*/ ?> Recensione di Human Resource Machine (Wii U eShop) - Wii U Italia
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Human Resource Machine: la recensione

Quando mi sono avvicinato a Human Resource Machine per la prima volta, non sapevo esattamente cosa aspettarmi. Cioè, ovviamente ero a conoscenza del fatto che non si trattasse di un cruento sparatutto, ma l’idea di un puzzle game basato sulla programmazione mi pareva quantomeno bislacca. E invece, facendo qualche ricerca qua e là, ho scoperto che esiste un’intera comunità di appassionati di questo genere decisamente di nicchia. Dal canto mio, questa è in assoluto la mia prima esperienza nel settore, quindi già chiedo scusa a possibili super-esperti di programmazione che masticano codici ogni giorno e che magari potranno trovare la mia analisi un po’ povera di confronti con il gameplay standard del genere.

Human Resource Machine

Ma anche i neofiti come me non hanno di che spaventarsi (almeno all’inizio), dato che il titolo in questione non è assolutamente indirizzato solamente ai veterani del linguaggio cibernetico. Detto ciò, devo però anche aggiungere che non per questo si tratta di un gioco adatto a chiunque. Per quanto gli sviluppatori abbiano cercato di mantenere il tutto su binari percorribili anche da novizi, resta il fatto che quello sfornato da Tomorrow Corporation sia un gioco di rompicapi davvero tosto. E dire che appena avviato il software veniamo subito introdotti da un motivetto molto leggero e giocoso, quasi come di sottofondo per delle comiche. A metterci un po’ più d’inquietudine dovrebbe piuttosto essere l’enorme grattacielo che sembra non finire mai, finestra dopo finestra, piano dopo piano. Benché il traguardo sembri proibitivo, sarà invece nostro compito salire fino in vetta, cambiando ufficio di anno in anno, di promozione in promozione fino a raggiungere i piani alti di questa misteriosa impresa di cui sappiamo poco o nulla.

icon_1024x1024L’unica cosa di cui abbiamo certezza è che il nostro compito, in quanto addetti alla gestione entrate/uscite, è quello di spostare scatole numerate. Un nastro trasportatore conduce una serie di cubotti all’interno della stanza sulla sinistra (input), mentre il nostro compito è quello di posizionare su un nastro trasportatore in uscita le scatole che ci vengono richieste (output). Detto così sembra più un lavoro da facchino che da impiegato, ed effettivamente lo è, per lo meno nella finzione videoludica. Durante le fasi di gioco possiamo infatti vedere il nostro alter ego spostarsi di qua e di là in interminabili sfacchinate mentre prende, sposta e modifica le scatole a propria disposizione. La componente puzzle sta nel comandare i movimenti del colletto bianco che impersoniamo, ed ecco che entra in scena il linguaggio di programmazione.

Nella parte destra dello schermo è infatti visualizzata una cartelletta porta-documenti di carta che funge da pannello di controllo: la dimensione interagibile del gioco si muove solamente in quest’area, vero e proprio fulcro dell’azione. La nostra unica arma è una lista di comandi che possono essere comodamente trascinati utilizzando lo stilo sul touchscreen: basta scorrere senza troppe difficoltà il pennino affinché nella scheda venga aggiunto il comando selezionato. Una volta afferrato il semplice movimento da compiere, si può cominciare a creare il proprio codice di programmazione, come se ogni azione fosse un pezzetto di carta in un collage. Sempre seguendo la politica user-friendly, i comandi verranno aggiunti in maniera graduale, partendo dall’accoppiata base input e output (i quali, rispettivamente, fanno afferrare una scatola sul nastro in entrata e fanno appoggiare in uscita il blocco che si ha in mano in quel momento). Le varie indicazioni metteranno in moto azioni differenti, tutte quante visualizzabili nella parte centrale della schermata. Il pavimento dell’ufficio è infatti adibito a zona di smistamento, con la possibilità di collocare i vari blocchi all’interno di determinate celle separate l’una dall’altra. Ad ogni comando deve infatti essere associato il numero della casella che contiene l’oggetto che vogliamo in qualche maniera manovrare. Non starò qui ad elencare tutti gli 11 comandi che andranno a completare il proprio armamentario, ma tra essi si possono contare le azioni “somma” e “sottrazione”, e le fondamentali “copyfrom” e “copyto”: con la prima si afferra una copia di una scatola già esistente, mentre con la seconda si riproduce il valore del blocco che abbiamo in mano.

