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Tomodachi Life: la recensione

Ogni Mii può essere personalizzato ulteriormente dopo la sua creazione: con ogni semplice interazione (che va dal condividere un piatto di polpette ad accarezzargli la testa come fosse un Nintendog) guadagnerà esperienza proprio come in un RPG, e con ogni “Level Up” potrete insegnargli una canzone, regalargli uno strumento da utilizzare nel tempo libero, insegnargli frasi personalizzabili o cambiare l’aspetto della stanza in cui vive.

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In poche parole, il ruolo dell’utente è più vicino a quello di uno spettatore. Tomodachi Life è, fondamentalmente, una versione videoludica di Novella 2000, ovviamente senza bocce e pistolini: una sorta di serratura magica attraverso cui spiare un universo alternativo popolato da celebrità fittizie e familiari incestuosi (il Mii di mia madre si è sposato con quello di mio cugino, mentre mio marito si è sposato con Amy Farrah Fawler di Big Bang Theory!!!). In modo quasi grottescamente realistico e appropriato, potrete ovviamente perdervi in un mare di gossip e condividere foto su Twitter, Facebook o Tumblr.

Anche se l’interazione con Tomodachi Life è molto limitata, il software, sorprendentemente, da forte assuefazione. E’ merito del suo spirito comico — un tipo di comicità surreale, infantile, e sopratutto molto Giapponese. Il successo del titolo, infatti, è unicamente determinato dall’avido consumo di ogni possibile scenetta comica recitata dai vari Mii. E’ possibile assistere a notiziari TV fittizi, concerti, dichiarazioni d’amore e persino ai sogni senza senso dei personaggi, e la maggior parte di questi contenuti riuscirà senza dubbio a strapparvi più di una risata (sopratutto grazie alle vocine stridule e agli accenti bizzarri dei personaggi) grazie all’intrinseca stupidità dei contenuti e al fatto che ogni Mii è ispirato ad una persona reale.

Purtroppo, però, dopo qualche giorno questi contenuti inizieranno a ripetersi, e dopo una manciata d’ore vi renderete conto che Tomodachi Life ha un numero davvero limitato di variabili da offrire. Per questo motivo, credo che il modo migliore di utilizzare questo software sia in piccole dosi quotidiane, in modo da scoprirne assaporarne i contenuti senza fretta.

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Tomodachi Life, a causa della sua particolare natura, è un titolo difficile da consigliare ad una specifica fetta di pubbilco, e al tempo stesso è potenzialmente adatto a tutti. Non c’è un modo corretto di utilizzarlo, ed ogni giocatore avrà con esso un’esperienza totalmente diversa. Suppongo che, almeno in questo senso, sia possibile paragonare Tomodachi Life ad Animal Crossing. Resta il fatto che Tomodachi Life è, come altri titoli sperimentali di casa Nintendo, divertente e creativo, e trovo sarebbe ingiusto e limitante costringerlo in una categoria, intrappolarlo in un genere o determinare il suo valore con un voto numerico.

Sarebbe come dare un voto ad Electroplancton. Tomodachi Life è un’esperienza da provare, da vivere e condividere con gli amici — via StreetPass, via Codici QR, tramite passaparola o integrazione con i Social Network. E’ un’esperimento coraggioso.

Chissà che non si trasformi in un altro successo.


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