Jett Rocket II – The Wrath of Taikai: la recensione

Jett Rocket, uscito su Wiiware nel 2010 per mano della software house tedesca Shin’en, fu una piacevole sorpresa. Nonostante le pesanti limitazioni del primo servizio di distribuzione digitale di Nintendo, infatti, gli sviluppatori furono in grado di confezionare un piccolo platform 3D senza troppe pretese, divertente da giocare e graficamente godibile.

Jett Rocket 2 3DS

A tre anni di distanza arriva il seguito in esclusiva sull’eShop di 3DS e 2DS, ma le maggiori possibilità offerte dalla nuova piattaforma non sono state sfruttate adeguatamente: le discutibili scelte stilistiche e la generale piattezza del level design non riescono a dare a Jett Rocket 2 – The Wrath of Taikai la spinta necessaria per elevarsi al di sopra della mediocrità.

Una volta digerito il boccone amarognolo del primo impatto, però, ci si rendo conto che non è tutto da buttare. Possiamo affermare che Jett Rocket II, semplicemente, funziona.

jett-rocket-ii-the-wrath-of-taikai-3ds-eshop_005Tralasciando l’abbozzo di trama, che come in ogni platform che si rispetti è poco più di un pretesto per saltare da una piattaforma all’altra, la struttura che regge il gioco è solida. Nei panni di Jett, impavido addetto alla manutenzione di non si sa bene cosa, il giocatore deve affrontare tre mondi composti da cinque livelli ciascuno per salvare i suoi amici droni (e il mondo, presumo) dalle grinfie di Taikai, il robot malvagio di turno. A differenza del primo capitolo, esclusivamente 3D, per il seguito è stato scelto un approccio differente che prevede l’alternanza di livelli bidimensionali e tridimensionali. I più riusciti sono senz’altro quelli a due dimensioni, piuttosto elaborati e ricchi di ostacoli che possono creare non pochi problemi anche ai giocatori più esperti. Deludono invece i livelli a tre dimensioni, con ampi canaloni deserti che collegano serie di piattaforme poco ispirate.

In generale, comunque, Jett Rocket si lascia giocare piacevolmente, merito soprattutto del sistema di controllo ben calibrato. Anche se il personaggio è di una lentezza esasperante (soprattutto nei canaloni vuoti citati qui sopra) reagisce con prontezza ai comandi impartiti, e capita raramente di sbagliare un salto. Oltre al classico salto, Jett ha a disposizione un attacco rotante che gli permette di sconfiggere i nemici e di saltare più in alto. Sparsi nei livelli inoltre possiamo trovare diversi gadget come jetpack o scafandri, necessari per superare determinate aree.

Fra un mondo e l’altro sono stati inseriti dei livelli pensati per spezzare la routine. Non mancano quindi fasi a bordo di una moto d’acqua o di una navicella spaziale che riescono effettivamente a donare un minimo di varietà al tutto. Un peccato però che siano poche e brevi, gli sviluppatori avrebbero potuto osare un po’ di più.

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La difficoltà si attesta su un livello medio. Il gioco non è mai frustrante ma può capitare di collezionare un paio di game over prima di superare una sezione particolarmente ostica. Per affrontare queste determinate sezioni con più serenità, comunque, il giocatore può tentare la fortuna in alcuni minigiochi che permettono, spendendo le celle solari raccolte nei livelli, di guadagnare vite e cuori extra.

Ma anche se i game over dovessero essere più di un paio il gioco finisce ugualmente troppo presto: i titoli di coda appaiono dopo non più di quattro ore. Una volta terminato si sblocca una modalità specchio che permette di affrontare tutti i livelli al contrario e, sebbene in alcuni punti l’effetto di straniamento può effettivamente presentare degli spunti interessanti, tutto ciò appare come una scorciatoia per raddoppiare la longevità col minimo sforzo.

