Nintendo e Squaresoft: una burrascosa relazione – Parte prima
Si ringrazia in maniera particolare Unseen64 ed il suo fondatore, monokoma, per le numerose informazioni fornite, grazie alle quali è stato possibile redigere parte di questo articolo.

Le relazioni che intercorrono tra le compagnie di videogiochi e quelle produttrici delle piattaforme sulle quali farli girare sono da sempre uno degli argomenti più chiacchierati nelle comunità online, considerando la segretezza che avvolge contratti ed accordi tra le varie aziende; chi ha vissuto il fermento video-ludico degli anni Novanta, non potrà non ricordare con stupore e sorpresa la rottura tra Square e Nintendo, dopo oltre un decennio di proficua collaborazione, ed una quantità di capolavori da far girare la testa. Con altrettanto sbalordimento, vecchi e nuovi appassionati del media in questione hanno assistito negli ultimi anni ad un progressivo riavvicinamento, che ha visto il suo culmine nella sterminata produzione della software house su DS, ed un buon prosieguo su 3DS, con progetti laterali su Wii di un certo peso commerciale. Wiitalia cerca di far luce sulla burrascosa relazione tra le due primedonne del mercato giapponese, ripercorrendo gli avvenimenti più significativi, i semi della discordia ed i motivi che portarono alla riappacificazione, tentando di delineare le prospettive future.
Gli inizi di Square e la nascita di Final Fantasy
Fondata nel 1983 come divisione di un’azienda energetica, e diventata indipendente tre anni dopo, Square (formalmente Square Co., Ltd.) cercò sin da subito il proprio spazio nel settore video-ludico, sviluppando su PC ed in seguito sul Famicom (meglio conosciuto come NES), la prima console casalinga di Nintendo. La dirigenza riteneva fosse importante affidare a diversi professionisti lo sviluppo di videogiochi, e così assoldò programmatori, compositori e sceneggiatori affinché lavorassero su progetti comuni; tra questi, un giovane di belle speranze, che in breve tempo divenne una star conosciuta a livello planetario: Hironobu Sakaguchi.

Square durante lo sviluppo di Final Fantasy III (1988). In piedi, terzo da destra, Hironobu Sakaguchi, e settimo sempre da destra, Nobuo Uematsu.
I primi prodotti rilasciati dalla compagnia non ottennero un gran successo, nonostante riuscirono nell’intento di coprire le spese; insieme a titoli sviluppati presso altre aziende, come Thexder di Game Arts (che qualche anno dopo diede vita a Grandia) e Mystery Quest della defunta Carry Lab, vi furono progetti interni come 3-D WorldRunner e Rad Racer, entrambi per NES ed entrambi caratterizzati da sezioni in 3D da visualizzare con gli appositi occhialini presenti nella confezione.
Square, però, era alla disperata ricerca della hit con cui sbarcare il lunario e, tentando il tutto per tutto, approvò l’idea che ronzava in testa a Sakaguchi, assunto come dipendente part-time: un gioco di ruolo ispirato al già popolarissimo Dragon Quest della rivale Enix, un’ambiziosa produzione caratterizzata da una vasta mappa ed una storia ben scritta e coinvolgente. Grazie anche al supporto della rivista Famitsu, influente all’epoca come ora, Final Fantasy (questo il nome che fu dato, quasi a voler rimarcare il suo significato per la compagnia ed il game designer stesso) divenne in breve tempo un gioco da avere per ogni possessore del NES, ed il punto di svolta di una Square finanziariamente instabile.
Il NES dimostrò di essere una console capace di far registrare grandi vendite, e questo a causa della sempre crescente base installata e di un’utenza molto ricettiva; arrivarono, così, i seguiti di Final Fantasy, ma anche nuove proprietà intellettuali, come il bizzarro Hanjuku Hero (ai tempi era consuetudine sviluppare parodie dei propri titoli di punta).

