*/ ?> Recensione di Bayonetta 2 (Wii U) - Wii Italia
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Bayonetta 2: la recensione

<em>Bayonetta 2</em> Wii U

Pur con tutti i suoi difetti, di una cosa il Wii U non manca: i giochi in esclusiva. Endemicamente insito nel concetto stesso di console da casa made in Nintendo (tanto quanto le difficoltà nel supporto terze parti) sull’ultima nata in quel di Kyoto il concetto si è ulteriormente rafforzato ed espanso (sia rispetto al passato che rispetto alle tendenze del mercato messe in atto dai diretti competitor) non solo con i classici sviluppi first party, ma anche in ottica di nuove produzioni di collaborazione. Come Hyrule Warriors nasce dallo stretto rapporto con Koei Tecmo, come Lego City prende corpo dal taglio demografico affine tra il brand di giocattoli e quello tipico del Wii U, come Wonderful 101 sviluppa con Platinum Games una nuova IP proprietaria di Nintendo, ecco che Bayonetta 2 segna un’ulteriore sfaccettatura di questo tipo di collaborazioni.

La storia, ormai, è nota: nonostante l’ottima ricezione della critica, il primo episodio non riuscì a vendere abbastanza da rassicurare SEGA sulla pubblicazione del seguito. Così, nonostante una bozza di lavoro iniziale già avviata presso Platinum Games, la casa decise di bloccarne lo sviluppo. A quel punto, avendo comunque in mano una versione alpha del gioco, e nonostante essendo SEGA la proprietaria dei diritti del franchise, Platinum Games cercò presso altri publisher il via libera per completare il progetto. La svolta (complice probabilmente la collaborazione su Wonderful 101) avviene proprio presso Nintendo, che decide di finanziare il progetto, accollandosi anche le spese di pubblicazione e distribuzione di quello che, a tutti gli effetti, diviene un’esclusiva fatta e finita. Il primo punto quindi da prendere in considerazione è il seguente: senza Nintendo Bayonetta 2 non sarebbe mai esistito. Pertanto, diciamo grazie al publisher di Kyoto, perchè, sappiatelo: il gioco è semplicemente magnifico.

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Le vicende iniziano subito dopo la fine del primo episodio, con i protagonisti principali, da Cereza a Jeanne passando per Rodin, subito sul proscenio della narrazione: qualcosa di bizzarro sta accadendo tra angeli e demoni e le nostre streghe, ovviamente, restano invischiate nel mezzo dell’azione. L’introduzione stucchevole lascia presto il posto a un’azione mozzafiato, che mette in chiaro le cose sin dall’inizio: Bayonetta è tornata per farci girare la testa. In tutti i sensi. . Lo scontro a bordo di un jet in volo, già più volte mostrato in fiere e trailer, ci accoglie ad ali aperte, mettendoci davanti a orde di angeli pronte e farci fuori per qualche misteriosa ragione. Il tutto si risolve con combo e mosse chiaramente ispirate al primo episodio salvo che per un clamoroso, imrpovviso colpo di scena (che dà poi l’incipit a tutta la storia di questo seguito): uno dei demoni evocati da Bayonetta per eliminare definitivamente un divino avversario si rivolta contro di noi; per salvare Cereza, Jeanne si sacrifica, ma la sua anima viene strappata dal corpo e portata all’inferno. Disperata, Bayonetta si rivolge a Rodin per localizzare il luogo dove si celano gli accessi all’altro mondo per recuperare lo spirito dell’altra strega, prima che sia troppo tardi. Nel corso del gioco, la trama ricalcherà per toni e atmosfere quella del capostipite della serie, introducendo però nuovi personaggi e numerosi retroscena e flashback davvero significativi per i fan della serie.

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Il pretesto narrativo della visita all’inferno (oltre a essere il cardine attorno a cui far ruotare le vicende illustrate) offre inoltre anche numerose conseguenze a livello di gioco. Per la prima volta infatti ci troveremo ad affrontare non solo angeli, ma anche demoni, con tanto di tomo illustrativo dedicato per ciascun nuovo arrivo sul campo di battaglia. Se le schiere celesti confermano la medesima ispirazione artistica del primo episodio, i diavoli propongono un approccio più meccanico che organico, con golem infernali capaci di ricordare più gli strumenti di tortura in possesso della protagonista nel primo episodio, che i comuni avversari già affrontati. Ma la varietà dei nemici è tale che una categorizzazione risulta svilente, a fronte dell’enorme impegno profuso nella caratterizzazione estetica, ma anche ludica, di ciascun mostro. Animazioni di attacco, difesa e colpi subiti sono studiate nel dettaglio per ciascuna creatura, così come più ampie e diversificate risultano essere le armi che potremo loro prelevare una volta sconfitti.


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