LA-MULANA: la recensione

La storia tra realtà e leggenda

LA-MULANA per WiiWare

La storia di La-Mulana è travagliata: il titolo nasce come Freeware per PC nel 2005, per poi venire annunciato nel 2009 per WiiWare dallo sviluppatore Nigoro; da lì però iniziano a subentrare una serie di difficoltà: il gioco infatti soffre di ritardi per poi uscire solo in Giappone nel corso del 2011. Nicalis, primo publisher a raccoglierne i diritti al di fuori del Sol Levante, lo cancella e le speranze di vederlo arrivare anche da noi tramontano. Ma ecco che entra in gioco EnjoyUp Games che decide di distribuirlo in occidente. Come spesso accade, il fascino old style, unito alle sempre misteriose dinamiche di cancellazioni e ritardi, genera buzz e hype alimentandone la leggenda, anche al di là degli effettivi meriti del titolo, facendo leva soprattutto sull’aspetto vintage e sulla fantomatica nostalgia canaglia dei bei (duri) tempi andanti.

Il gioco dietro il mistero

Arrivato finalmente alla fine del ciclo vitale del Wii, LA-MULANA ci permette di scoprire la sua essenza al di fuori del piccolo mito che gli si è creato attorno. Il titolo potrebbe essere descritto come un Metroidvania basato soprattutto sulla risoluzione di puzzle, sia legati al combattimento che – in maniera preponderante – ambientali. Attraverso le più classiche tra le meccaniche, ovvero quelle dell’action a scorrimento laterale, il gioco ci vedrà impegnati nei panni dell’avventuriero Lemeza, molto simile a un piccolo Indiana Jones, impegnato a recuperare gli studi e i misteri svelati dal padre durante l’esplorazione delle misteriose rovine di La-Mulana.

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Accompagnati prevalentemente dalla nostra fida frusta e da un laptop capace di numerosi funzioni, tra cui la mappatura degli ambienti, saremo spinti di quadro in quadro a un’esplorazione senza compromessi dell’ambiente circostante in vista di snodi cruciali. Le funzionalità del gadget elettronico, così come l’equipaggiamento di combattimento, sono espandibili nel corso dell’avventura, e la capacità di mappatura torna particolarmente utile per non perdere l’orientamento all’interno degli enigmatici e labirintici schemi di gioco.

Ci troviamo dunque davanti a dinamiche ben più che rodate che, assieme al look retrò, contribuiscono a presentare oggi un titolo dai richiami ludico-estetici che affondano le radici a cavallo degli anni ’80 e ’90. A guardar bene, la struttura a scorrimento laterale, a volte più platform come nel caso di Donkey Kong Country Returns, a volte più action come per Muramasa, è stata una delle più seguite su Wii, determinando accanto a quello casual la formazione di un pubblico di affezionati del videogioco di lunga data.

La difficoltà: tesoro tra le rovine

Ma l’elemento caratterizzante della produzione in oggetto non è tanto il genere di appartenenza o lo stile grafico. Il titolo si distingue infatti per un particolare non indifferente legato ai suoi richiami del passato: la difficoltà. LA-MULANA è difficile  per i comandi e le animazioni, che non presentano la reattività e le possibilità di modifiche “in corsa” delle nostre azioni, limitando i frame del personaggio in maniera davvero fedele rispetto al passato ma allo stesso tempo limitando il feeling di controllo sul nostro avatar, proprio come ai vecchi tempi; è difficile anche e soprattutto per il puzzle solving alla radice del gameplay, capace di mettere in scena veri e propri misteri (in linea con gli scenari, verrebbe da dire) dotati di un livello di sfida e complessità elevatissimo.  Frustrante, anche se onesto, a metà strada tra Dark Soul e MegaMan 9.

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Conclusa l’avventura

LA-MULANA è un titolo validissimo ma che forse arriva troppo in ritardo, soffrendo così della sindrome dell’auto-plagio: 7 anni fa l’operazione nostalgia era all’avanguardia, oggi questa moda che lui stesso ha contribuito a lanciare pare quasi inflazionata e ha perso un po’ della sua efficacia. Troppo spesso ci si nasconde dietro il lato “trendy” del gioco retrò per mascherare limiti (di budget, di possibilità e di aspirazioni) che se reiterati possono finire per lasciare il tempo che trovano.

Al di là di questi problemi, si scopre la genuinità della passione per approcci ludici ormai spesso dimenticati (qualcuno direbbe superati) sotto il velo della grafica e della fruizione guidata; un prodotto senza compromessi, ma non per questo ottuso o privo di qualità. Di certo non per tutti, ma questo non può (sempre) essere un difetto, e così alla fine, soffiata via la polvere dalla reliquia scoperta in fondo al labirinto, l’indie (o Indy?) che è in noi gioisce della sua conquista, stringendo a sè il tesoro (quasi) dimenticato.

8.5
Commenti Sottoscrivi i commenti
  1. Rispondi

    Metroidvania è l’aggettivo che più si adegua a questo titolo…


  2. Rispondi

    Adoro Gli Platform non lo prendero sicuramente…


  3. Rispondi

    Preso ma porca miseria s’è difficile!


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