*/ ?> Recensione di Xenoblade Chronicles X (Wii U) - Wii Italia
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Xenoblade Chronicles X: la recensione

xenoblade-chronicles-x-logo-1024x576L’acquisto di Monolith Soft da parte di Nintendo risale ormai al lontanissimo 2007: un allargamento dei team di sviluppo passato quasi in sordina, complice l’inusuale sviluppo di Disaster: Day of Crisis da parte del gruppo in esclusiva per Wii. Un prodotto molto lontano per tematiche, genere e ambizione dalle grandi opere classicamente JRPG realizzate fino a quel momento. Un acquisto che però, tempo pochi anni, ha dato il suo frutto più maturo con l’uscita dell’incredibile (per grandezza, respiro, valori di produzione) Xenoblade Chronicles, premiato da critica e appassionati come un vero e proprio capolavoro, meritandosi addirittura il voto massimo anche su Wiitalia. Il risultato più interessante di tutta questa operazione, però, a guardar bene lo si è visto agli albori del Wii U: captando l’ottima impressione lasciata a tutti dal “primo episodio”, Iwata stesso decise di porre i lavori di Monolith Soft allo stesso livello delle massime produzioni tipiche di casa Nintendo agli occhi dei consumatori. Rispetto al tardivo e zoppicante rilascio di Xenoblade, infatti, il lavoro del gruppo in questione assurge sin da subito a ruolo di pilastro della lineup: pre-annunciato sin dai primissimi Direct, mostrato per la prima volta con un trailer di vero gameplay già a gennaio 2013, da allora presenza fissa in ogni circostanza importante (E3 2013, E3 2014, E3 2015) con tanto di demo preparata per numerosi eventi live (in uno di questi il sottoscritto ebbe già modo di provare una build ancora in giapponese del prodotto già dua anni fa)…Uscita in Giappone in bundle con la console, conferma occidentale (anche statunitense, al contrario del predecessore, che arrivò più tardi e in esclusiva Gamestop) a pochi mesi di distanza, edizione limitata accanto a quella normale e bundle con l’hardware del Wii U anche al di fuori del Sol Levante. Insomma, Nintendo ha chiaramente comunicato a tutti gli appassionati: acquistando una console made in Kyoto, non dovrete più aspettare con trepidazione soltanto Mario e Zelda, ma anche i mastodontici JRPG di Monolith Software.

Mastodontici, si, perchè seguendo il solco tracciato su Wii, Monolith Soft prende coscienza dei mezzi messi a disposizione del Wii U e amplia ulteriormente il già impressionante mondo creato nel 2010-2011, con risultati sbalorditivi. Tanto sbalorditivi che a tratti non si riesce a credere a quello che ci si trova davanti, con conseguenze magnifiche ma anche spaventevoli. Perchè diciamolo subito: Xenoblade Chronicles X è uno dei giochi più hardcore rilasciati negli ultimi anni per qualsiasi piattaforma. Non per un battle system o un sistema di salvataggio svilente come nella serie Dark Souls; non per tematiche violente come in GTA; non per un look testosteronico come in moltissime produzioni occidentali hollywoodiane: l’esclusiva Wii U è dedicata ai fan più appassionati per il semplice fatto che, per poterlo apprezzare davvero, fino in fondo, bisognerà dedicarcisi completamente, trovando ore e ore di tempo libero per immergersi davvero dentro Mira, il pianeta alienao e inesplorato su cui si svolgono le avventure di Xenoblade Chronicles X. E non si tratta soltanto di una questione di longevità (attorno alle 100 ore per un’esperienza media come il predecessore, ci azzardiamo a stimare, ma potenzialmente molto molto più lunga), ma proprio di struttura di fruizione.

