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Retrowiitalia: Sin and Punishment

7 July 2013 - 16:07

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Talvolta accade che un videogioco sviluppato con in mente un mercato ben preciso, lì non vi esca, ma vi arrivi solamente svariati anni dopo il rilascio dell’originale, magari sotto forma di remake, o di porting emulato. È il caso di Sin and Punishment, sviluppato da Treasure in esclusiva per il Nintendo 64, ed uscito in Giappone il 21 novembre del 2000; il gioco arrivò in Occidente ben sette anni dopo, attraverso il servizio di Virtual Console del Wii. Masato Maegawa, a capo del progetto, dichiarò in un’intervista a Nintendo Power:

Sin and Punishment fu sviluppato per i videogiocatori nordamericani. Volevo rilasciarlo negli Stati Uniti, ma Nintendo non era convinta potesse vendere 500.000 copie, ed alla fine decisero di non pubblicarlo oltreoceano.

La scelta di Nintendo poteva apparire brusca, considerando inoltre che la compagnia collaborò allo sviluppo con Treasure, attraverso il R&D Department 1 (dalla quale uscirono serie come Metroid e Wario Land, tra le altre); in realtà, Conker’s Bad Fur Day deluse le aspettative (a pochi mesi dal lancio, si poteva trovare nei negozi per appena 15 dollari… una debacle visto il prezzo delle cartucce) e nel frattempo fervevano i preparativi per l’arrivo del GameCube, e quindi si decise di sacrificare il prodotto della line-up forse più debole commercialmente. Tuttavia, il gioco era già doppiato in inglese, ed i costi di localizzazione non sarebbero stati troppo elevati, visti i pochi dialoghi; le vendite in patria non furono però esaltanti (appena 38.000 copie), e questo mise una pietra sopra l’idea di far conoscere il gioco al di fuori dei confini nazionali.

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Senza entrare nel merito delle questioni aziendali, si può tranquillamente parlare di una delle più grandi ingiustizie del mondo videoludico, parzialmente mitigata dal rilascio su Virtual Console e dell’arrivo di un seguito per Wii, pubblicato su scala globale. Questo perché Sin and Punishment era non solo il canto del cigno della sfortunata console di Nintendo; non solo il suo miglior gioco d’azione; ma anche uno dei migliori giochi del periodo, invecchiato incredibilmente bene, e tuttora godibilissimo (provare per credere!). Forse non avrebbe venduto mezzo milione di copie, ma avrebbe intrattenuto i possessori di un Nintendo 64 più di Hey You, Pikachu!, ed avrebbe dato lustro ad un genere ai tempi sul viale del tramonto: gli sparatutto su binari.

Sin and Punishment è la punta di diamante di un team che ha sempre fatto tesoro dell’esperienza accumulata collaborando con questa o quella software house. Tresure è una piccola compagnia, caratterizzata da una gerarchia fluida, che prevede alcune persone assumere più ruoli (chi è direttore artistico ha voce in capitolo anche sulle scelte di design, o sulla trama, per esempio), e da risorse ridotte, e proprio per questo motivo ha spesso lavorato insieme alle grandi del settore, come Square Enix, Konami e per l’appunto Nintendo. Il marchio di fabbrica di Treasure è sempre stato l’azione arcade, specialmente nei progetti sui quali vi era più libertà creativa; sfogliando il catalogo della compagnia dalla sua fondazione, avvenuta nel 1992, fino a Sin and Punishment, si nota come la maggior parte dei giochi siano a due dimensioni; tra questi, l’hack’n'slash Guardian Heroes per Sega Saturn (1996) e lo shoot’em up Bangai-O per Nintendo 64 (1999). Silpheed: The Lost Planet per PS2, uscito giusto pochi mesi prima di Sin and Punishment, poteva contare su una grafica poligonale, ma l’azione rimaneva comunque su un unico piano.

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Sin and Punishment, quindi, rappresentava una sfida per il piccolo team giapponese: traslare l’azione adrenalinica tipica dei suoi giochi in ambienti a tre dimensioni, con un gameplay a tre dimensioni. Coadiuvati da Nintendo, gli sviluppatori di Treasure riuscirono alla perfezione nell’intento, creando un prodotto a tratti unico nel panorama videoludico giapponese del periodo, e comparabile a precursori del genere su console casalinga come Panzer Dragoon per Sega Saturn ed Omega Boost per PlayStation (sviluppato dal team di Gran Turismo!).

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Le idee del sistema di gioco sono semplici da assimilare: il personaggio si muove autonomamente lungo i livelli, ed il videogiocatori può schivare, saltare ed ovviamente sparare, utilizzando un mirino manuale, oppure un lock-on; vi è inoltre la possibilità di utilizzare un’arma bianca, il che rende i combattimenti più vari. Sin and Punishment nasce e si evolve attorno alle funzionalità del controller del Nintendo 64, e fa largo uso di ogni suo tasto e levetta; l’immediatezza del gameplay è controbilanciata da un apprendimento dei comandi che risulta sin dall’inizio decisamente tosto. A differenza degli altri giochi del genere, come i precedenti menzionati, il controllo del mirino e dei movimenti del personaggio avviene con due comandi differenti: il primo con l’analogico, ed il secondo attraverso la croce direzionale o la pulsantiera C. Il perché è semplice: in Sin and Punishment si controlla un personaggio, e non una navicella, il che rende l’esperienza di gioco ancora più spettacolare. Con il grilletto si spara, oppure si respingono i colpi degli avversari con la spada, mentre i tasti dorsali vengono utilizzati per saltare. Nonostante possano sembrare complicati, i comandi di Sin and Punishment sono gratificanti e naturali una volta addomesticati. I miglioramenti sono tangibili man mano che si rigiocano gli stage, segno della cura risposta dagli sviluppatori Treasure nella giocabilità.

