*/ ?> Recensione di Xenoblade Chronicles 3D (3DS) - Wii Italia
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Xenoblade Chronicles 3D: la recensione

Nell’ormai lontano 2007 Nintendo acquistò uno dei gruppi di sviluppo di Bandai-Namco: Monolith Soft, responsabile per lo più di gloriosi giochi di ruolo di stampo giapponese per Playstation 2. Già all’opera per Disaster, Day of Crisis (non propriamente il loro genere abituale), il team venne presto virato sullo sviluppo di quello che ad oggi è considerato da molti come una pietra miliare della categoria JRPG: Xenoblade Chronicles per Wii. Con il suo ampio respiro, sia in termini di longevità che di narrazione, senza scordare la vastità, la ricchezza e la meraviglia del suo open world, ha saputo settare uno standard e un punto di riferimento oggi guardato con ammirazione persino da altre case concorrenti. Grazie a questo progetto, oggi a ogni nuova console made in Kyoto vengono associati non più solo Mario, Zelda o Metroid, ma anche il progetto di Monolith Soft, come testimonia la fremente attesa per la loro nuova produzione per Wii U. Quale modo migliore quindi per inaugurare un altro step hardware di Nintendo, seppur intermedio, se non quello di rilanciare Xenoblade Chronicles rifatto in 3D?

La storia narra le vicende di un gruppo di eroi che, come nella più classica tradizione dei giochi di ruolo orientali, si trovano a fronteggiare pericoli in grado di scuotere le fondamenta stesse del loro mondo. Al centro di tutto, non solo dei combattimenti ma proprio della diegesi e della creazione dell’universo di gioco stesso, risiede la Monado, una misteriosa e potentissima spada in grado di aiutare il possessore giusto persino a vedere nel futuro. Nelle oltre 80 ore di gioco garantite solo dall’esperienza del racconto principale (quindi senza prendere troppo in esame le missioni secondarie), il titolo ci immergerà completamente all’interno di un’avventura infarcita di colpi di scena che ovviamente non vogliamo rivelare in sede di recensione, pur essendo il gioco un porting e non un titolo inedito. Diciamo solamente che pur soffrendo di alcuni problemi di ritmo, con cut scene dilatate anche di decine di ore l’una dall’altra, e di complicazioni esistenziali un po’ cervellotiche, soprattutto sul finale, la trama non solo regge, ma appassiona mantenendo sempre viva l’attenzione del giocatore. Soprattutto perchè la conformazione stessa del mondo di gioco è intrinsecamente legata a doppio filo (o a doppia…lama?) con la narrazione, per cui esplorazione, combattimenti e progressione sono sfaccettature diverse ma realmente fuse le une nelle altre, con grande coerenza interna per questo prodotto.

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Proprio l’aspetto di gestione dei tempi del racconto e la particolarità del mondo che ci circonda, sostanzialmente nato sopra e attorno ai corpi sopiti di due gargantuescehe divinità in lotta fra di loro, finiscono per attribuire grande importanza al sistema di combattimento. Gran parte del tempo verrà infatti passata a combattere volontariamente, poichè quasi nessuno scontro è casuale se si escludono quelli obbligatori per il proseguio del gioco stesso, contro le innumerevoli creature che popolano questi ampi spazi a nostra disposizione. La varietà del bestiario è notevole, ma è soprattutto il piacere del combattimento che ci spingerà verso la lotta a ogni piè sospinto: misto tra controllo in tempo reale del posizionamento e delle tecniche da adottare contrapposto ad attacchi automatici gestiti dall’AI, lo splendore e la profondità del sistema di combattimento (soprattutto una volta allargato il party dei compagni e guadagnate determinate abilità da spendere durante la lotta) saprà semplicemente rapire i più, offrendo soddisfanzione non solo nei punti esperienza guadaganti (necessari per aumentare di livello e divenire così in grado di superare determinati ostacoli particolarmente ostici) ma proprio per la giocabilità di per sé.

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Storia e combattimento sono quindi due aspetti fondamentali del gioco, ma forse l’elemento cardine del tutto è proprio l’esplorazione di questo fantastico mondo creato dagli sviluppatori. Difficile dire quale dei tre aspetti sia il fulcro attorno al quale gli altri due ruotano, anche perchè in realtà forse sono ciascuno un complemento degli altri. Quello che sappiamo di certo è che ogni area è stata pensata con grande forza immaginativa e una potenza creativa seconda a nessuno. L’ispirazione stessa di porre l’intero mondo sui corpi di Bionis e Mechonis è geniale ed evocativa, ma gli sviluppatori non si sono accontentati di questo: in ciascun punto di entrambe le divinità hanno saputo creare un vasto ecostistema coerente e ricco, capace di immergere il giocatore in scenari mozzafiato. Le aree risultano quindi vaste, addirittura da capogiro pensando gli hardware sui quali Xenoblade è stato creato prima e trasposto poi, ricche, sfaccettare e varie; difficile rimanere indifferenti a quanto messo in scena da Monolith per questo universo narrativo, capace di settare veri e propri nuovi standard nell’immaginario collettivo degli amanti del genere.

