Devil Summoner: Soul Hackers

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Esistono due categorie di videogiocatori potenzialmente interessate all’acquisto di Devil Summoner: Soul Hackers: chi è già avvezzo alle produzioni di Atlus, la software house dietro questo gioco; e chi, invece, è semplicemente alla ricerca di un gioco di ruolo per 3DS, dopo il bel Fire Emblem: Awakening, e nell’attesa di Bravely Default. I primi possono già correre in negozio (fisico o digitale che sia), consapevoli di trovare un’esperienza familiare; i secondi, invece, dovrebbero rifletterci un po’ di più, e leggere la recensione che segue.

Devil Summoner: Soul Hackers non solo è un titolo estremo e talvolta poco accessibile, ma anche la riproposizione pressoché inalterata di un gioco uscito originariamente su Saturn nel 1997, e su PlayStation nel 1999, ed inedito in Occidente; questa versione per 3DS, quindi, è la prima in lingua inglese (il manuale di gioco è multi-lingua, ma la qualità della traduzione lascia alquanto desiderare). Devil Summoner: Soul Hackers è a conti fatti un gioco vecchio stile che porta con sé i segni del tempo, ma anche un certo fascino. Il suo stile minimalista e l’aspetto tecnico ridotto all’osso ha retto bene durante tutti questi anni semplicemente perché emblema di una direzione creativa voluta; d’altronde, già sul finire degli anni Novanta esistevano giochi di ruolo rutilanti e visivamente eccelsi, come le serie di Final Fantasy e Wild Arms. Atlus si è sempre rivolta ad una nicchia molto fedele, ed ha cercato di affinare nel tempo una formula di gioco che tecnicamente affonda le sue radici nella prima metà degli anni Ottanta.

Spookies

La struttura di gioco è infatti molto classica: esplorazione in mappe 2D attraverso lo spostamento di un cursore; esplorazione dei dungeon (non casuali ma costruiti appositamente) in prima persona, così come la visuale delle battaglie, rigorosamente a turni. Devil Summoner: Soul Hackers è a tutti gli effetti ascrivibile nel genere dei dungeon crawler, che ha visto un esponente di spicco su 3DS proprio di recente: Etrian Odyssey IV, della stessa Atlus. In questo caso, però, l’ambientazione non è fantasy, ma segue le linee di un cyberpunk quasi dimenticato dalla letteratura e dai videgiochi contemporanei. Spazio quindi a grattacieli, cavi elettrici, computer e viaggi nell’etere.

Teatro delle vicende è Amami City, una cittadina costiera sviluppata attorno a tecnologie d’avanguardia, una sorta di metropoli-modello per le generazioni future; qui, ogni funzione sfrutta un network che collega edifici e persone. Al fine di costruire questa moderna infrastruttura, il Governo ha appaltato i lavori alla Algon Soft, una compagnia di produzione software. Ed è proprio nell’etere che i protagonisti di Devil Summoner: Soul Hackers agiscono: gli Spookies sono un gruppo di hacker con base ad Amami City, formato da sei membri, tra cui l’eroe e la sua ragazza, Hitomi. Il casus belli che porta gli Spookies ad intralciare i piani dell’Algon Soft è Paradigm X, una sorta di mondo virtuale sviluppato per deliziare i cittadini di Amami City ed occupare il loro tempo libero. Ben presto vengono a scoprire che la compagnia è in realtà intenzionata a rubare le anime delle persone, ed è invischiata in attività demoniache attraverso la Phantom Society, un gruppo di pazzoidi esperti evocatori di creature soprannaturali. La trama è decisamente uno dei punti di forza del gioco, poiché decisamente dinamica e ben raccontata; nonostante le atmosfere rarefatte e spoglie, Devil Summoner: Soul Hackers propone una sceneggiatura che cattura, grazie all’ausilio di un buon doppiaggio (quasi la totalità dei dialoghi è corredato dalla voce di attori!), di numerosi flashback giocabili che rivelano piano piano i loschi affari dell’Algon Soft attraverso i suoi sicari, e di personaggi ben rappresentati. A tratti, in realtà, c’è la sensazione che gli avversari siano quasi meglio caratterizzati degli alleati; il loro ruolo finisce purtroppo in secondo piano a favore di Hitomi, nel frattempo posseduta da Nemissa, un demone dell’Algon Soft che soffre di amnesia. Il videogiocatore controlla infatti il protagonista (da tradizione muto, se non quando deve effettuare alcune scelte) e la ragazza, in numerosi ambientazioni più o meno futuristiche.

