Langrisser Re: Incarnation TENSEI: la recensione

Langrisser

Il gioco è disponibile solamente su eShop in Europa, ed in lingua inglese. La versione provata è stata fornita gentilmente da Aksys.

Nonostante l’enorme successo di Fire Emblem: Awakening, che ha venduto quasi 2 milioni di copie nel mondo e con un seguito che sta già bissando la sua performance, sono poche le compagnie di videogiochi che hanno tentato di portare i giochi di ruolo strategici su 3DS. La serie più famosa giunta sulla console in questione è Devil Survivor di Atlus, con i porting dei giochi già usciti per DS anni addietro; imageepoch ci ha provato con il buon Stella Glow ma compagnie come Square Enix (forte del suo Final Fantasy Tactics) e Nippon Ichi (conosciuta per Disgaea) hanno completamente disertato la console. Per questo, la notizia che un nuovo episodio di Langrisser fosse in sviluppo proprio per 3DS era stata accolta con piacere dai fan del genere, considerando la buona reputazione che il gioco aveva agli albori (anche se, purtroppo, solamente un episodio è giunto in Occidente, su Mega Drive nel 1991). Purtroppo, le cose non sono andate come si poteva sperare, e questo gioco, disponibile su 3DS eShop per 34,99 € è decisamente passabile.

Langrisser Re: Incarnation TENSEI è un gioco di ruolo strategico visibilmente dal basso budget: lo si denota dalla grafica, estremamente povera ed approssimativa; dalla scarsità di contenuti; da una serie di dettagli che sicuramente non passano inosservati, come ad esempio le poche illustrazioni dei personaggi, che creano situazioni imbarazzanti, con cloni che si parlano a vicenda. Solitamente, questo non basta per rappresentare un problema: esistono giochi interessanti sviluppati con poco; idee nuove, soluzioni di gioco accattivanti e storie intriganti possono emergere anche in progetti di sviluppatori indipendenti o piccole compagnie. Non è questo il caso però: Masaya Soft. ha sviluppato un gioco scarso e frustrante, che non si salva in quasi alcun aspetto, e dove le carenze strutturali diventano dei veri e propri fardelli che il videogiocatore deve portarsi appresso.

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Da chiaro esponente del genere, Langrisser propone battaglie a turni con le classiche griglie, intervellate da sterminati dialoghi tra i personaggi. Il protagonista si ritrova in una guerra dove le forze imperiali, le forze della luce e quelle dell’oscurità combattono tra di loro; impossessatosi di una spada magica, diventerà il fulcro del conflitto, e potrà persino, con le azioni di gioco, decidere per quale fazione entrare in battaglia – in maniera simile a come avverrà in Fire Emblem Fates. I personaggi interagiscono tra di loro chiacchierando sia dentro che fuori dalle battaglie – al di là di alcuni costumi imbarazzanti al limite della nudità, e le solite macchiette immancabili in un gioco di ruolo di stampo giapponese, la trama non è malaccio, e si segue abbastanza bene; certo, niente di particolarmente originale né interessante, ma sicuramente non è la componente peggiore. Inoltre, il fatto che si possono scegliere diverse strade potrebbe portare i più temerari a terminare il gioco più di una volta.

Dove Langrisser fallisce miseramente, però, è il sistema di battaglia, classico del genere ma incredibilmente povero ed assolutamente antico: le mappe sono troppo grandi, e dispersive (non si possono nemmeno studiare prima dell’inizio del combattimento), e spesso si perde quasi tutto il tempo a muovere le truppe da una parte all’altra (truppe per le quali la posizione iniziale non si può decidere). Una caratteristica che fa perdere molto tempo è l’impossibilità di schierare meno truppe del previsto: anche battaglie facili diventano quindi lunghissime perché bisogna prendere decisioni ad ogni turno per ciascuna unità, cercandola con il cursore nell’immensità dello scenario. La rosa dei personaggi è abbastanza buona ed ovviamente si possono assumere dei mercenari per rimpolpare le truppe – purtroppo, non si possono conoscere le loro statistiche prima della battaglia, il che rende la loro scelta un terno al lotto. A tutto questo, si aggiungono l’assenza dei salvataggi rapidi, il mistero dietro la scelta delle classi quando il personaggio ne sblocca una (bisogna prima scegliere la classe e solo dopo si possono analizzare le abilità e magie ottenute), l’impossibilità di ritornare alla schermata iniziale se non spegnendo il gioco.

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In generale, gli scenari (cioè le battaglie) annoiano quasi subito per via della lentezza con cui tutto è gestito. Inoltre, non potendo scegliere quale e quanti scenari affrontare (la progressione del gioco è lineare, da uno scenario al successivo), l’esperienza ottenuta dai personaggi è limitata, il che rende tutto ancora più frustrante, se ad esempio si sbaglia classe e si vuole ottenerne un’altra. A ciò, si aggiunge la già citata grandezza delle mappe, che rende le battaglie troppo lunghe, con la maggior parte del tempo utilizzato a spostare le truppe da un punto all’altro.

Al di fuori delle battaglie, la situazione non migliora. Ci sono così tante scelte discutibili nel design del gioco che l’esperienza è fortemente rovinata; ad esempio, quando si compra l’equipaggiamento, è possibile vedere il cambiamento delle statistiche nei personaggi solamente dopo l’acquisto.

Per quanto riguarda l’aspetto estetico, Langrisser propone illustrazioni di buona qualità e mappe decenti, ma il resto è assolutamente da buttare; i personaggi sulla mappa sono un ammasso di pixel talvolta indefinibile (persino Advance Wars per GBA poteva contare su personaggi più definiti), mentre le animazioni in 3D durante gli scontri sono quasi incommentabili – gli episodi della serie, usciti nella prima metà degli anni Novanta, erano visivamente più gradevoli. Inoltre, i menù di gioco sono confusionari e poco pratici. Questo non si spiega necessariamente con il basso budget, considerando la bontà visiva di molti giochi presenti su eShop.

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C’è, quindi, qualcosa che si salva in questo gioco? Sì, ma niente che possa far valere l’acquisto. Ad esempio, la colonna sonora è piuttosto bella ed evocativa, ed alcuni brani non sfigurerebbero in un gioco di Fire Emblem; la storia si segue con discreto piacere, ed anche il doppiaggio – in giapponese – non è male. Purtroppo, questo non basta per elevare il progetto di Masaya Soft. oltre la sufficienza – sono aspetti di contorno che non inficiano più di tanto l’esperienza di gioco.

Se avevate voglia di un gioco di ruolo strategico in attesa di Fire Emblem Fates - fareste meglio ad aspettare, oppure a recuperare Devil Survivor 2: Record BreakerLangrisser è assolutamente sconsigliato a chiunque, specialmente al prezzo proposto - forse a 5 € non sarebbe stato un acquisto così scellerato.

3.5
Commenti Sottoscrivi i commenti
  1. Rispondi

    wow un giocone :|


  2. Rispondi

    Per fortuna ho resistito alla tentazione. Non credevo fosse un gioco così pessimo.


  3. Rispondi

    @Dev,ricordati di Stella Glow che merita molto.


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