Posto che l’avventura del gioco è la medesima già vista su Wii, dobbiamo riconoscere che da un lato il progetto del porting presenta aspetti criticabili nella sua logica ma anche un’ottima realizzazione da parte di Monster Games, già responsabile della conversione per 3DS di Donkey Kong Country Returns. I problemi principali sono legati alla natura del nuovo hardware: per quanto migliorate anche nella versione regolare e pur tenendo conto del modello XL, le dimensioni dello schermo inficiano la spettacolarità degli scenari ideati dagli sviluppatori, poichè le proporzioni con i personaggi, le inquadrature e sostanzialmente tutto l’universo rappresentato erano stati creati con in mente i grandi schermi delle televisioni. In secondo piano troviamo poi un prodotto che per sua stessa natura offrirebbe il meglio in sessioni di gioco prolungate, dati i vasti spazi di gioco e l’ampio respiro sia degli scenari che degli eventi raccontati: va da sè che il New Nintendo 3DS si presta meno volentieri a lunghe ed ininterrotte sedute rispetto all’ormai dimenticato Wii. Ostacoli concettuali, quindi, che si inseriscono in una riflessione più ampia  che vedrebbe ancora una distinzione della fruizione videoludica tra home console e portatili, già offuscata nel corso degli ultimi anni e, apparentemente, destinata ad essere considerata superata a breve. All’interno di questa cornice critica quasi aprioristica, però, riconosciamo i meriti del progetto specifico, che riesce in una covnersione quasi perfetta sotto molti punti di vista, garantendo un’esposizione mediatica al progetto originario senza dubbio meritata.

Amiibo

Monster Games si vede costretta a sacrificare parzialmente la mole poligonale e la pulizia delle texture rispetto all’originario, ma grazie alle capacità del New Nintendo 3DS il risultato è notevole, per essere su portatile. Cosa ancor più importante, la leggibilità della scena resta più che passabile, anche durante le fasi di combattimento che prevedono un HUD piuttosto invasivo, grazie allo spostamento di alcune icone (quelle della mappa e dello status dei personaggi) sullo schermo inferiore. Il tutto viene poi condito con un frame rate stabile, che garantisce un’ottima esperienza di gioco anche durante le fasi più concitate (fatta eccezione per qualche scena davvero “pesante” per il calcolo computazionale verso la fine del gioco e che, tra l’altro, presentava qualche problema anche nell’originale). Oltre alla CPU più veloce, in grado di garantire questo buon risultato visivo, unitamente agli schermi comunque più grandi di prima nella versione di base della console, possiamo promuovere anche la nuova stabilità dell’effetto 3D per quanto concerne la lettura degli scenari. L’effetto non è marcatissimo, rispetto ad altri prodotti first party, soprattutto per una pianificazione originaria del titolo che non prevedeva questo tipo di profondità prospettica, ma l’attivazione dello stesso migliora comunque la percezione degli ambienti e la stabilità offerta dall’eye tracking aggiunto nella console incentiva senza dubbio l’utilizzo della funzione. In ultima analisi, utilissimo si rivela per la fruizione di Xenoblade 3D lo stick destro aggiunto in questa revisione hardware per spostare comodamente la telecamera: fondamentale per godere appieno degli scenari da esplorare ma estremamente utile anche durante le fasi di combattimento per gestire la lettura delle posizioni dei combattenti sul terreno di lotta, questo elemento di interfaccia aggiuntivo sa restituire un ottimo feeling in termini di controllo dell’azione. In ultima analisi, per l’occasione sono stati aggiunti alcuni piccoli accorgimenti di contorno: niente di sostanziale, ma soprattutto per chi ha già goduto del gioco è senza dubbio piacevole poter sbloccare (pagando con monete Streetpass o utilizzando gli amiibo di Nintendo, in particolare Shulk ovviamente) le magnifiche canzoni della colonna sonora oppure i modelli dei protagonisti e dei loro nemici per poterli ammirare in 3D.

Xenoblade Chronicle 3D è un buon porting di un grande gioco. Nonostante l’esperienza sia più adatta a console da casa, il lavoro compiuto finisce per portare sui lidi del portatile a due schermi un gioco eccezionale capace di mantenersi in splendida forma anche in questa versione. Le aggiunte non sono sostanziali, così come le rinunce non sono significative. La base è ottima e continua a brillare anche su New Nintendo 3DS, mostrando le potenzialità esclusive di questa console sia per quanto concerne la capacità di calcolo che per quel che riguarda il sistema di controllo migliorato. Chi non avesse avuto modo di provare l’originale su Wii non dovrebbe assolutamente farsi scappare questa conversione, nell’attesa di mettere le mani sul seguito spirituale in arrivo per Wii U.

9.0

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