xenobladechrx_scrn_007_jpg_1400x0_q85Questo avviene soprattutto per un motivo: il protagonista del gioco non è un ragazzo (come fu per Shulk) nè un’arma (come fu per la Monado); nonostante l’enorme esposizione mediatica delle armature robotiche, nemmeno loro, le Skell, sono al centro del titolo: basti pensare che occorreranno tra le 20 e le 30 ore di gioco per poterle sbloccare, a seconda dell’approccio scelto da ciascuno di voi nell’affrontare l’avventura. Al centro di tutto infatti c’è Mira, il pianeta alieno sul quale i nostri eroi si troveranno a vivere disavventure di diversa natura; un elemento sottolineato ancor di più dalla scelta di metterci nei panni non di un protagonista specifico, ma di un avatar pesonalizzabile nelle sue numerose variabili. All’inizio del gioco potremo settare alcuni parametri fisici per il nostro avatar, tra cui il sesso, il colore della pelle, forma e colore di capelli e occhi, alcuni particolari del viso, nonchè la corporatura di massima. nelle prime fasi di narrazione, inoltre, che si articolano come un velato tutorial (assolutamente poco esaustivo, rispetto alla mole di contenuto del titolo), ci verrà chiesto il nostro nome, e a quale Gilda vogliamo legarci. Una scelta non vincolante, anche perchè richiesta in una fase preliminare in cui la nostra effettiva conoscenza del mondo circostante e delle necessità della comunità umana che sta muovendo i primi passi su di esso è ancora molto parziale: in ogni momento potremo infatti cambiare idea e legarci e un gruppo di lavoro differente. Una scelta importante però, visto che va a variare in parte la natura delle missioni e soprattutto i materiali e i punti di esperienza ottenibili da esse per poter salire di livello (con conseguenze sul nostro profilo, sul nostro equipaggiamento, sul nostro armamentario e via dicendo…). Una scelta, in ultima analisi, che varierà significativamente il nostro modo di rapportarci a Mira stesso, poichè diverso sarà il taglio esplorativo che verrà richiesto ed assegnato al nostro personaggio. Ancora una volta, il pianeta è il vero protagonista.

Sans-titre12Le varie classi di appartenenza variano dai Mediators (incentrati sulla risoluzione consensuale delle “beghe condominiali” tra le mura della città New Los Angeles), ai Pathfinders (dediti all’esplorazione del pianeta alla ricerca di sempre nuove aree da scoprire tramite l’installazione delle sonde), passando per le forze di difesa (Interceptors) e di attacco (Harriers), senza dimenticare altre 4 diversi gruppi, ciascuno incentrato su un determinato compito primario, che porterà poi la crescita del personaggio a seguire quella determinata direzione. Ciascuna classe ha una sua dignità e una sua importanza sia all’iterno del racconto che del gameplay, intersecando in maniera simbiotica il presupposto narrativo di una civiltà umana che necessita di colonizzare un immenso pianeta sconosciuto per pura sopravvivenza, con un open world ampio e ricco di contenuti, tutti da scoprire. Intendoamoci subito però: Xenoblade Chronicles X non presenta un’interazione ambientale o con gli NPC particolarmente variegata di per sé, e resta ben lontana dallo studio di level design interattivo di uno Zelda. Il prodotto è di base un JRPG e in quanto tale si limita, si fa per dire, a riservare due metodologie di dialogo tra l’avatar e il mondo circostante: gli scambi di battute con i personaggi non giocanti o altri elementi automatizzati di assegnazione delle missioni e il combattimento. Che l’obiettivo sia scoprire nuove aree del pianeta, uccidere mostri particolarmente pericolosi, recuperare materiali e via dicendo, il tutto avviene prevalentemente affrontando svariati nemici sul campo di battaglia. Anche in questo ambito il solco tracciato è quello del predecessore, con un mix tra azione in tempo reale, turni di ricarica degli attacchi, libertà di spostamento sul campo di battaglia e posizionamento rispetto al nemico (ora anche in senso verticale) e via dicendo. E anche in questo caso, la varietà e il numero di “tecniche” presenti nel gioco è quasi soverchiante e, apparentemente, infinita: la progressione del personaggio secondo determinati criteri scelti da noi ne influenza la capacità di mettere in pratica determinati movimenti nel momento della lotta, che a loro volta possono influenzare notevolmente il ritmo, l’andamento e gli esiti delle battaglie stesse. Il tutto amplificato dalla possibilità di cambiare il personaggio sotto il nostro diretto controllo, con conseguente ampliamento del ventaglio di opzioni a disposizione.


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