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Knytt Underground: la recensione

Una ragazza ha il compito di suonare sei campane gigantesche per evitare che il mondo abbia fine. Nel caso si volesse riassumere Knytt Underground in una sola frase, questo è sicuramente uno dei modi peggiori in cui si possa fare. E’ vero che questa potrebbe essere considerata la trama di base, ma descrivere un gioco del genere come un semplice platform in cui l’obiettivo è raggiungere delle zone soprelevate ed evitare attacchi nemici è davvero troppo riduttivo. Knytt Underground è anche questo, ma non solo. Parafrasando un noto modo di dire, l’importante non è la destinazione finale, ma è il viaggio che si fa per raggiungerla. Ecco che ad assumere un’importanza di rilievo è tutto il corollario di questo peregrinaggio in un mondo tanto vasto quanto affascinante.

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Il primo elemento che infatti salta all’occhio è la grande attenzione profusa nelle ambientazioni davvero suggestive. Vi ritroverete catapultati in un intrigante intrico di cunicoli sotterranei abitati dalle più diverse creature. I vostri occhi verranno deliziati da habitat uno più affascinante e diverso dall’altro: da un sottobosco ricco di funghi, ad un fiume di lava, da una foresta rigogliosa con maestosi fiori coloratissimi, ad un paesaggio marino da poter ammirare solo attraverso i vetri trasparenti di una tubatura sotteranea. Anche quando vi sembrerà di essere giunti all’aria aperta, scoprirete che quello che voi pensavate essere l’inizio del cielo non è altro che un enorme antro che, come tutti gli antri, ha un soffitto che impedisce di vedere il sole. O le stelle. Perchè non si riesce a capire se sia giorno o notte, se esista davvero tutta questa differenza svariati metri sottoterra e se il tempo non abbia deciso di interrompersi da un momento all’altro.

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L’unica cosa che riesca a farvi scongiurare questa possibilità è la vostra missione. Ogni 500 anni un eletto ha il compito di suonare le sei campane del fato prima che arrivi (di nuovo…) la fine del mondo. L’onore e l’onere questà volta è affidato al giovane folletto Mi, quella che potrebbe benissimo sembrare una comune ragazzina ma che invece è una piccola creatura non più alta di due mele. Durante il viaggio potrà essere aiutata da Cilia e Dora, due fate che rappresentano rispettivamente il diavolo e l’acqua santa. Saranno loro le portavoci del volere della muta Mi, e il giocatore potrà praticamente sempre decidere quale delle due compagne mandare avanti ad interagire con gli altri abitanti del sottosuolo, esclusivamente secondo il suo insindacabile volere. Dipende da voi scegliere se farvi rappresentare da una fata più educata e con estremo senso del pudore oppure dall’amica più ribelle dalle battute caustiche.

Qualunque sia la vostra decisione, di volta in volta dovrete soddisfare le varie richieste che vi verranno proposte. Anzi, in realtà non dovete affatto farlo per forza. Per questo dicevo che Knytt Underground è più di un semplice platform. Dal punto di vista del mero gameplay è sicuramente quello il genere di appartenenza, ma la profondità del sistema di gioco si fa sentire nella stratificazione della difficoltà delle sfide. Non siete obbligati a risolvere tutte le quest che incontrete sulla strada: alcune sono davvero toste da soddisfare, alcune sono persino opzionali (cioè utili sono al fine di leggere alcuni dialoghi fra i personaggi), altre ancora esulano completamente dalla storia in sè e sono un vero e proprio extra. I vari oggetti che riceverete vi serviranno per sbloccare le porte di accesso delle campane, ma per i giocatori meno esperti ci sono diversi modi per semplificare la situazione. La difficoltà media non è per niente bassa e scovare alcuni passaggi segreti sparsi qua e là richiede una dose di intuito, abilità e fortuna non indifferente. Se poi volete completare il gioco al 100% con tutti gli achievements… Vi auguro buona fortuna e una cover in gomma per il GamePad.

