*/ ?> Recensione di Year Walk (Wii U eShop) - Wii U Italia
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Year Walk: la recensione

Partiamo dal presupposto che odio il genere horror in tutte le sue forme e che basta ben poco per farmi prendere il telecomando e cambiare canale su quel bel film senza nessuna ombra di demoni, zombie o presenze varie. Come tutti gli inguaribili paurosi, sono però irrimediabilmente attratto dalle atmosfere cupe che si possono vivere solo in produzioni di questo genere, probabilmente perché da me insostenibili e quindi fascinosamente misteriose. Appurata la mia codardia, una domanda mi è allora sorta spontanea: cos’è che mi ha tanto stregato la prima volta che ho sentito parlare di Year Walk? La mia ragione avrebbe dovuto dirmi: “Stanne alla larga! Sono bastati 90 secondi di video per capire che nel giro di niente, qui, compare un mostro che te lo sogni per un mese”. E invece, dopo aver completato il gioco, vi posso informare che le mie dormite non sono più complicate del solito, ma non tanto perché di spaventi non ne abbia avuti, tutt’altro, quanto perché alla fine è stata una delle esperienze videoludiche più pervasive a cui abbia mai giocato.

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Per inquadrare il contenuto del gioco, è fondamentale spiegare l’origine del suo nome. Il titolo deriva da un antica tradizione del folklore svedese denominata Årsgång, che in inglese può essere appunto tradotta letteralmente come year walk, ovvero approssimativamente “camminata dell’anno”. In uso fino all’inizio del XIX secolo nelle zone rurali del territorio scandinavo, questo rito era considerato una pratica di divinazione tramite cui poter avere uno scorcio dell’anno a venire. Il prescelto per la pratica veniva rinchiuso in una stanza buia nella notte di una giornata speciale, solitamente Natale o la Vigilia di Capodanno, senza poter parlare, mangiare o bere, rendendo il compito un vero e proprio sacrificio, dato che queste festività erano le sole occasioni nellle quali anche le famiglie più povere si potessero permettere dei banchetti più ricchi del solito. Una volta scattata la mezzanotte, il “camminatore” doveva dirigersi verso la chiesa, girare intorno ad essa secondo un percorso stabilito e guardare attraverso la serratura del portone. A questo punto, il prescelto avrebbe dovuto avere delle apparizioni visive ed uditive che si credeva fossero degli scorci sul futuro: a seconda delle creature incontrate, l’anno successivo avrebbe dovuto portare prosperità e ricchi raccolti oppure disgrazie, guerre e malattia.

Il gioco ripercorre la year walk del nostro alter ego, ritrovandoci catapultati in uno sperduto bosco della Svezia dell’Ottocento ricoperto dalla neve. Il paesaggio che ci si para davanti è quindi un’immensità di bianco sporcata dal nero di alberi o piccole costruzioni. Questa bicromia si presenta per buona parte del gioco, lasciando solo saltuariamente spazio ad altri colori, come il celeste di un ruscello o il rosso vivo del… Vabbé, credo che abbiate già capito cosa possa esserci di rosso in un gioco horror. A tal riguardo, vorrei sottolineare che il genere dell’orrore sia veramente vastissimo, quindi ci tengo a precisare che non siamo minimamente vicini a serie come Resident Evil oppure Silent Hill. Benché ci siano momenti in cui spaventose immagini compariranno all’improvviso per farci sobbalzare, il pregio del gioco è più che altro creare un’onnipresente sensazione di suspense, come se potesse spuntare fuori qualsiasi cosa da un momento all’altro. A creare queto clima, una mano la dà sicuramente il comparto sonoro, sia per quanto riguarda una tanto minimale quanto azzeccatissima colonna sonora (qui potete ascoltare le tracce), sia il persistente rumore ovattato dei passi sulla neve, semplice ma altrettanto efficace nel meccanismo di immedesimazione. Effetto garantito anche da un particolare effetto visivo che ricorda i vecchi cinematografi dei primissimi film muti, con una qualità volutamente traballante e a tratti sgranata che si adatta perfettamente all’atmosfera del gioco.

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Tornando al discorso di prima, non aspettatevi dunque sparatorie o fughe tipiche dei cosiddetti survival horror: in questo caso il sottogenere d’appartenenza sfocia quasi nel’avventura punta-e-clicca, se non fosse per il fatto che non si debba cliccare da nessuna parte per muoversi. Gi spostamenti avvengono infatti con la tradizionale levetta analogica, ma esclusivamente in una dimensione, ovvero destra e sinsitra. Solamente in corrispondenza di alcuni passaggi è possibile muoversi in profondità, avanti e indietro, in una stratificazione di livelli che fa sembrare il paesaggio come se fosse composto da tante sezioni costituite da fogli di carta, in una sorta di libro pop-up senza pieghe. L’esplorazione è un aspetto fondamentale del gameplay, il quale si basa principalmente sulla risoluzione di enigmi molto differenti tra loro. Tutti quanti richiedono di collezionare indizi disseminati in tutto il villaggio sperduto ed interpretarli in maniera corretta, connotandoli del significato corretto nella situazione più propizia. E’ necessaria una discreta capacità di osservazione e analisi degli elementi a disposizione, ma nel caso vi arenaste in un problema specifico, è presente una sezione di suggerimenti attivabili a proprio piacimento nel momento del bisogno e che in maniera più o meno esplicita permettono di superare incolumi l’ostacolo.