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Il cuore di Devil Summoner: Soul Hackers è però il sistema di battaglia, riassumibile con due aggettivi: veloce e strategico. Vista la grafica un po’ datata (i nemici sono sprite bidimensionali) e la natura di dungeon crawler, il gioco non presenta troppi caricamenti, e questo permette di affrontare gli scontri in maniera molto rapida uno dopo l’altro. In totale, si possono dare comandi a sei personaggi: l’eroe, Nemissa e quattro demoni, in maniera simile a quanto avviene tuttora nella serie Shin Megami Tensei, della quale Devil Summoner è spin-off. Queste creature sono sia avversari che fidi alleati; al fine di averli al proprio fianco, è necessario arruolarli (ad esempio, parlando con loro prima della battaglia, e convincendoli a passare dalla parte degli umani); poi sarà necessario addomesticarli e portarli con sé affinché acquistino fiducia. L’aspetto tattico, in questo gioco, risiede proprio nella gestione dei demoni, ognuno dei quali con diverse caratteristiche, abilità e magie; alcuni sono più inclini agli attacchi fisici, altri invece preferiscono fare di testa loro seguendo una strategia sensata, mentre altri ancora compiono scelte totalmente irrazionali. Per ottenere mostri sempre più potenti, è possibile fonderli, seguendo alcune semplici tecniche che vengono delineate nel menu e da un personaggio del gioco stesso. Effettivamente, la presenza di queste creature diaboliche è il sale di Devil Summoner: Soul Hackers: tutto si riduce a gestirli al meglio al fine di superare le battaglie più ostiche. Il loro ruolo è multi-sfaccettato: bisogna corteggiarli, crearli, e modellare le loro caratteristiche per renderli utili durante le battaglie. È molto interessante giocare sul dualismo tra i personaggi, che necessitano di un equipaggiamento classico composto da pistole, scarponi e corazze, ed i demoni, ai quali va somministrato dell’alcol per renderli (temporaneamente) più mansueti.

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All’interno della trama, la gestione dei demoni nei menu è spiegata con il COMP, apparecchio tecnologico con cui il protagonista interagisce, ed originariamente utilizzato da uno degli scagnozzi dell’Algon Soft. Grazie al COMP, ci si può addentrare in molti dei luoghi del gioco, poiché scambiati per evocatori (summoner nel gioco) della Phantom Society: da celle frigorifere a musei alla sede della compagnia stessa. Graficamente la qualità degli scenari è altalenante, ma questo è ovviamente dovuto all’età del gioco; Atlus non ha infatti rinnovato il motore grafico, e per questo motivo ci si trova dinnanzi a labirinti spogli e molto ripetitivi, che non raggiungono i livelli di Etrian Odyssey IV, sotto questo punto di vista delizioso. Fortunatamente, le mappe di gioco sono di buona qualità, ed abbastanza impegnative, nonché caratterizzate da vari enigmi di sorta, atti a spezzare il ritmo di gioco ed allungare le esplorazioni. Le differenze con il gioco originale si contano sulle dita di una mano, il che non è problematico considerando che il gioco era inedito fino ad ora in Europa; Atlus ha ricreato le sequenze animate (affidate allo studio Satellite) ed il design dei protagonisti (nelle mani del bravo Masayuki Doi), oltre ad aver inserito funzionalità legate a touch screen e Street Pass, ed alcuni nuovi demoni. La colonna sonora è invece rimasta la stessa, e colpisce per qualità ed unicità, spaziando dal rock al jazz passando per l’elettronica.

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Nonostante Devil Summoner: Soul Hackers sia un titolo indirizzato ad un pubblico di videogiocatori navigati, riesce a proporre un’esperienza godibile anche per i neofiti dei giochi di ruolo Atlus, grazie alla possibilità di aggiustare, in qualsiasi momento, la difficoltà ed alcune opzioni utili per proseguire nell’avventura (ad esempio la visualizzazione della mappa sullo schermo inferiore). La sua natura di gioco di fine anni Novanta è comunque evidente, nella rigidità del sistema di gioco e nel comparto tecnico. Se si riesce a superare il primo impatto, e si ama il genere, è probabile che Devil Summoner: Soul Hackers riesca a rapire, e le sue decine di ore della trama principale voleranno in men che non si dica. Gli appassionati dei videogiochi della software house in questione possono tranquillamente alzare il punteggio finale di un voto, mentre tutti gli altri potrebbero comunque dargli un’opportunità.

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7 Responses to Devil Summoner: Soul Hackers

  1. Laura. says:

    Troppa roba in questo periodo per prendere anche questo, spero di trovare un buco libero l’anno prossimo :(

  2. Francesco "Gazpacho" Dagostino says:

    Gran gioco! :D

  3. Supershaymin93 says:

    “Il 3ds non ha giochi” certo come no.

    • davide95 says:

      Ti stai confondendo con il wii u. Nessuno ha mai detto che il 3ds non abbia giochi.

  4. NintendaroU says:

    “uno dei migliori giochi di atlus arriva finalmente….” …dai,senza nemmeno leggere la recensione,solo dalla homepage,so già che il voto sarà positivo :c un pò di “sorpresa” dovresti lasciarcela xD

  5. Pingback: Devil Summoner: Soul Hackers | Videogiochi e Console

  6. Elias_91 says:

    Il 3ds sta prosciugando i miei risparmi…