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The Legend of Zelda: Majora’s Mask 3D: la recensione

Dopo il certosino lavoro svolto da Grezzo con Ocarina of Time 3D, l’approdo di Majora’s Mask sulla console portatile di Nintendo era abbastanza scontato. La compagnia di Kyoto ha però giocato al meglio le sue carte e con un tempismo perfetto ha sfruttato l’irresistibile richiamo del marchio The Legend of Zelda per accompagnare l’uscita sul mercato europeo del neonato New Nintendo 3DS, con tanto di edizione limitata e bundle con la versione XL, pur essendo Majora’s Mask 3D pienamente compatibile con gli attuali modelli.

Majora's Mask 3D

Come chi segue da lustri le vicissitudini di Link e compagni ben saprà, Majora’s Mask è il seguito diretto di Ocarina of Time e uscì originariamente nell’ormai lontano 2000, rappresentando insieme a Paper Mario e alle ultime produzioni Rare il canto del cigno del glorioso Nintendo 64. A lungo ha vissuto all’ombra di quel capolavoro assoluto del suo predecessore ma nel corso degli anni è stato giustamente rivalutato, tanto da essere considerato da una nicchia di fan il miglior capitolo della saga.

Non solo Majora’s Mask eredita meccaniche di gioco, idee di fondo e cifra stilistica dall’episodio precedente, anche le vicende narrate prendono il via esattamente dalla fine di Ocarina of Time, innestandosi nella linea temporale che vede Link adulto sconfiggere Ganondorf grazie all’aiuto della Principessa Zelda e fare ritorno al suo tempo. Nuovamente bambino, l’Eroe della Leggenda abbandona il Regno di Hyrule e intraprende un lungo viaggio solitario alla ricerca di Navi, la compagna di mille avventure, da cui ha dovuto separarsi al termine di Ocarina of Time.

E’ proprio durante questo girovagare in sella alla fidata Epona che Link viene assalito da un ragazzo misterioso che indossa una strana maschera, assistito da quelle che paiono proprio due fatine Kokiri. L’aggressore si fa chiamare Skull Kid e ruba all’Eroe del Tempo la preziosissima ocarina donatagli dall’ultima discendente della casata reale di Hyrule, l’ormai unico ricordo che lo lega al suo passato. Link si getta immediatamente all’inseguimento di Skull Kid e precipita in una sorta di realtà parallela, il mondo di Termina.

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Nella dimensione alternativa la maschera conferisce straordinari poteri a Skull Kid, che trasforma il protagonista in un indifeso Deku e lo priva di tutte le sue classiche abilità. Se state pensando che le cose non possano andare peggio di così, ancora non sapete che una gigantesca luna sta per schiantarsi su Termina e che l’impatto distruttivo è previsto in 72 ore. Rispetto ad altre sequenze iniziali di Zelda, in Majora’s Mask emergono subito i temi che caratterizzano in maniera peculiare questo capitolo della serie, ovvero toni dark, pericoli sempre incombenti e una sensazione quasi opprimente di destino ineluttabile.

La struttura di base del gioco non è stata infatti minimamente intaccata nel remake in analisi, e non ci sarebbe stato alcun motivo valido per farlo. Link ha a disposizione appena tre giorni per salvare Termina, che corrispondono grossomodo a un’ora reale, e il tempo trascorre inesorabile ben scandito da un apposito contatore. C’è poco spazio per dubbi o indecisioni, dato che alcuni enigmi possono essere risolti solo in un determinato momento e degli eventi accadono unicamente in uno specifico frangente.

Per nostra fortuna grazie all’ocarina possiamo rallentare o accelerare lo scorrere delle ore a seconda delle circostanze, mentre suonando la Canzone del Tempo si ritorna all’alba del primo giorno e si possono rivivere tutte le situazioni in un loop infinito in stile Memento. Così facendo si sacrificano gli oggetti consumabili e parte dei progressi fatti, mentre non si azzera il raggiungimento di traguardi importanti come il completamento di un dungeon, non si da cioè un colpo di spugna totale a quanto fatto nel corso della sessione.

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Un’altra caratteristica unica di Majora’s Mask è l’uso intensivo delle maschere. Alcune sono fondamentali per il prosieguo della storia e vanno a modificare drasticamente le capacità di Link, conferendogli l’aspetto e i poteri di un Deku, un Goron e uno Zora, oppure donandogli abilità temporanee utili per il superamento di determinati passaggi, altre sono del tutto opzionali e legate a una serie di avvincenti sub quest, forse le migliori mai apparse in un episodio di Zelda. Se è vero che la mappa di Termina non è particolarmente estesa e che il numero di Santuari è molto più contenuto rispetto ad altri capitoli (sono solo quattro), ci sono innumerevoli compiti marginali che richiedono un’approfondita esplorazione dei luoghi più remoti e parecchi salti temporali, in grado di incollare per ore e ore alla console.

Commenti Sottoscrivi i commenti
  1. Pingback: Hyrule Warriors: con il “Hero of Hyrule Pack” si potrà giocare come Ganon - Wii U Italia

  2. Rispondi

    [...] saranno impegnati con il remake di Majora’s Mask pensato appositamente per il New 3DS (qui la nostra recensione), ma questa non sarà l’unica occasione per giocare nei panni di Link. [...]


  3. Pingback: Hyrule Warriors: con il “Hero of Hyrule Pack” si potrà giocare come Ganon | Videogiochi e Console

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    [...] saranno impegnati con il remake di Majora’s Mask pensato appositamente per il New 3DS (qui la nostra recensione), ma questa non sarà l’unica occasione per giocare nei panni di Link. [...]



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