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Il problema principale di Jett Rocket II, però, è il comparto visivo. Esteticamente il gioco è piatto, spoglio, brutto. I colori vengono usati con il contagocce e in ogni singolo livello di ogni mondo domina indisturbato il grigio. E la cosa più triste è che tale mancanza di attrazione visiva riesce ad oscurare anche i pochi punti di forza. Il livello tridimensionale meglio strutturato, per esempio, è composto da una serie di piattaforme grigie sospese in un ambiente completamente buio. Questo livello sembra quasi in grado di risucchiare la luminosità dello schermo della console e il level design più elaborato del solito passa inosservato. L’unico pensiero del giocatore è arrivare alla fine per rivedere il cielo azzurro e tornare a respirare.

Si possono cogliere tante buone intenzioni in Jett Rocket II. Un appassionato di giochi di piattaforme può tranquillamente trascorrere qualche ora spensierata: i laser da evitare sono parecchi e alcune aree nascoste possono spingere i giocatori più determinati a rigiocare una seconda volta i livelli. Oltretutto le musichette elettroniche non infastidiscono, anche questo è un mezzo pregio. Ma dando un’occhiata all’attuale offerta ludica del 3DS risulta difficile consigliare ai più un platform che, per quanto onesto, non è in grado di veicolare nessuna novità in termini di gameplay e che graficamente rappresenta un passo indietro rispetto al capitolo precedente. Si merita senz’altro la sufficienza, ma è lecito pretendere maggior impegno da un team talentuoso come Shin’en.

6.0
Commenti Sottoscrivi i commenti
  1. Rispondi

    È un vero peccato: provai la demo del primo Jett Rocket su Wii e mi piacque parecchio… Quando seppi che ne sarebbe uscito in seguito, ne rimasi contento, ma a quanto pare il primo è nettamente migliore :|


  2. Rispondi

    “Tralasciando l’abbozzo di trama, che come in ogni platform che si rispetti è poco più di un pretesto per saltare da una piattaforma all’altra, la struttura che regge il gioco è solida.”: poco più di un pretesto? Mai giocato a Ratchet & Clank? Sly Racoon? O soprattutto Jak & Daxter? E ce ne sono molti altri, ma forse qui si è troppo abituati a Super Mario (che attenzione, è una delle mie saghe preferite, ma non per questo un buon Platform non ha trama). Se poi avesse avuto una buona trama penso che il voto sarebbe salito a 6.5, almeno. Per il resto, il gioco non l’ho giocato, ma mi basta leggere che dura 4 orette con soli 15 livelli per farmi capire che non è l’assenza di trama il problema qui. Peccato, vedrò invece di recuperare il primo su Wii.


    • Rispondi

      Sono d’accordo, ma ciò non toglie che la trama non sia di certo ciò che ci spinge a giocare ad un platform…quindi di fatto sì, anche secondo me è poco più di un pretesto.


    • Rispondi

      Per quanto una buona trama sia senza ombra di dubbio un elemento positivo, non credo sia un aspetto determinante in un gioco di piattaforme. Io ho giocato a molti capitoli delle serie da te citate e ripensandoci ora faccio veramente fatica a ricordarmi quali fossero le vicende vissute dai personaggi. Mi ricordo perfettamente invece la ricerca di batterie nel bellissimo mondo aperto e vasto di Jak and Daxter, le frustranti fasi di volo tra gli anelli di Spyro, le bastardissime casse di Nitro di Crash Bandicoot, l’azione frenetica e I gadget di Ratchet e Clank. Per la stessa ragione, credo che un’ottima trama e personaggi ottimamente caratterizzati non siano in grado di salvare un gioco dal gameplay debole e dal level design piatto.


  3. Rispondi

    É meglio che si dedichino a fare giochi di corsa.
    F zero?


  4. Rispondi

    Ogu,é tornato a fare le recensioni,evviva! :-)


  5. Rispondi

    Graficamente è un pò anonimo, ma “piatto, spoglio, brutto”? Esagerato…


    • Rispondi

      Non saprei come altro definire un gioco che non è in grado di comunicare al giocatore un qualche senso di piacevolezza estetica. Il panorama indie ha saputo sorprenderci spesso con scelte stilistiche originali e realizzate con molta cura, e gli stessi Shin’en hanno spesso dimostrato di saper sviluppare prodotti graficamente superiori. Credo che le aspettative debbano essere più alte.


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  7. Rispondi

    Che delusione! Mi aspettavo decisamente di più dagli shin’en…


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