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Pokémon Picross: la recensione

Pokémon Picross

L’idea di proporre un gioco di Picross in salsa Pokémon non è nuova: già nel lontano 1999, Nintendo ne annunciò una versione per Game Boy Color, poi scomparsa dai radar e riapparsa come gioco scaricabile attraverso il servizio Nintendo Power (che permetteva di acquistare una cartuccia vuota per SNES, e riempirla con giochi da scaricare in alcuni negozi affiliati); Picross NP Vol. 1 conteneva 12 tavole a tema Pokémon e non vide mai la luce al di fuori del Giappone.

Ci sono voluti, quindi, quasi 16 anni per avere un Pokémon Picross fatto e finito, fruibile ai videogiocatori di tutto il mondo e, come allora, sviluppato da Jupiter, la compagnia che si occupa della serie sin dagli esordi, e che ha portato ben sei episodi su 3DS eShop nel corso degli anni. Pokémon Picross è disponibile gratuitamente nel negozio virtuale del 3DS: è infatti un cosiddetto gioco free-to-play; la formula è completata dalle ormai classiche micro-transazioni – cioè acquisti (con soldi reali) di una moneta virtuale, il Picrolito, che si può utilizzare per sbloccare livelli, curare i Pokémon ed estendere le proprie abilità… Insomma, un incubo ad occhi aperti.

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Il sistema di gioco di Pokémon Picross è essenzialmente lo stesso di un qualsiasi altro Picross: annerire le caselle in una griglia (da un minimo di 10 x 10 caselle ad una massimo di 20 x 15) seguendo i numeri a lato di ogni riga e colonna, che indicano appunto quante caselle devono essere riempite. Il tutto è inserito in una cornice a tema Pokémon: i puzzle sono divisi in aree con vari bivi e zone segrete da sbloccare; si può creare una squadra di Pokémon (che si catturano completando i puzzle) dove ognuno è dotato di un’abilità da sfruttare durante la risoluzione, come mostrare qualche casella oppure fermare il tempo. Inoltre, ogni puzzle contiene una serie di obiettivi da completare, oltre al quadro stesso, come per esempio terminarlo entro un tempo prestabilito, o utilizzare poche volte le abilità. Questo contorno risulta piacevole: arricchisce la fruizione del gioco e crea un diversivo dopo numerosi episodi di Picross già rilasciati per la stessa piattaforma. Ritornano poi le mega-tavole da completare risolvendo ogni casella separatamente come un puzzle 10 x 10; ed il Mega Picross, dove alcuni numeri sono dati per un insieme di righe o di colonne, aumentando quindi la difficoltà.

Pokémon Picross pecca però nell’implementazione delle micro-transazioni: ogni azione che si può intraprendere nel gioco è distorta dal fatto che, ad un certo punto, bisogna spendere i Picroliti. Procedere nella zona successiva? 80 Picroliti. Aumentare il numero di Pokémon in squadra? 50 Picroliti. Risanare i Pokémon dopo che hanno utilizzato qualche abilità? Altri Picroliti. Vi è persino una “barra della vita” che si svuota man mano che si riempiono caselle e che blocca il gioco una volta esaurita… A meno di non spendere dei Picroliti, o lasciar passare un po’ di tempo. In tutto questo, è vero che i Picroliti si possono guadagnare nel gioco stesso senza dover spendere soldi veri - per esempio, completando gli obiettivi di ogni quadro o svolgendo sfide quotidiane. Il tasso di guadagno è però troppo basso per soddisfare le richieste avanzate dal gioco, e questo distorce notevolmente il godimento del titolo stesso.

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A questo punto ci si potrebbe chiedere: essendo il gioco gratuito, perché non spendere qualche euro per acquistare un sufficiente numero di Picroliti, tale da sbloccare le aree, una squadra completa ed utilizzare le abilità quando servono senza dover preoccuparsi del loro costo? Il discorso è lecito: in fondo, Pokémon Picross è divertente, e senza micro-transazioni sarebbe un gioco di Picross diverso dal solito e decisamente consigliato. Rimane però il problema della barra della vita – e quindi una limitazione della libertà del videogiocatore anche nel caso in cui esso spenda un ammontare che in altre situazione sarebbe stato sufficiente ad acquistare il gioco stesso (i precedenti giochi di Picross costano circa 5 euro – non molto considerando le ore di divertimento che possono offrire). Da un lato, quindi, il ritmo del gioco è fin troppo lento se non si vogliono effettuare micro-pagamenti; dall’altro, invece, viene a mancare un livello di sfida adeguato con il problema costante di non poter giocare il tempo che si vuole (la barra della vita si esaurisce, infatti, più velocemente man mano che gli schemi diventano più grandi). Detto questo, il gioco contiene oltre 300 tavole, un numero esponenzialmente maggiore rispetto gli altri titoli disponibili su eShop.

Pokémon Picross rimane comunque un passatempo godibile se si ha intenzione di giocarci per qualche minuto, di tanto in tanto. ma la sua esecuzione poteva essere migliore – per esempio, offrendo una versione a pagamento senza barra della vita o Picroliti di sorta che non facesse costante pressione al videogiocatore.

6.0
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  1. Pingback: Trapelato Zelda Picross: sarà un premio del servizio My Nintendo? - 3DS Italia

  2. Rispondi

    [...] sviluppato da Jupiter (la compagnia che si è sempre occupata della serie, e che ha creato anche il recente Pokémon Picross). Sembra addirittura che questo gioco possa in realtà essere un premio del servizio My Nintendo, [...]



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