassuntiva, ma la sua implementazione appare decisamente approssimativa. Ad esempio, alcune statistiche sembrano non aggiornarsi in tempo reale, come anche le anteprime che appaiono di fronte ad uno scrigno che dovrebbero aiutarci a decidere se effettuare lo scambio di equipaggiamento. Inoltre, di fianco a parametri decisamente chiari (Danno, Velocità, Vita max.), ce ne sono altri quantomeno sibillini (Taglio, Fare a pezzi, la differenza tra Difesa e Armatura) introdotti senza alcune spiegazione, nemmeno nel manuale allegato. Un esempio eclatante è la presenza delle statistiche Critico, Critico e Crit: se dopo un po’ si riesce a capire che le prime due si riferiscono alla potenza degli attacchi speciali e alla probabilità di metterne uno a segno, ancora non sono riuscito a spiegarmi Crit. Più o meno è la stessa perplessità che colpisce quando gli sviluppatori ti permettono di personalizzare il tuo avatar con l’equipaggiamento conquistato nelle partite precedenti, per scoprire poi che si tratta solamente di un vezzo estetico senza alcuna funzione dal punto di vista del gameplay.

Comunque sia, se sopravviverete abbastanza a lungo da potenziarvi sufficientemente, potrete proseguire agevolmente nella storia. Peccato che l’unico riferimento ad esso avvenga nel manuale elettronico del software: si viene dunque a scoprire che ci troviamo nel regno dei morti, risvegliati dopo migliaia di anni per recuperare la nostra amata dalle grinfie del signore dell’aldilà. Il che spiegherebbe anche il gusto macabro che percorre l’intero gioco, dai mostri presenti alla pozze di sangue colorato, passando per quelle strane creature demoniache che compaiono nelle stanze già esplorate e che si cibano delle carcasse dei mostri uccisi. Questo tripudio di allegria non può non richiamare un titolo come The binding of Isaac, esponente illustre del genere roguelike, ma che può vantare dalla sua gameplay e trama decisamente di tutt’altra caratura.

Bit Dungeon+ 3

Anche quegli aspetti positivi che possono essere trovati, come uno stile comunque godibile, la traduzione (seppur traballante) in italiano e una modalità per due giocatori in locale decisamente più godibile dell’esperienza in single-player, si devono scontrare con gravi difetti, come la presenza di alcuni bug, dei comandi non sempre in grado di rispondere alle necessità del giocatore, la mancanza dell’Off-TV e tempi di caricamento davvero troppo lunghi. Insomma, un gioco che sicuramente non punta ad essere pietra miliare della storia videoludica, ma che fa dell’effetto nostalgia l’unica variabile davvero interessante.

5.0
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