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Yoshi Woolly World: la recensione

I motivi per cui il prodotto risulta così riuscito possono essere molti: una supervisione più attenta di Tezuka, la chiamata alle armi di Good-Feel, un budget di sviluppo adeguato, magari giustificato anche dal buono successo degli Amiibo, vista la creazione ad hoc dei tre pupazzi di Yoshi presenati, prime figure interattive fatte di lana. E vista la profonda presenza di amiibo nel gioco non possiamo che guardare proprio a questo punto come chiave di volta in termini progettuali in Nintendo: nel gioco infatti è possibile utilizzare varie “vestizioni” lanose di Yoshi ispirate a vari personaggi del mondo Nintendo, sbloccabili con oltre 40 amiibo già disponibili sul mercato o presto in arrivo.

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I nuovi Yoshi, invece, permetteranno di duplicare il personaggio a schermo, simulando la giocabilitià cooperativa con una CPU (alternativamente ricordiamo che è possibile giocare il gioco con un altro compagno in carne e ossa, utilizzando “semplicemente” un secondo controller, senza bisogno di pupazzetti); giocando senza figurine interattive, invece sarà comunque possibile interpretare svariati Yoshi dai colori più bizzarri, visto che il presupposto narrativo ci mette nei panni di un draghetto all’inseguimento di Kamek, dopo il rapimento compiuto ai danni di altri dinosauri nostri compagni. Trovando tutti e 5 i gomitoli presenti in ciascun livello, avremo portato a compimento il salvataggio di un nostro amico, e potremo da lì in poi impersonare proprio lui per proseguire l’avventura.

La natura di ricerca e collezionabilità è un aspetto fondamentale dei mondi di gioco, infatti. Oltre ai gomitoli, che rappresentano senza dubbio l’incentivo principale, potremo esplorare i diversi livelli di gioco anche per raccogliere pietre preziose (capaci di sbloccare alcuni Timbri con cui abbellire i nostri post sul Miiverse) oppure dei Fiori che, raggiunto un determinato numero, potranno sbloccare aree altrimenti chiuse sulla mappa del mondo di gioco. Un mondo di gioco il cui HUB è un’isola tridimensionale fatta di tappeti di lana, cuscini, fiumi di nastro colorato, lungo cui si disseminano i 5 mondi del titolo, ciascuno ispirato da una ambientazione specifica (il deserto, la foresta a via dicendo). In ciascuna area i livelli di base sono 8, tra cui due quadri resi più difficoltosi dalla presenza dei boss di metà e fine mondo. Nell’insieme, tra una prima “corsa” normale, la spinta alla rigiocabilità data dagli elementi nascosti da trovare, le aree segrete da sbloccare, gli Yoshi da liberare e il piacere di affrontare l’avventura anche in compagnia di un amico, il risultato della longevità passa l’esame senza difficoltà alcuna. Forse non siamo alla pari di New Super Mario U, ma rispetto ad esempio al recente Kirby e il pennello arcobaleno, saremo impegnati col gioco senza dubbio più a lungo.

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Sempre rispetto alla recente produzione con protagonista la palla rosa made in Kyoto, un altro aspetto che convince di più è quello riguardante la difficoltà. Se Kirby si presentava piuttosto semplice, salvo poi offrire picchi di difficoltà improvvisi e forse proprio per questo mal calibrati, Yoshi procedere in maniera più intelligente: sin da subito è chiaro come la difficoltà maggiore risieda nell’esplorazione degli ambienti, delineandosi quindi come difficoltà concettuale più che fattuale, ma allo stesso tempo la qualità del level design offre piacevoli momento di platforming sin dalle prime fasi. Mano a mano, tra i vari mondi e i diversi boss di metà e fine quadro, il percorso diviene sempre più accidentato e capace di richiedere impegno anche ai giocatori più incalliti, pur senza mai sfociare in un senso di frustrazione simile a quello dei Dokney Kong Country Returns, o dei livelli post-finale di Super Mario. La noia non subentra, però, come nei più recenti episodi della serie su portatile, sia per la varità e la qualità del design che per il piacere di superare gli ostacoli che esso ci pone dinnanzi. In sostanza, la difficoltà è ben calibrata e intrinsecamante legata al buon lavoro svolto a livello di creazione del mondo lanoso entro cui Yoshi si muove.

Tutto questo equilibrio è supportato dal brio offerto dall’ottimo mix di elementi del gioco, che (pur conservando ovviamente un approccio piuttosto classico al platform) finisce pergarantire una discreta varietà di interazione. Da un lato, infatti, l’elemento lanoso e materico diventa cruciale per l’esposizione di aree segrete del gioco piuttosto che per l’eliminazione dei nemici; dall’altro ciascun mondo finisce per presentare caratteristiche peculiari, con quadri incentrati su piattaforme mobili, elastiche, a scomparsa, piuttosto che dinamiche…ciascuna con un ritmo diverso capace di rinnovare l’interesse del giocatore; in aggiunta a tutto questo non vanno dimenticate poi le trasformazioni (occasionali, mai della durata di un intero livello) di Yoshi, che ricordano da vicino quelle di Kirby nell’episodio Epic Yarn: che diventi un aeroplano o un ombrello, questi brevi spezzoni a tempo, utili sia per avanzare nel quadro che per raccogliere una serie di collezionabili, presentano un cambio di struttura e ritmo apprezzabile, che finisce per contribuire alla qualità interattiva della produzione. In ultimo analisi, possiamo confermare come la natura del prodotto sia valida in maniera ambivalente tanto per sessioni più approfondite (dedite magari non solo al superamento di più livelli l’uno in fila all’altro, ma anche all’approfondimento necessario per trovare i gomitoli di altri Yoshi piuttosto che fiori o pietre per sbloccare altri contenuti) quanto a partite più mordi e fuggi, di durata limitata ma di qualità garantita, anche tramite l’Off-tv.

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Concludendo, Yoshi Woolly World rialza l’asticella dei giochi dedicati a questa mascotte, se non ai livelli dei fasti passati, senza dubbio ben al di sopra delle incarnazioni viste sui nostri schermi (portatili soprattutto) nel corso dell’ultimo decennio. Il confezionamento tecnico (soprattutto visivo, mentre la colonna sonore vive senza infamie nè lodi) è di gran classe, con una direzione artistica raffinata che beneficia molto del passaggio all’HD garantito (per la prima volta in casa Nintendo) dal Wii U; il comparto di interfaccia è quanto di più ricco possa esserci, visto che il titolo è governabile sia con il GamePad, che con i controller Classic e Pro, senza dimenticare il Wiimote tenuto in orizzontale (molto comodo per questo tipo di giocabilità 2D); la collezionabilità, la longevità, la varietà, la qualità generale si affiancano alle chicche del versante multiplayer e alla curiosa dolcezza dei costumi amiibo. Progetto convincente, forse anche più di quanto fosse lecito (a un certo punto) aspettarsi.

8.0

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