Human Resource Machine 1 Human Resource Machine 3

Lo so che può apparire tutto piuttosto confusionario, ma vi posso garantire che provati in prima persona (dopo qualche tentativo per vedere cosa succede), il loro funzionamento appare chiarissimo. Per sicurezza gli sviluppatori hanno aggiunto una casella marcata con un punto interrogativo che altro non è se non una guida rapida: trascinando un comando su di essa, apparirà una veloce spiegazione delle sue funzioni. E il gioco non vi offrirà molti altri appigli a cui aggrapparvi. A differenza di molti altri puzzle game, sono completamente assenti indizi o aiuti vari, ma quella che potrebbe sembrare una cattiveria gratuita e che in molti momenti vi farà rimpiangere amaramente di esservi imbarcati in una simile situazione, è in realtà un punto a favore. Oltre a ricreare perfettamente il clima di un ufficio in cui la collaborazione fra impiegati è ridotta all’osso, questa “mancanza” eleva all’ennesima potenza una delle funzioni principali del Miiverse, ovvero quella di luogo adibito al pronto soccorso. Girando sul gruppo dedicato, mi è capitato di imbattermi in richieste d’aiuto spassionate, ma anche in discussioni appassionate tra utenti che credo di poter affermare serenamente essere più esperti di me nel campo. E’ bellissimo vedere come possano nascere fitte discussioni su come ottenere il codice più bello e performante.

Ad ogni piano ci viene affidata una commissione da svolgere, di volta in volta sempre più complessa. Si parte da compiti accessibili, come ad esempio sommare le coppie di numeri sul nastro degli input e portarne il risultato negli output, oppure scartare i numeri dispari e tenere solamente i pari, fino ad arrivare a punte di difficoltà notevoli. A tenervi impegnati ci sono una quarantina di livelli, alcuni dei quali aventi come fondamento alcuni famosi costrutti informatici come l’operazione XOR oppure celebri proprietà matematiche, una su tutte la serie di Fibonacci (1 1 2 3 5 8 13 21 34…). Quando poi ai numeri si aggiungono anche le lettere, i fattori da tenere in conto aumentano ancora di più, dato che è possibile compiere operazioni solamente fra cubi dello stesso genere d’appartenenza. E se l’incarico che ci viene affidato non è così chiaro, è sempre possibile avere un esempio del risultato da ottenere: il boss dell’ufficio è disposto a farci vedere una sequenza di scatole e i valori che l’azienda si aspetta di vedere sul nastro in uscita. Non vi aiuterà dicendovi il come, ma almeno si è sicuri d’aver capito bene le istruzioni.

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E se invece fate parte di quella schiera di geni che mangiano Python ed R a colazione, gli obiettivi extra sono ciò che cercate. Ogni commissione è infatti accompagnata da due missioni extra che mettono alla prova le vostre capacità di ottimizzazione. La prima richiede di trovare un codice funzionante contenente un numero di comandi inferiore a quanto prestabilito, mentre la seconda richiede velocità di esecuzione del compito, cercando di rimanere entro al limite di azioni fissato. Che sia snellezza del codice o efficienza di tempistiche, c’è sicuramente di che faticare, considerando inoltre il fatto che non è sempre possibile soddisfare entrambe le condizioni contemporaneamente. Ecco che quindi torna utile avere a disposizione tre fogli differenti su cui fare prove varie, senza dover ogni vota aver paura di non ricordarsi i cambiamenti effettuati. Inoltre una funzione di copia e incolla permette di duplicare un intero programma in un batter d’occhio, persino in un altro livello.

L’aspetto più intrigante è il fatto che non esista una soluzione univoca per ogni rompicapo, anzi, sono praticamente infinite. Ovviamente alcune saranno più efficienti ed eleganti di altre, e anche la struttura di base dovrà essere simile, ma le capacità del singolo giocatore possono portare ad approcci davvero differenti. A tal proposito, la serie di comandi più affascinante è sicuramente quella denominata “jump” che permette di “saltare” da un punto all’altro del codice. In particolare, per evitarsi seccature immani, è fondamentale riuscire a giostrarsi con i due “jump if” che si attivano solamente nel caso in cui la condizione stabilita si avveri: ad esempio, se abbiamo uno 0 in mano e il comando dice “jump if zero”, allora l’azione successiva sarà quella indicata dalla freccia apposita, la cui punta potrebbe essere avanti, ma che potrebbe benissimo anche riportare all’esecuzione di alcuni comandi disposti in precedenza. Il risultato finale è la creazione di cicli, la cui architettura è ciò che fa davvero la differenza tra un programma funzionante ed un programma efficiente.