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Sarebbe infatti un peccato distruggerlo in uno scatto d’ira, dato che tra l’altro il GamePad è utilissimo nelle sezioni di gioco più complesse: un secondo schermo a vostra disposizione permette di avere inventario e (soprattutto) una mappa sempre a portata di mano così da poter decidere con cognizione di causa quale direzione non avete ancora preso in uno delle decine di bivi che vi si parano di fronte. A condire il tutto vi è anche la possibilità di controllare una palla rimbalzante di colore rosso, molto utile per raggiungere altezze elevate o per sfruttare alcune piattaforme per compiere una carambola acrobatica per evitare i laser di un robot volante. Insomma, c’è davvero di tutto in questo gioco e gli amanti più accaniti di platform non rimarranno delusi dalle sfide che gli sviluppatori lanceranno loro.

Ma in apertura vi invitavo a diffidare di chi considera Knytt Underground un semplice gioco di piattaforme, e di certo non ho cambiato idea in qualche riga. A dimostrazione di ciò voglio fare un semplice confronto: se Super Mario 3D World è classificato come PEGI 3, Knytt Underground è stato giudicato adatto a giocatori dai 16 anni in su. Non voglio assolutamente valutare i due titoli sulla base di questo criterio, ma il parallelismo mi è utile per farvi capire quanto ci sia di più nel gioco qui recensito. Il vero fascino sta nei numerosissimi dialoghi che si alterneranno con le fasi platform più tradizionali. L’avvertenza della classificazione per età è più che dovuta, dal momento che i temi trattati e i modi utilizzati non sono sempre adatti ai giocatori più giovani. Non mancano il turpiloquio e riferimenti all’ambito sessuale, all’uso di sostanze stupefacenti e all’impiego della violenza, ma non bisogna assolutamente pensare che che per questo sia un gioco becero e volgare. Anzi, le tematiche affrontate sono tutt’altro che banali.

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Il viaggio che la nostra protagonista dovrà compiere è chiaramente la metafora di un qualcosa di molto più grande. Le difficoltà affrontate sono la versione un po’ più spericolata delle avversità che ci si potrebbero parare davanti nella nostra quotidianità, magari nei momenti in cui tante, forse troppe domande fanno capolino nella nostra mente. Il tema centrale è legato alla sfera spirituale e alla ricerca di un’entità superiore che possa riunire in sè le infinite sfaccettature del mondo circostante, in modo tale da spiegare il perchè di certe parole dette o solo pensate, di certe azioni compiute o solo immaginate. La vita sembra davvero troppo complessa per essere compresa e allora sono due gli atteggiamenti che possono essere adottati: credere o dubitare. Le due fate rappresentano questa antinomia: a volte sembra prevalere la fede, altre volte la ragione, altre volte ancora entrambe vacillano nel dubbio dell’insondabilità dell’esistenza. Se poi condite il tutto con una colonna sonora sorprendente composta da musiche delicate al pianoforte come da tracce elettroniche, l’atmosfera che ne risulta è davvero magica.

Insomma, avrete ormai capito che si può trovare un po’ di tutto in questo Knytt: si parte dalla battuta irriverente per arrivare ad una mai invadente riflessione introspettiva, passando costantemente per un gameplay sempre stimolante e divertente. Prendendo in prestito un’espressione dall’ambito letterario, questo potrebbe essere definito un “gioco di formazione”, capace di emozionare come le grandi storie della carta stampata o della pellicola cinematografica sanno fare se solo gli volete concedere una possibilità.

8.5
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    [...] del Wii U rispettivamente col genialmente bizzarro Spin the Bottle e l’affascinante Knytt Underground, prende vita Affordable Space Adventures, il cui nome fa presagire l’ambientazione di gioco. [...]


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    [...] Knytt Underground (Ripstone, 3.99€ fino al 26 febbraio, invece di 8.99€) - Consigliato agli amanti di un buon platform (anche con sezioni belle impegnative) e a chi vuole vivere una divertente, caustica e riflessiva avventura che sa di mistico. Se avete qualche dubbio, perché non leggete la nostra recensione? [...]



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