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Attack of the Friday Monster: A Tokyo Tale: la recensione

Attack of the Friday Monsters: A Tokyo Tale narra la storia di Sohto, un ragazzino di 10 anni appena trasferitosi in un villaggio a pochi chilometri da Tokyo. È il 1971, ed in televisione impazzano gli show con protagonisti giganteschi mostri ed impavidi guerrieri spazili che cercano di fronteggiarli. In realtà, nel villaggio di Sohto pare che queste creature non siano solamente l’invenzione di un fantasioso sceneggiatore, bensì esseri reali, che compaiono puntualmente ogni venerdì sera. Gli abitanti sono ormai abituati a questi avvenimenti, specialmente i più piccoli, che fremono per assistere ogni volta alle apparizioni dei mostri.

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Scritto e diretto da Kaz Ayabe, presidente di Millennium Kitchen (la software house dietro la serie My Summer Holiday, esclusiva di Sony e mai uscita dal Giappone), Attack of the Friday Monsters: A Tokyo Tale è un racconto sotto forma di videogioco. La componente ludica non è particolarmente rilevante: si esplora il villaggio nei panni di Sohto; si parla con le persone; si raccolgono oggetti; e si gioca a carte. Niente di più e niente di meno. Detta così, sembra quindi un gioco povero di contenuti, ma non lo è: Attack of the Friday Monster: A Tokyo Tale è la perfetta dimostrazione di come gli sviluppatori giapponesi siano ancora in grado di raccontare storie intriganti, che riscaldano il cuore.

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Non è un caso che giocando all’ultimo prodotto di Level-5 della linea Guild 02 vengano in mente alcuni capolavori dell’animazione giapponese, come Il Mio Vicino Totoro dello Studio Ghibli. Da un lato, la grafica è deliziosa ed immerge il videogiocatore in un mondo affascinante e colorato; gli sfondi sono disegnati a mano, mentre i personaggi sono resi con costruzioni poligonali in cell-shading, a voler accentuare le similitudini con un anime. Dall’altro lato, Kaz Ayabe ed il suo team sono riusciti a scrivere una trama convincente ed onesta, concettualmente lontana dai fragori delle rutilanti produzioni occidentali. Con alcune venature fantasy, Attack of the Friday Monsters: A Tokyo Tale esplora le vicende dal punto di vista dei ragazzini protagonisti; questi non si sperticano in ragionamenti filosofici, come spesso accade in storie simili, ma si comportano e pensano come persone della loro età. Si costruisce un parallelo molto interessante tra le loro azioni e quelle dei genitori; senza svelare troppo, viene evidenziata la differenza tra il bambino, creativo e sognante, e l’adulto, disilluso e talvolta depresso. Ad esempio, il padre di Sohta lavora in una lavanderia, dopo aver perso un’occasione che gli avrebbe potuto cambiare la vita; il padre di Akabe, invece, è riuscito a realizzare il sogno della sua vita, ed ora si occupa di scrivere le storie per gli show televisivi dei mostri. Il legame figlio-genitore è una costante lungo l’avventura, ed è trattato con naturalezza.

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Le esplorazioni nel villaggio di Fuji no Hana portano a dialogare con diversi personaggi, alcuni dei quali piuttosto misteriosi. Ogni qualvolta avviene un evento particolare, si apre un capitolo della storia. La progressione di questi capitoli non è lineare, e per questo motivo vi è una certa libertà d’azione; sulla mappa sono indicati i luoghi da raggiungere se si vuole sbloccare il successivo spezzone di trama, e generalmente si può scegliere a quale dare la precedenza. In ogni caso, Attack of the Friday Monsters: A Tokyo Tale risulta piuttosto rigido, poiché l’obiettivo che si prefigge è di raccontare una storia. Questo si evince anche da una voce fuori campo che spunta di tanto in tanto, e che dà l’impressione di assistere ad una fiaba interattiva.

Una piccola deviazione dalla struttura del gioco è rappresentata dal gioco di carte popolare tra i ragazzini del villaggio. Per partecipare ad una sfida bisogna prima ottenere le carte, raccogliendo gemme sparse per il villaggio; questo aggiunge ad Attack of the Friday Monsters: A Tokyo Tale l’elemento del collezionismo tipico dei giochi di Millennium Kitchen, e garantisce una sottile rigiocabilità una volta terminata l’avventura. Il meccanismo del gioco di carte è semplice, e segue le classiche regole della morra cinese; si possono scambiare due carte in ogni partita, e questo fornisce un minimo di strategia. Niente di particolarmente profondo, ma perfetto all’interno del gioco stesso.

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Oltre a voler rievocare la spensieratezza dell’infanzia, Attack of the Friday Monsters: A Tokyo Tale propone una critica non troppo velata al problema dell’industrializzazione e dell’inquinamento, proprio come l’altra serie creata da Ayabe, My Summer Holiday. Fuji no Hana è un villaggio circondato dalle campagne, ma dal quale è già visibile l’espansione di Tokyo; sullo sfondo, vi sono fabbriche e camini che emettono del minaccioso fumo nero; gli sviluppatori vogliono ricordare al videogiocatore di prendersi cura della propria terra, e lo fanno attraverso coloro che più influenzeranno il futuro: i bambini.

Attack of the Friday Monsters: A Tokyo Tale non è comunque esente da difetti. L’avventura è piuttosto corta (tre ore e mezza, o quattro per terminarla), il sistema di gioco molto semplice e prevedibile, e la rigiocabilità non è affatto elevata. Inoltre, sono disponibili solamente due lingue: inglese e francese, mentre il parlato è rigorosamente in giapponese. Questo però non impedisce al gioco di Level-5 di essere una vera e propria perla sull’eShop del 3DS, ed uno dei giochi più affascinanti dell’estate videoludica. Attack of the Friday Monsters: A Tokyo Tale cerca di far leva sulle emozioni, e sui ricordi, e sarebbe bello se, al giorno d’oggi, esistessero più giochi sulla stessa scia.

8.5
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