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E nel caso il programma finale fosse lungo quanto la vostra lista della spesa settimanale, gli sviluppatori hanno avuto la brillante idea di inserire un pannello di controllo con cui gestire la riproduzione del vostro codice. Una volta avviato, è infatti possibile stoppare i movimenti del nostro impiegato e seguire i suoi spostamenti comando per comando, oltre a poter “riavvolgere il nastro” e regolare la velocità di esecuzione. Questi accorgimenti sono di grande utilità, dato che permettono di analizzare con attenzione i punti deboli che hanno generato l’errore e che hanno fatto bloccare la sequenza. E di errori, posso garantirvi, ne farete parecchi. Se nei primi livelli tutto quanto scorre tutto piuttosto bene, basta poco affinché i giochi si complichino e le variabili da tenere in conto aumentino esponenzialmente. Mi è capitato più volte di pensare “questa è la volta buona”, per essere poi bellamente rimproverato per non aver considerato un determinato ostacolo. E anche se il vostro codice dovesse funzionare, non c’è da cantar vittoria troppo presto: mi è infatti capitato altrettante volte che il programma da me ideato funzionasse per una determinata sequenza, ma che il boss mi informasse del fatto che lo stesso risultato positivo non si verificherebbe con altri valori. E dato che il lavoro di meccanizzazione deve essere il più generale possibile, il gioco ci manderà immediatamente dopo un’altra serie per cui, effettivamente, sorge un problema di cui prima non ne potevi nemmeno immaginare l’esistenza.

Come già premesso in apertura, da profano posso immaginare che il lavoro compiuto da Tomorrow Corporation non sia stato una passeggiata. Oltre a implementare una fruizione intuitiva dei comandi, gli sviluppatori hanno dovuto tener conto di tutti gli scenari possibili che i giocatori avrebbero potuto tirar fuori dal cilindro. Ad essermi sembrato un po’ scarno è invece il contorno. Non mi riferisco tanto al comparto grafico (funzionale e minimale, ma tremendamente riconoscibile ed espressivo) e alla colonna sonora non ampissima, ma molto piacevole (considerato anche il ruolo delicato della musica d’accompagnamento in un puzzle game complesso e riflessivo). L’aspetto che mi ha maggiormente contrariato è la quasi totale assenza di una componente narrativa. Ho ancora indelebile nella memoria l’atmosfera magica che i tre sviluppatori erano riusciti a creare in Little Inferno, ma quell’estro creativo sembra non essere stato utilizzato questa volta, o quantomeno le premesse iniziali non sono poi sfociate in un qualcosa di più incisivo. E’ molto azzeccata l’idea di alternare sessioni di programmazione a pause caffè, ovvero delle brevi cutscene animate in cui possiamo osservare i discorsi fra colleghi durante una sosta dal lavoro. Anche un’appena citata invasione da parte delle macchine sembrava potersi sviluppare in un’analisi interessante sul rapporto fra uomo e tecnologia, oppure sulla ricerca spasmodica dell’efficienza a tutti i costi, ma Tomorrow Corporation ha deciso di concentrare le sue energie sul gameplay.

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E il risultato finale è davvero ottimo. Un puzzle game originale che cerca di allargare il bacino d’utenza di un sotto-genere davvero insolito, e lo fa con comandi semplici e chiari, senza però fare sconti sulla difficoltà. Gli espertissimi troveranno pane per i loro denti con gli obiettivi di ottimizzazione, ma anche se vi accontentaste di risolvere tutti i livelli e basta, le 10 ore di gioco dovrebbero essere assicurate. E in più c’è da elogiare gli sforzi per la localizzazione, dato che tutte le spiegazioni sono interamente in italiano, cosa non da poco per essere un titolo indie. Se quindi prendiamo Human Resource Machine solo come un rompicapo, senza doverci per forza mettere di mezzo un’approfondita analisi sociale del mercato del lavoro o temi simili, il gioco riesce davvero ad intrattenere. I neuroni potrebbero presto chiedervi una piccola tregua, ma la soddisfazione di aver trovato la soluzione vi farà sicuramente voler provare il livello successivo. E quello dopo. E quello dopo ancora. Proprio come delle vere macchine programmate per essere efficienti.

8.5

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