*/ ?> Recensione di Stick It to The Man (Wii U eShop) - Wii U Italia
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Stick It to The Man: la recensione

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L’originalità va premiata. Se c’è qualcosa di cui sono piuttosto sicuro, è che a chiunque cerchi di offrire un prodotto originale, lontano dagli schemi preconfezionati dilaganti, debba essere riconosciuto il merito di essersi sforzato nel cercare soluzioni meno convenzionali. Naturalmente non è detto che tutti i tentativi vadano per il verso giusto, anzi, molte idee interessanti sulla carta si perdono per strada e sono destinate a finire in un vicolo cieco (se non direttamente in un burrone). Fortunatamente Stick It to The Man appartiene alla categoria di giochi più fortunata.

Partiamo immediatamente dalla trama del gioco. Il giocatore deve vestire i panni di Ray, il tipico ragazzo che non sembra esattamente destinato a scoprire la panacea di tutti i mali nel mondo o a distinguere facilmente la destra dalla sinistra. La sua vita cambia drasticamente quando, a seguito di uno strano incidente, si risveglia in ospedale con una vistosa benda in testa che, una volta tolta, lascia scoperto un altrettanto vistoso braccio rosa dalla forma “spaghettoidale”. Come se non bastasse, Ray è l’unico in grado di vedere la bizzarra appendice che fuoriesce dal suo cervello. Se poi si aggiunge al tutto The Man, un oscuro figuro che vuole a tutti i costi catturare Ray per riprendersi ciò che gli serve, il risultato è un guazzabuglio di situazioni una più esilarante dell’altra.

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La forte impronta che Stick It to The Man lascia è infatti data innanzitutto da una trama sopra le righe popolata da personaggi che dire strambi è riduttivo. I dialoghi (doppiati stupendamente in inglese, ma sottotitolati in italiano) sono al limite della follia, tra pazzi da manicomio, psicologi che avrebbero bisogno pure loro di una bella visitina, boss mafiosi con la passione per la disco dance, gabbiani con problemi all’intestino, Babbo Natale e persino due loschi ceffi fratelli, baffuti e con un marcato accento italiano… La stranezza non sta però solo in quello che dicono e fanno, ma anche in quello che pensano. Ray scopre infatti ben presto che la strana mano gli permette di leggere nel pensiero di chi lo circonda, che siano persone, animali o robot.

Il protagonista viene così a scoprire che non è il solo ad avere dei problemi da risolvere, ma che c’è un sacco di altra gente che vorrebbe un bel sorriso smagliante, incontrare la sua cantante preferita o avere un bell’animale da impagliare. I desideri delle persone possono essere dei più disparati (e disperati), ma tutto si può risolvere con un po’ di scotch. Anzi, un adesivo andrebbe meglio. La curiosa mano è infatti capace di raccogliere oggetti reali o solo immaginati, per poi appiccicarli nella mente di chi ha bisogno di aiuto. E per “appiccicarli” non intendo solo un qualcosa di metaforico. Il mondo in cui è ambientato il gioco è infatti costituito da vari piani di carta bidimensionali, personaggi compresi. Non bisogna però aspettarsi ambientazioni scarne e minimali, anzi, di carattere ne hanno da vendere, così come lo stile caricaturale utilizzato per i soggetti.

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Il gameplay è quindi incentrato sulle abilità dello strano braccio, comandabile con lo stick analogico destro del GamePad. Premendo i pulsanti dorsali si attivano i poteri parapsichici per la lettura della mente o si può interagire con alcuni elementi in un’area di raggio limitato, rispettivamente con il tasto L e il tasto R. Il gioco consiste nell’alternare le due azioni possibili, dapprima cercando di scoprire di cosa hanno bisogno i vari personaggi, per poi esplorare le aree di gioco e recuperare i preziosi adesivi. La bizzarria del concept è ulteriormente sottolineata dal titolo scelto dagli sviluppatori, il quale rimanda sia ad un’espressione inglese che esprime la volontà di combattere e ribellarsi alla propria condizione, sia alla possibilità di incollare (to stick) oggetti nelle mente altrui.

Ma Stick It to The Man, oltre ad essere un rompicapo, è anche un platform. Durante la ricerca degli adesivi, il ritmo sarà ulteriormente movimentato da vere e proprie fasi stealth durante le quali Ray dovrà cercare di evitare gli energumeni sguinzagliati da The Man. Per farlo potrà fare affidamento sempre alle doti dell’arto accessorio, grazie al quale è possibile aggrapparsi a delle puntine da disegno (!!!) e raggirare gli inseguitori spostandosi rapidamente di qua e di là. Per indirizzare la nostra mano supplementare si può sfruttare anche il GamePad del Wii U puntando direttamente al bersaglio prescelto: per quanto apprezzato il tentativo, risulta più facile utilizzare i controlli più classici, soprattutto nelle fasi finali del gioco, nel quale le cose si fanno piuttosto complesse, pur rimanendo comunque su livelli raggiungibili da chiunque.

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Lo stesso non si può dire per i contenuti dei dialoghi. A volte contengono riferimenti non propriamente adatti a bambini, come ad esempio riguardanti l’alcol, la sessualità o l’utilizzo di strane sostanze euforizzanti. Non è un caso che la colonna sonora del gioco, nonché la canzone di apertura e chiusura, sia Just dropped in (To see what condition my condition was in) di Kenny Rogers & The First Edition, brano che si dice racconti l’esperienza provata a seguito dell’assunzione di allucinogeni.

Insomma, avrete ormai capito che Stick It to The Man è un gioco completamente folle che, nonostante possa essere completato in poco più di 4 ore, fa della demenzialità e della schizofrenia il suo punto forte offrendo un’esperienza unica nel suo genere nell’offerta del Wii U eShop, ma più in generale sulla scena videoludica recente. Sarebbe da pazzi farselo sfuggire.

8.5

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