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Disney Infinity 3.0: la recensione

Al terzo anno arrivarono Jedi e Sith. Sembra un’antica profezia tratta da qualche oscuro manoscritto, e invece è la pura verità: dopo i mondi Disney e quelli Marvel, sulla piattaforma (perchè tale è) di Infinity esordiscono gli eroi di Star Wars, spledidamente in orario con il lancio del nuovo sfavillante settimo film al cinema. Seguendo quella struttura di oliata macchina di intrattenimento poliedrica che Disney è diventata soprattutto negli ultimi anni (dopo l’acquisizione di Marvel prima e Lucas Art poi), tutti i pezzi dell’ingranaggio si incastrano alla perfezione e in concomitanza con uno dei più grandi eventi di Hollywood la divisione Interactive ci delizia con la terza incarnazione del suo videogioco più ambizioso.

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La struttura di base del prodotto resta sostanzialmente invariata rispetto al passato: lo starter pack di quest’anno offre però, oltre alla base di lettura, il playset dell’avventura cronologicamente iniziale di Star Wars incentrato sul Crepuscolo della Repubblica, assieme alle figurine di Anakin Skywalker e Ashoka Tano: accanto a loro sono poi già acquistabili altri personaggi ispirati al mondo di Guerre Stellari (come Obi-Wan e il maestro Yoda), il playset di avventura tratto dal nuovo film di animazione Pixar Inside-Out (con Gioia e Rabbia, mentre Tristezza e gli altri personaggi sono venduti separatamente) e nuovi personaggi Disney classici (da utilizzare nella ormai consolidata modalità Scatola dei Giocattoli). Altre avventure spaziali sono poi previste in arrivo già a partire da fine mese, ispirate alle altre saghe di Star Wars con relativi eroi (come Leila o Han Solo), compreso il nuovo film in arrivo per Natale: Il Risveglio della Forza. Il quadro quindi è più che completo e senza dubbio di grande attrattiva. Un aspetto che preme subuto sottolineare è come questa volta, complice il potenziale sbloccato dall’accordo con Lucas Art ma anche un orecchio attento alle critiche mosse dagli appassionati alle precedenti versioni, la compatibilità delle nuove statuette compia un ulteriore passo avanti rispetto al già migliorato sistema del capitolo precedente: tutti i personaggi di Star Wars, infatti, indipendentemente dalla saga (Rebels, Clone Wars, Risveglio della Forza…) in cui sono originariamente “ambientati”, potranno essere utilizzati all’interno dei vari playset di Guerre Stellari. Questo apre ovviamente a una maggior ottimizzazione della “spesa” richiesta a genitori e bambini per accaparrarsi i personaggi preferiti e apprezziamo molto come, anzichè nascondersi dietro a giustificazioni di “canonicità”, Disney permetta di creare situzioni inusuali a nostro piacimento, come ad esempio usare Darth Vader nelle storie di Anakin e quindi in sostanza permettergli di aiutare…se stesso!

Al di là dell’aspetto giocattoloso, dove comunque si conferma per altro la qualità di fabbricazione dei pupazzi da parte di Disney, possiamo notare come anche il versante videoludico abbia fatto dei passi avanti: complice un feedback puntiglioso ma compatto sui capitoli precedenti da parte della critica, l’area Interactive del colosso dell’intrattenimento ha deciso di lasciare la direzione dello sviluppo in mano ad Avalanche Studio, affiancando loro però altri team specializzati ciascuno in vari aspetti del prodotto. Ecco così che da un lato il gruppo di lavoro primario ha evidentemente avuto più tempo per lo sviluppo del level design (meno vuoto e scialbo dei playset visti nei predecessori, con un maggior dettaglio ambientale sia a livello poligonale che di texture) e dall’altro diverse componenti appaiono decisamente più approfondite. Su tutti, si notano i contributi soprattutto di Ninja Theory e di Sumo Digital.

I primi si sono occupati, ovviamente, di diversificare il sistema di combattimento, soprattutto con spada laser in mano: il risultato è piuttosto gratificante, con un combat system capace di gratificare sia i più piccoli tramite un button smashing selvaggio, che i giocatori più scafati con un sistema di combo ovviamente non paragonabile ai videogame action di punta, ma senza dubbio piuttosto discreto (grazie anche alla varietà di approccio dei diversi personaggi, con uno Yoda molto agile, un Anakin dal potere della forza incentrato sulle prese e Ashoka che lo utilizza invece più per attacchi diretti). I secondi invece si sono dedicati maggiormente alle sessioni di guida, che siano quelle in volo durante gli scontri interstellari, piuttosto che quelle di gara (con i veicoli più disparati).


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