Sul finire degli anni Ottanta fece capolino il Game Boy, e come ogni compagnia ben gestita che si rispettava, si pensò subito a differenziare la propria offerta video-ludica; sul mattoncino portatile, Square creò un gioco di ruolo leggero ma incredibilmente profondo: SaGa (rinominato in Occidente Final Fantasy Legend perché sì, operazioni commerciali di questo tipo esistevano anche vent’anni fa), talmente apprezzato da vedere addirittura due continuazioni. Si vocifera che Nintendo, conscia della popolarità presso i videogiocatori e della qualità dei giochi, abbia in quel periodo comprato numerose azioni di Square (nel frattempo scorporatasi in Square Soft, Inc.) tanto da garantirsi un certo potere decisionale nelle scelte effettuate durante i consigli d’amministrazione. Non a caso, la compagnia sviluppò in esclusiva per anni sulle console della compagnia di Kyoto, senza badare al fiorente mercato dei PC, o ad altre hardware house come SEGA; questo fu comunque dovuto prettamente a motivi economici, visto e considerato che NES, Game Boy ed in seguito SNES (il Super Nintendo) furono tra le piattaforme di gioco più vendute delle loro rispettive generazioni.
Arrivano il SNES ed i primi screzi
Dal punto di vista del videogiocatore, la Square dell’epoca SNES rappresentò il non plus ultra della produzione video-ludica giapponese, la punta di diamante di un processo creativo rodato a tal punto da riuscire a sfornare un capolavoro dietro l’altro. D’altronde, è possibile sindacare esperienze quali Final Fantasy IV, Secret of Mana, Front Mission e Chrono Trigger? Come i vetrai di Murano ed i liutai di Cremona, Square fu tra gli artigiani più capaci ed esperti del suo settore. Non tutto, però, era rose e fiori; spostando infatti la prospettiva sul lato aziendale, proprio in quel periodo iniziarono i primi dissapori tra la compagnia del chocobo e Nintendo. Voci di corridoio farebbero risalire il tutto all’arrivo su console casalinga di SaGa; poco prima del periodo di lancio, verso la fine del 1991, lo sviluppo di Romancing SaGa incontrò qualche problema dovuto allo scarso spazio del supporto del SNES, così Square fu costretta a chiedere a Nintendo la produzione di una cartuccia più capiente; la richiesta fu negata per ragioni sconosciute (probabilmente non fu possibile provvedere in tempi così stretti) ed il gioco uscì con qualche taglio di troppo. Ma non finì lì: qualche mese più tardi, Enix rilasciò Dragon Quest V sulla cartuccia della grandezza che serviva a Square per completare nel migliore dei modi la dispendiosa opera di Akitoshi Kawazu… Uno smacco non da poco, considerando la rivalità tra le due software house.

Il nutrito cast di Romancing SaGa… O meglio, quello che rimane dopo i tagli che Square fu costretta ad operare.
Il secondo scontro nacque sulle ceneri dell’accordo che nei primi anni Novanta Nintendo sigillò con Sony: la produzione di una periferica per il SNES con un supporto ottico proprietario, da rilasciare cavalcando il boom, su scala mondiale, dei compact disc. Come è noto, il progetto non andò a buon fine, e fu cancellato all’ultimo, con una Sony indecisa se continuarlo per conto proprio e quindi fare il suo ingresso nel settore video-ludico, ed una Nintendo ormai alleata con Philips, più elastica e permissiva sui diritti dei titoli ospitati dal supporto creato. Che ruolo ebbe Square in tutto questo? Semplicemente, il seguito di Secret of Mana era in lavorazione proprio per il SNES-CD, la periferica della discordia, e quando i piani saltarono, Square dovette ridisegnare quasi completamente la mappa di gioco ed eliminare una marea di contenuti… Un incubo per i programmatori, e per tutto lo staff, frustrato dopo aver visto mesi di lavoro andati in fumo.

A questi problemi di tipo perlopiù logistico e di scarsa comunicazione, si aggiunse il calvario che prese il nome di Super Mario RPG: Legend of the Seven Stars: teoricamente l’emblema della vicinanza tra le due compagnie, in pratica la goccia che fece traboccare il vaso.

