Return to Popolocrois: la recensione

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Il gioco è disponibile solamente su eShop in Europa, ed in lingua inglese (con scelta dei dialoghi in inglese o giapponese). La versione provata è stata fornita gentilmente da Marvelous Europe.

Se agli albori del genere, le ambientazioni dei giochi di ruolo erano perlopiù di stampo fantasy, tra castelli fatati e lande da esplorare, nel corso degli anni si è assistito ad una virata verso scenari futuristici e contaminazioni tecnologiche, persino in quei giochi che smaccatamente volevano richiamare il passato (ad esempio, Final Fantasy IX). In un periodo in cui persino una serie come Dragon Quest decide di inserire scenari moderni (nell’ultimo episodio, Dragon Quest Monsters: Joker 3), la scelta di creare un gioco prettamente tradizionale in termini di scenario è quasi azzardata.

In realtà, in questo caso non vi erano alternative: o un gioco di ruolo prettamente fantasy, oppure niente. E per fortuna Marvelous (già dietro le serie di Harvest MoonRune Factory Senran Kagura) ha scelto la prima opzione. Nato dalla matita di Yohsuke Tamori come manga nel 1984, Popolocrois è diventato un anime di discreto successo in patria ed una serie di videogiochi che affonda le sue radici niente meno che su PlayStation, con tre episodi su PS1, due su PS2 ed una raccolta su PSP. L’arrivo su 3DS, infatti, ha sorpreso i più, considerando che l’utilizzo del marchio è ancora nelle mani di Sony; la software house, comunque, è la stessa dei precedenti episodi: Epics, piccolo studio con sede a Tokyo.

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Return to Popolocrois è un gioco di ruolo molto classico, non solo nell’ambientazione, ma anche nel sistema di gioco. Questo nuovo episodio cerca di aggiungere un po’ di attività parallele, come ad esempio la gestione di una o più fattorie, ma la sostanza del gioco rimane nelle battaglie, nell’esplorazione di un vasto mondo e nel seguire una trama ed i suoi personaggi. Oltre, quindi, alla bontà di Return to Popolocrois come gioco di ruolo, è utile capire come i nuovi elementi siano stati integrati, e se nell’insieme il tutto funzioni a dovere. Anticipando il giudizio, si può dire che Return to Popolocrois è un ottimo gioco di ruolo, ma che gli elementi gestionali non sono decisamente all’altezza.

Il protagonista del gioco è il Principe Pietro, reale del regno di Popolocrois. Durante i festeggiamenti del suo 13esimo compleanno, un’emissaria da Galariland gli chiede aiuto per fronteggiare una minaccia nel suo regno – Pietro si ritroverà intrappolato in questa landa sconosciuta, e conoscerà ovviamente molti amici, tra cui un lupo, due fratelli molto diversi tra di loro e con un passato decisamente particolare, ed alcune ragazze che lo aiuteranno nei vari villaggi. Ad un certo punto, Pietro farà ritorno a Popolocrois ma non prima di aver purificato Galariland, rimpicciolendosi grazie al potere delle fate e combattendo i demoni in miniatura che infestano i campi. La cosa che funziona nella trama è la sua leggerezza e la caratterizzazione dei personaggi: da un lato, le vicende scorrono veloci, in un viaggio che porta i protagonista viaggiare in giungle, montagne e zone tropicali (il mondo è vasto e l’esplorazione è molto appagante), con situazioni perlopiù divertente e, quando serie, decisamente edulcorate. Dall’altro, le interazioni tra i personaggi si sviluppano naturalmente, in un flusso piacevole che difficilmente annoia. Bisogna riconoscere che le scene d’intermezzo abbondano in Return to Popolocrois, e la storia è molto presente durante il gioco – specialmente durante le prime ore. Al contempo, vi è molta libertà per cui si possono prendere pause dall’avventura vera e propria, per svolgere altre attività o semplicemente allenare il proprio party.

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Insieme al buon ritmo di gioco ed ai carismatici personaggi, un altro aspetto positivo di Popolocrois è il fascino dell’atmosfera; ogni singolo elemento del mondo, dei dialoghi e della trama è pervaso da uno stile unico ed affascinante, segno della grande esperienza di Epics con il franchise in questione, e delle ottime basi di partenza sulle quali il gioco è stato creato. Popolocrois non è un gioco di ruolo come tanti altri – a volte un po’ anonimi, e che si assomigliano tra di loro – pur mantenendo un’impostazione classica e proponendo una trama di certo non particolarmente originale (a dimostrazione che si può scrivere una sceneggiatura appassionante senza dover trasgredire).

Le battaglie (casuali) si svolgono a turni (con un massimo di 4 personaggi), con un menu di scelte tra cui il classico attacco, la difesa, gli oggetti e le abilità. In più, è possibile scegliere di muoversi sul campo avvicinandosi ai nemici, seguendo una sorta di griglia come raggio d’azione. Questo permette di agire in maniera tattica, per esempio lasciando nelle retrovie i personaggi più deboli che sfruttano attacchi a lunga gittata, e mandando avanti quelli più forti e con attacchi corpo-a-corpo. In realtà, a parte gli scontri con i boss, le battaglie non sono mai veramente impegnative, ed il gioco è piuttosto lineare nella sua difficoltà. C’è inoltre la possibilità di sfruttare abilità che consumano Punti Magia, le quali solitamente possono concludere le battaglie in un turno. Similarmente a giochi come Chrono Trigger, i personaggi possono unirsi in attacchi cooperativi, che permette di velocizzare ancor di più il percorso verso la vittoria. Il sistema di crescita dei personaggi è molto tradizionale e sfrutta i livelli e l’equipaggiamento per aumentare le statistiche – nulla di complesso oppure particolarmente innovativo. In tutto, il sistema di battaglia funziona a dovere, e risulterà familiare a chi è appassionato del genere (pur non entusiasmando), e decisamente abbordabile per i neofiti.

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Come già accennato, però, Return to Popolocrois può contare su un aspetto gestionale simile a Harvest Moon, con la gestione di una fattoria (in realtà, ve ne saranno diverse): campi da arare, seminare ed irrigare, ed anche animali da allevare. In realtà, questa parte del gioco non è sviluppata tanto quanto nella serie già citata, e può risultare perlopiù monotona e meccanica - utile per incrementare le ricchezze da spendere in equipaggiamento ed altri oggetti, o per fare regali alle ragazze dei villaggi, con cui si può stringere un legami di timida amicizia. Sicuramente, vi è una buona varietà di sementi ed animali, e quindi si potrebbe essere incentivati a sbloccarli tutti svolgendo le attività da fattore. Un po’ come in Fantasy Life, poi, è possibile raccogliere materiali ed insetti in giro per il mondo, muniti di piccozza e retino – anche in questo caso, il tutto si risolve con il tasto A davanti ad una roccia od un cespuglio. Sarebbe stato forse più interessante una leggera profondità di gameplay in più per queste attività ma essendo appunto opzionali è chiaro che Epics abbia voluto concentrarsi su Return to Popolocrois come gioco di ruolo e non come gestionale. Purtroppo, la componente manageriale risulta quindi annacquata e priva di mordente, perlomeno alla lunga, ma è bene precisare che si può tralasciare a favore della trama.

Con una trama che si attesta sulle circa 30 ore, e la possibilità di svolgere numerose (seppur un po’ noiose) attività complementari, Return to Popolocrois si prospetta come un’avventura in grado di soddisfare gli appassionati dei giochi di ruolo più tradizionali, senza scontentare chi è alla ricerca di un’esperienza carismatica e non troppo impegnativa.

8.0
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