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Moco Moco Friends: la recensione

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Moco Moco Friends è un gioco passato piuttosto inosservato, uscito la scorsa primavera in Giappone, a novembre in Nord America, ed approdato in Europa esclusivamente sull’eShop del 3DS solamente lo scorso 21 gennaio. Prodotto da Nippon Columbia, una compagnia giapponese specializzata in videogiochi per un pubblico di giovanissimi, Moco Moco Friends è stato sviluppato da Racjin, studio dietro al recente Final Fantasy Explorers, ed ai giochi di Fullmetal Achemist per PS2. 

Moco Moco Friends è, infatti, un gioco tecnicamente ben sviluppato ma chiaramente rivolto ai videogiocatori più piccoli, dato il sistema di gioco piuttosto semplice ed i temi zuccherosi che pervadono storia e dialoghi. Un peccato, quindi, che la versione europea sia solamente un inglese, fattore che limita quindi il suo appeal nei Paesi non anglofoni come l’Italia.

Il gioco in questione si può far tranquillamente rientrare nel filone dei giochi di ruolo con collezione ed allenamento di mostriciattoli, dato il via ufficialmente da Pokémon e proseguito con innumerevoli imitazioni e tentativi più o meno riusciti. La protagonista del gioco, Moco, è una streghetta appena diplomatasi, con l’obiettivo di diventare un’esperta nel domare i Plushkin, delle creature battufolose ma al contempo imprevedibili veri e propri protagonisti del gioco. Di fatto, la trama è questa e nulla più: un semplice pretesto per immergere il videogiocatore in un’ambientazione coloratissima e ricca di personaggi buffi e stravaganti. 

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L’aspetto smaccato nasconde una struttura da dungeon crawler: comandando Moco in compagnia del suo fido scettro magico parlante, l’esplorazione si compone di una sorta di villaggio centrale, dove interagire con i personaggi e svolgere alcune attività secondarie, ed una serie di labirinti piuttosto lineari da completare trovando un qualche oggetto sotto richiesta della missione di turno. I dungeon sono generalmente brevi e privi di qualsiasi strategia esplorativa (a differenza di giochi come Etrian Odyssey), seppur graziosi da guardare; solitamente, si tratta di una manciata di stanze e qualche livello, e nulla più.

La semplicità dell’approccio di Moco Moco Friends continua anche nelle battaglie, le cui meccaniche sono comunque interessanti; i combattimenti si svolgono a turni come in un classico gioco di ruolo, ed i nemici sono visibili sullo schermo. A differenza di Pokémon, e similarmente a serie come Dragon Quest Monsters, la protagonista può schierare in battaglia tre creature, cui fornire i comandi da eseguire contro gli avversari. All’inizio di ogni turno, Moco può scegliere se entrare subito in battaglia oppure utilizzare un oggetto o riordinare la propria squadra, oltre che scappare; se si schierano i Plushkin, ognuno di questi potrà attaccare oppure difendersi, o ancora sferrare un’abilità speciale, caratterizzata da un elemento (Fuoco, Acqua, Natura, Luce, Buio); le abilità speciali consumano però la barra della magia di Moco (a differenza dell’attacco semplice e della difesa), e quindi si deve far attenzione al giusto utilizzo delle risorse a disposizione. Il sistema di battaglia di Moco Moco Friends mostra quindi una parvenza di strategia, ed è sicuramente l’aspetto più interessante del gioco, grazie anche al ritmo scelto dagli sviluppatori: oltre a poter velocizzare i combattimenti (un po’ come avviene in Bravely Default, tenendo premuto un tasto), la scelta dei comandi è immediata grazie ad ogni opzione assegnata alle direzioni della croce direzionale. Nonostante il livello di sfida sia solitamente molto basso, le battaglie contro i boss possono risultare di tanto in tanto ostiche, specialmente se si sottovaluta l’allenamento dei Plushkin che, come ogni gioco di ruolo che si rispetti, acquisiscono esperienza ed abilità partecipando negli scontri.

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Il gioco contiene oltre 120 tipi di Plushkin, la maggior parte dei quali dalle sembianze di animali di stoffa… Semplicemente perché sono animali di stoffa! A differenza dei più celebri esponenti del genere, infatti, le creature si creano mettendo insieme un po’ di oggetti (lana, cotone, e così via) all’interno di una macchina apposita. Per questo motivo, la raccolta degli oggetti diventa essenziale e guida in parte l’esplorazione dei dungeon.

Il problema principale di Moco Moco Friends è di fatto la ripetitività: dungeon dopo dungeon, si capisce come il gioco sia troppo lineare e prevedibile per interessare più di una decina di ore – ovviamente il discorso può cambiare nel caso in cui il videogiocatore sia giovanissimo, ed in tal caso Moco Moco Friends rappresenta un perfetto esempio de “Il mio primo gioco di ruolo”. L’atmosfera che ricorda i cartoni animati del sabato mattina e gli eccentrici personaggi aiutano ad indirizzare il prodotto verso un pubblico di giocatori in erba; al contempo, la realizzazione tecnica appare eccelsa, con modelli poligonali ben realizzati ed animati, scenari semplici ma efficaci, e musiche azzeccate e decisamente sopra la media.

Nella sua semplicità ed immediatezza, Moco Moco Friends ci ricorda che esiste un pubblico più vasto di quello che siamo abituati a vedere, che include anche i più piccoli e che non deve essere privato di giochi di qualità. La mancanza della localizzazione in italiano ed il prezzo decisamente alto per un gioco solamente scaricabile, oltre che la ripetitività del gameplay purtroppo limitano il potenziale del prodotto, altrimenti ben sviluppato. Consigliato per chi non può far a meno di una sana dose di zucchero quotidiano, per i genitori che vogliono (e possono) guidare i figli giocando insieme al 3DS e traducendo in tempo reale i dialoghi, e per chi vuole un gioco di ruolo dalle atmosfera vivaci e spensierate (magari aspettando un bello sconto).

6.5
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