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Come già menzionato, non è semplice creare uno shoot’em up su binari in 3D riproponendo lo stesso feeling dei classici da sala giochi popolari negli anni Novanta, ma il team si è decisamente superato con Sin and Punishment, ed è riuscito a proporre un level design eccellente. Si può tranquillamente parlare di un livello di padronanza del genere tale da riuscire a stabilire nuovi standard, ed influenzare il media videoludico stesso. Gli scenari di Sin and Punishment sono vivi, zeppi di azione da ogni lato, ed anticipano di anni la tendenza odierna di imitare la cinematografia hollywoodiana e la sua spettacolarità; memorabile lo stage dove si combatte a bordo di una piattaforma volante, inseguendo varie nave in fuga ed inseguiti da diversi velivoli. Terminato ogni livello, si deve affrontare un boss, ognuno caratterizzato da un punto debole, e da una strategia diversa. Come per le ambientazioni, anche questi avversari sono un crescendo di adrenalina, fino all’ultimo scontro… Sul quale è meglio non dire alcunché per non rovinare la sorpresa ai neofiti.

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Non volendo tradire la sua natura arcade, Sin and Punishment evita di dare troppo spazio alla trama, scritta e diretta dallo sceneggiatore Hideyuki Kannami. I tre protagonisti (Achi, Saki e Airan) fanno parte di un gruppo armato, il Savior Group, che ha l’obiettivo di riportare ordine in un Giappone post-apocalittico dove una specie animale creata dall’uomo per soddisfare la sempre più crescente domanda di cibo ha preso il sopravvento. I tre devono fronteggiare questa minacca bio-chimica, ed al contempo un’organizzazione di volontari inizialmente pacifici e poi rivelatisi veri e propri terroristi. Il tutto è narrato attraverso sequenze animate e dialoghi che in inglese verrebbero definiti… cheesy; difficile trovare un termine adeguato in italiano, ma si potrebbero descrivere come… volutamente scadenti. Oppure di serie B. Insomma, come definireste la trama di un qualsiasi Resident Evil? Funzionale al gioco, e coinvolgente per il poco tempo dedicatole. Sin and Punishment è una sorta di anime con venature sci-fi, ma non si propone di comunicare messaggi profondi, e non si prefigge l’Oscar per la sceneggiatura. Nella sua non-ambizione di fondo è irresistibile, perché butta nella mischia brevi sequenze che vedono i personaggi interagire tra di loro, e che fungono da collante tra uno stage e l’altro. Indubbiamente, molto del fascino rozzo della storia è dovuto allo stile di Yasushi Suzuki, che ha disegnato personaggi (Saki è persino presente come trofeo in Super Smash Bros. Brawl per Wii!) e nemici, ed alla sua ottima resa della grafica poligonale.

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Oltre al sistema di gioco, l’altro aspetto dove Sin and Punishment veramente eccelle è infatti la resa tecnica. Uscendo a cinque anni dal lancio del Nintendo 64, e con una Treasure già esperta sulla macchina, il titolo in questione ha potuto usufruire di effetti grafici particolarmente elaborati per il periodo (particellari, esplosioni e via dicendo), ed un framerate che accompagna senza singhiozzi l’azione di gioco. Alla stessa maniera, la colonna sonora composta da Toshiya Yamanaka fa il suo lavoro, e non tradisce le aspettative; se giocato ad alto volume, Sin and Punishment si trasforma in un’esperienza da cabinato a tutto tondo!

Un fattore che forse può scoraggiare i più è la durata della modalità principale: poco più di un’ora; considerando la provenienza del genere, le sale giochi, questo è da preventivare. Ma Treasure sapeva di avere a che fare con una console, e per questo motivo ha fornito tre diversi livelli di difficoltà e numerose opzioni per variare l’esperienza di gioco. A sorpresa, è persino presenta una modalità per due giocatori, dove uno controlla i movimenti del personaggio e l’altro il mirino; in questo caso, la coordinazione è essenziale e ci vuole ancora più pratica per raggiungere risultati soddisfacenti.

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Considerando il rilascio avvenuto esclusivamente in Giappone (e Cina, nel 2004!), e le poche copie distribuite, procurarsi una copia originale per Nintendo 64 può costare non poco. Fortunatamente, Sin and Punishment è tuttora disponibile sulla Virtual Console del Wii, per appena 12 euro. Inoltre, contro ogni previsione, Nintendo ha prodotto un seguito, uscito su Wii nel 2010, ed intitolato Sin and Punishment: Successor of the Skies; il gioco si trova a poco in qualsiasi negozio (appena 20 euro su Amazon), e merita decisamente l’acquisto, avendo dietro sempre Treasure. Successor of the Skies è una sorta di Sin and Punishment all’ennesima potenza: più longevo, più spettacolare, più difficile.

Con una nota di nostalgia, si può constatare come Sin and Punishment simboleggi un periodo del settore videoludico che non c’è più. Le sale giochi sono ormai sempre meno frequentate, e su console si preferiscono giochi pretenziosi privi di idee. I titoli da una partita veloce, dove il massimo del punteggio è l’obiettivo principale, vengono relegati agli smartphone, e riempiti di microtransazioni decisamente fastidiose. È per questo che l’annuncio del prossimo progetto di Treasure, previsto per 3DS, potrebbe portare uno spiraglio di speranza. E chissà che non sia Sin and Punishment 3!

 

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Si ringrazia il sito Hardcore Gaming 101 per le immagini presenti nell’articolo.

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