Mario Party 10: la recensione

Mario Party è uno dei maggiori simboli della ludoteca Nintendo, emblema con i suoi oltre 39 milioni di pezzi venduti nel mondo di quell’anima giocosa e caciarona dal sapore spensierato ed arcade tanto cara in quel di Kyoto. Così radicata nel concetto di multiplayer locale da generare ogni volta accesi dibattiti sulla possibilità di inserire o meno una modalità online che, puntualmente, viene in ogni caso negata dagli sviluppatori. Vittima principale della deriva party game generatasi sul Wii (complice la stessa Nintendo che volente o nolente ha creato competizione in casa, con la nascita del franchise Wii Party) ha finito per vedere oscurarsi la sua nomea in realtà classica sull’altare dell’ondata anti-casual generatasi durante la scorsa generazione.

Tradotto: Mario Party è sempre stato uno dei giochi più classici nell’offerta made in Kyoto, elemento distintivo dell’offerta Nintendo indirizzata all’intrattenimento da salotto largamente inteso; peccato che il quantitativo di produzioni in qualche modo assimilabili (nel target, più che nella qualità) viste a scaffale per Wii abbia finito per tracciare un solco profondo tra queste due artefatte categorie casual VS hardcore, tanto da obnobilare il giudizio su Mario Party stesso, venuto quasi a nausea per molti “esperti” del settore (più che per il pubblico, visti i successi degil episodi della scorsa generazione).

Mario Party 10.

Consci di tutto questo, in Nintendo non mollano la presa e anzi rilanciano: Mario party 10 infatti è uno dei giochi annunciati allo scorso E3, in arrivo sui nostri scaffali questo marzo, e per capire lo slancio commerciale affidato al titolo, basti pensare che sarà il secondo gioco dopo un certo Smash Bros ad avere una linea di amiibo  interamente dedicata. Quale migliore occasione, d’altronde, per continuare a spingere la collezione di statuette made in Nintendo che quella di un family game ispirato ai cari e vecchi giochi da tavolo? Ecco così in arrivo 9 nuove statuette (tra cui quella di Toad, al suo debutto in versione “figure”) con pose e basetta ispirate alla style guide di Mario Party, pronte a farsi largo sulle nostre mensole. Questi giocattoli potranno essere utilizzati nell’apposita modalità studiata per l’episodio Wii U, vicina per dinamiche alle più classiche partite del franchise: avvicinando uno dei 9 personaggi potremo sbloccare il relativo tabellone, sul quale potranno sfidarsi finoa 4 giocatori (ciascuno con il suo personaggio) in un match a turni, dove il movimento sull’area sarà indipendente per ciascun partecipante. Il feeling quindi è quello dei classici episodi delal serie, con grande enfasi posta al risultato casuale del lancio dei dadi; la nota dolente è che i tabelloni in questa modalità si presentano però piuttosto semplici e piatti, con conformazione quadrata, e pochi elementi distintivi legati all’amiibo di origine. Il risultato è una piacevole digressione nostalgia verso il tradizionale modo di giocare un Mario Party, con l’aggiunta collezionistica e diegetica dei pupazzi (usati molto anche per interagire con il Gamepad in questa modalità, come ad esempio per lanciare i dadi e raccogliere i bonus seminati sul percorso), priva di quella profonda creatività solitamente profusa sui tabelloni di gioco virtuale. Attenzione inoltre: il possesso di almeno un amiibo è obbligatorio per far partire questa modalità, per cui non potrete usare le statuette come in Mario Kart, dove lo sblocco del costume avviene una volta per tutte.

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Accanto a questa modalità a metà tra l’inedito e il classico, abbiamo invece quella chiamata proprio Mario Party: anche in questo caso potremmo descriverla come un ibrido tra innovazione e tradizione, poichè se la struttura dei tabelloni ripropone la fantasiosa interpretazione a tema Regno dei Funghi dei capitoli precedenti, va anche detto che le dinamiche di gioco sono quelle più “moderne” offerte per la prima volta in Mario Party 9 per Wii: tutti e 4 i partecipanti infatti procedono nell’esplorazione avventurosa del percorso di gioco assieme, a bordo di un mezzo di trasporto comune. Il concetto di turno permane, poichè il capo gruppo varia di volta in volta e i risultati di arrivo sulle caselle vanno a influenzare, con bonus e malus, solo ed esclusivamente lui, ma il feeling di gioco è meno legato al concetto di “gioco in scatola” e più a quello di progressione videoludica. La scoperta passo passo delle aree di gioco avviene quasi come se fossero i livelli di un platform multiplayer, senza il distacco casuale dato dal movimento indipendente dei vari giocatori. Un concetto sottolineato ancor di più dai boss di metà e di fine livello, contro i quali i giocatori dovranno procedere alleandosi. La sostanza, onestamente, non cambia così drasticamente, se non che alcuni tempi morti vengono in qualche modo ridotti, poichè a ogni turno tutti i giocatori sono attivamente interessati al risultato del lancio del dado: un lato positivo che in qualche modo svecchia e rinfresca un gioco ormai datato. Attenzione: il possesso dei Wiimote è obbligatorio per questa modalità di gioco poichè tutti i partecipanti devono interagire tramite questa periferica. Più fastidioso forse l’obbligo di sensor bar per poter affrontare alcune sfide, vincolo da tenere a mente per poter godere appieno del prodotto. Il Gamepad invece è usato in maniera curiosa e simpatica, ma non direttamente per giocare: sul suo schermo infatti potremo vedere la gabbia dove è rinchiuso Boswer, imprigionato da 6 lucchetti. Ciascun lucchetto porta il simbolo di uno dei numeri del dado: ogni volta che un numero verrà estratto dal lancio del dado, il corrispondente lucchetto verrà aperto: inutile dire che al sesto risultato l’acerrimo nemico di Mario verrà liberato e inizierà a seminare terrore lungo il percorso di gioco.

Commenti Sottoscrivi i commenti
  1. Rispondi

    Prodotto incapace secondo me di attirare grande attenzione. Il poco publico del Wii U è per lo più di appassionati e famiglie: i primi sono ormai saturi dell’intrattenimento leggero di troppe IP di Nintendo (dal DS al Wii, poi affievolitosi sull’attuale gen), le secondo sono raggiunte da stimoli di varia provenienza che ormai fanno concorrenza a questo tipo di prodotto (sia interna, con Wii Party U, che esterna da parte di prodotti diversi). La modalità Bowser è molto azzeccata, ad esempio, ma quella classica non propone grandi novità e quella coi amiibo doveva diventare il fulcro, mentre è un contorno (lo si vede dal piattume dei tabelloni sbloccati dai pupazzetti). In gruppo è divertente, ma è davvero il minimo sindacale che ci si possa aspettare da un Mario party.


  2. Rispondi

    La cosa migliore di questo gioco e’ il bellissimo amiibo di Bowser.


  3. Rispondi

    Una domanda: gli unici party che ho gicato sono Mario party ds/3ds; wii party U.
    Comstatando che gli altri capitoli di MP non li ho mai toccato me lo consigliate?


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