Grande importanza è rivestita dall’interazione con l’ambiente di gioco, la quale avviene attraverso i tasti dorsali del GamePad e l’utilizzo del giroscopio: inclinando il paddone è possibile muovere il puntatore, rendendo le operazioni di selezione e trascinamento degli oggetti incredibilmente facile ed intuitiva. Non potendoci avvicinare fisicamente agli oggetti, è sufficiente un click e qualche oscillazione per raccogliere e muovere le componenti interagibili circostanti. Questa particolare funzione, implementata esclusivamente per la versione per Wii U (il gioco fa il suo debutto nel 2013 su dispositivi iOS), permette di creare enigmi originali e stimolanti, a volte legati alla spazialità, a volte maggiormente sull’utilizzo della sola materia grigia. Naturalmente non posso raccontare più di tanto per non ricadere nello spoiler, ma posso dirvi che il rompicapo più importante di tutto il gioco ha una risoluzione davvero geniale, unica nel suo genere. E il bello è che stato pensato appositamente per questa nuova versione per l’eShop, allontanandosi da quello delle altre piattaforme su cui è disponibile. Come esclusive sono diverse funzionalità legate al GamePad: già vi ho detto dei sensori di movimento, ma non c’è da dimenticarsi la presenza del secondo schermo, su cui si può tenere costantemente sotto d’occhio una mappa dell’area (utilissima per capire dove si trovano i passaggi tra una zona e l’altra) e su cui è possibile annotare le varie indicazioni come su un blocco note, strumento fondamentale dato che non si può mai sapere quando un’informazione acquisita potrà ritornarci utile.

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Se dal lato del gameplay puro troviamo quindi delle trovate interessanti, Year Walk dà ancora il meglio di sé nella storia che racconta. E non c’è da sorprendersi più di tanto, dato che inizialmente Year Walk nasce come semplice racconto composto esclusivamente di parole. Solo in un secondo momento, quasi per scherzo, gli sviluppatori hanno pensato: “Ma perché non lo facciamo diventare un gioco?”. La struttura narrativa si adatta perfettamente ad una trasposizione videoludica, considerando che l’aggiunta degli enigmi rende il tutto ancora più misterioso e coerente con la storia che si vuole raccontare. Infatti, lungo il cammino ci si imbatte in creature davvero bizzarre che, secondo la tradizione, dovrebbero porre dei test da superare per completare il rituale.

Ed è proprio nella caratterizzazione dei personaggi che si può notare la lunga fase di studio che ha preceduto la creazione del gioco. Gli sviluppatori si sono rivolti a Theodor Almsten, importante studioso del settore e docente del seguitissimo corso “Le manifestazioni del male nel folclore”, il quale si è incaricato di redigere una sorta di mini-enciclopedia (tradotta anche in italiano!) consultabile in ogni momento sul GamePad al riguardo delle misteriose figure del gioco. Si parte dalla Profezia dei 12 Mesi, che ho cercato di riassumervi brevemente ad inizio recensione, per passare poi alla descrizione di creature terrificanti e brutali. La lettura non è obbligatoria al fine del completamento del gioco, ma saltare il tutto a pié pari vorrebbe dire perdersi buona parte del fascino del gioco: oltre ad approfondire le storie dietro alle varie creature, queste spiegazioni descrivono tutte quelle credenze che poi effettivamente avvengono durante la risoluzione degli enigmi, fornendoci un’interpretazione per ciò che altrimenti potremmo liquidare erroneamente come visioni di un pazzo.

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E vi posso garantire che invece c’è ben poco di lasciato al caso. L’architettura intelaiata dai ragazzi di Simogo è stupefacente, inteso nel senso stretto del termine, ovvero di grande stupore. Sebbene il gioco non duri tantissimo (il qui presente ha impiegato meno di un’ora e mezza per completare l’avventura canonica), è possibile sbloccare una consistente parte che allungherà di un’altra ventina di minuti l’esperienza, solo se però sarete in grado di risolvere l’enigma geniale di cui vi ho già accennato in precedenza. La tentazione di svelarvi di più su rompicapo e contenuto dell’extra è grandissima, ma siccome è davvero una parte sostanziale della storia, preferisco lasciare a voi la scoperta dell’arcano. Perché questo gioco nasconde una profondità di trama incredibile nel raccontare questo rituale che sa di purificazione, ma anche di maledizione. Un’avventura spirituale nel quale verrà sfidato il nostro intelletto e la nostra forza d’animo, alla ricerca di un futuro che non è mai sembrato così al portata di mano, ma allo stesso tempo così insondabile e granitico nella sua ineluttabilità. Un futuro che incredibilmente si mischia col passato, in un frullatore che dilata i confini tradizionali di spazio e tempo fino a farli degenerare in una acronia nella quale tutto sembra sospeso nel tempo. Una dimensione nella quale sembra possibile scorgere il cuore dell’universo e i suoi misteri, e nella quale persino una notte di Capodanno ha il sapore dell’infinito.

9.0
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  1. Pingback: I creatori di Year Walk rilasciano un prototipo giocabile di Rollovski, titolo per 3DS mai rilasciato - Wii Italia

  2. Rispondi

    [...] Year Walk (disponibile anche su Wii U eShop e che tanto abbiamo gradito nella nostra recensione) o Device 6 per iOS, grazie alla capacità di intrecciare sapientemente trama e gameplay brillanti. [...]



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