*/ ?> Recensione di Yoshi Woolly World (Wii U) - Wii Italia
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Yoshi Woolly World: la recensione

Yoshis Wooly World Wii U

Yoshi è uno dei personaggi più amati del panorama di Nintendo: il suo ingresso in Galaxy 2 ad esempio ha segnato un punto di svolta capace di offrire varietà alla medesima struttura ludica, innalzando il gusto della pura giocabilità del seguito di quello che a tutti gli effetti è visto come una pietra miliare del pantheon dei platform. I fasti di Yoshi’s Island e Yoshi’s Story sono così fulgidi da portare ancora oggi molti appassionati a scontrarsi su quale sia il migliore. Da lì in avanti, però, i titoli dedicati principalmente al simpatico dinosauro-drago hanno un po’ appannato l’alone di apprezzamento attorno a questa icona, con titoli sperimentali (come Yoshi Touch&Go) affiancati a prodotti per target d’età più basso o proprio a sviluppi meno ispirati. Mista è stata quindi la reazione per Yoshi’s Woolly World per Nintendo Wii U allo scorso E3, complice anche la lunga attesa intercorsa tra il suo primo annuncio (gennaio 2013) e la sua ricomparsa dodici mesi fa circa: da un lato, la nostalgia per i vecchi episodi, dall’altra la tiepida ricezione degli ultimi arrivati, hanno fatto sì che il pubblico restasse un po’ in sospeso, nell’attesa di qualche conferma che andasse al di là dello splendido approccio stilistico adottato.

Si perchè questo Yoshi ha come marchio distintivo a livello visivo il timbro stilistico di Kirby Epic Yarn per Wii: tutto il mondo, dagli scenari ai personaggi passando per piattaforme e nemici, è fatto di lana. A così breve rilascio dal Pennello Arcobaleno, vista anche la vicinanza di genere e la genesi di questo approccio, viene quasi spontaneo paragonare il gioco all’ultimo Kirby per Wii U. personalmente, la novità assoluta dell’effetto “plastilina”, unita al sopraffino studio delel animazioni rallentate per donare l’effetto “claymation” fa risaltare la produzione dedicata alla pallina rosa rispetto a questo Yoshi, ma si tratta di un giudizio puramente soggettivo. La verità è che lo stile lanoso beneficia moltissimo del passaggio all’HD e rispetto all’antesignano per Wii il risultato è assai più apprezzabile. L’effetto materico è reso in maniera molto più realistica e pertanto sorprendente, così come sono notevoli i dettagli curati fin nel più piccolo particolare: notare come il peso di Yoshi faccia abbassare l’area a lui sottostante camminando sul tappeto che di fatto compone l’HUB tridimensionale iniziale strappa un sorrisco compiaciuto senza grandi sforzi. Inoltre, non va dimenticata l’abilità con cui gli sviluppatori hanno saputo donare senso ludico e interattivo a pressochè tutti gli elementi a schermo, proprio basandosi sulla loro composizione “a maglia”.

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Woolly World infatti non si limita a modificare la cosmesi, ma “sul filo” costruisce anche numersi elementi di gioco. Ecco così che la lunga lingua del protagonista potrà attaccare i nemici “sfilacciandoli” per poi rigurgitarli sotto forma di gomitolo, oppure tirare un filo sporgente e svelare aree nascoste del mondo circostante. Cosa ancor più importante è che anche la dinamica platform viene influenzata da questa scelta stilistica, con piattaforme “a telaio”, prive di tessuto e pertanto inutilizzabili, che possono però essere “cucite” lanciando loro contro i gomitoli raccolti lungo il percorso e diventando, di conseguenza, praticabili. Il succo del discorso in sostanza è che Yoshi Woolly World è proprio nella costruzione platform che trova la sua identità più forte e significativa: la qualità della pura dinamica di gioco cardine è l’ossatura che, sotto la morbidezza e la tenerezza dell’impatto visivo particolare scelto da Nintendo, tiene incollati allo schermo per il “semplice” gusto del giocare. Rispetto ad altre produzioni assimilabili, da Kirby Epic Yarn ai capitoli portatili del draghetto dinosauro, la differenza sostanziale risiede proprio lì: questo episodio per Wii U è una rinascita convincente, curata, qualitativa del platform con protagonista Yoshi. Che possa o meno battere gli antichi predecessori è ardua sentenza che lasciamo volentieri al giudizio singolo di ogni appassionato, ma quel che è certo è che questo capitolo è un esponente degno della serie e della categoria (classica per perciò “sacra”) videoludica a cui appartiene.


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