Spin the Bottle - Trailer
Fire Emblem: Awakening sarebbe potuto essere l'ultimo della serie se le vendite non l'avessero premiato


AndryPrime
6.35 pm
Davvero un bell’articolo, ero all’oscuro di alcune informazioni, e sono sicuro che anche la prossima parte saprà stupirmi in tal senso
Nakajou
6.53 pm
Sono anche curioso dell’alleanza tra Sony e Nintendo (di cui un terzo: Philips) andato a ****e per colpa del predecessore CEO Nintendo. Per la progettazione della prima Playstation. Farete un articolo anche su questo, sono molto curioso di questo punto. Bell’articolo comunque
deveroos
7.08 pm
Grazie
sull’accordo tra Nintendo e Sony ci sarebbe da scrivere un libro, peccato che ai tempi non c’era ancora internet altrimenti sai le cose che si sarebbero trovate
fedyfausto
6.56 pm
6rispetto per Super Mario RPG, io ancora spero in un remake
galaxy999
7.17 pm
Mai mettersi contro Nintendo XDXD
arkanim94
8.08 pm
Ottimo articolo, sono impaziente di leggere il continuo.
Un cosa però:
” , i sotterfugi per svincolare il legame con Sony ed il ritorno in grande stile su DS.”
Nintendo malvagiaaaaaa!!!!!!!!
DieM
8.23 pm
Magnifico articolo, ero propio interessato a questa storia.
Anche perchè penso che SE avrebbe risolto i suoi problemi tornano insieme a Nintendo, su Wii avrebbe potuto far uscire 6 ottimi FF nel tempo in cui su PS3 stanno lavorando a Versus (e hanno lavorato al 13 che si è rivelato il peggior FF probabilmente)
KeccoGbr
8.58 pm
Io ho proprio iniziato pochi giorni fa Chrono trigger.
Questa storia già l’ho conosciuta su riviste Nintendo di qualche anno fa.
SHOTITA
5.02 pm
saggia scelta come JRPG
tapion
9.28 pm
nel prossimo parlerete di cosa è successo tra square e nintendo per kh ddd per la traduzione?
DieM
7.30 pm
Sarebbe interessante, da quel che so Square per motivi non chiari ha voluto cancellare Spagna e Italia, (anche dal sito e dal blog SE) si dice perchè non vuole avere a che fare con paesi dove è così diffusa la pirateria… bha, e allora ha cancellato gli accordi con Halifax, il distributore in italia del gioco, a quel punto la Nintendo si è offerta di distribuirlo lei stessa ma SE ha rifiutato e in spagna hanno deciso di non farlo uscire proprio.
Però i dettagli sono oscuri…
deveroos
7.45 pm
No.
Halifax distribuisce ancora i giochi Square Enix, infatti Theatrhythm è proprio distribuito da Halifax qui. Nintendo ha già distribuito in passato giochi Square Enix, come gli ultimi Dragon Quest; questo è dovuto ad accordi precedenti (della serie: sviluppi per le nostre console Kingdom Hearts, e noi ti distribuiamo il gioco in Occidente).
destiny64
11.50 pm
se mi rifanno in chiave moderna chrono trigger per Wii-U non sarebbe male.
DICKHEAD
11.54 pm
Square è stata a lungo una delle mie software house preferite, diciamo fino ai primi anni duemila, dalla fusione con Enix in avanti per quanto mi riguarda sono calati parecchio. Interesse quasi nullo specialmente per quello che hanno sviluppato in prima persona negli ultimi 2-3 anni, con qualche piacevole eccezione.
IMHO il top della loro produzione però resta sempre l’immenso Chrono Trigger.
destiny64
12.08 am
sarebbe stato bello ai tempi aver potuto giocare final fantasy 9 su Nintendo64. maledetta sony..
Antopit
9.22 am
Non dimentichiamo lo stupendo Xenogears *_*
Danes81
1.34 am
Basta ramake, basta RPG vecchia scuola, basta combattimenti a turni e basta SquareEnix (due rivali morte da alleate).
Xenoblade e The Last Story hanno tracciato, non una, ma due nuove strade per gli RPG che ora devono essere seguite.
Ovviamente, PARERE PERSONALE.
Antopit
9.23 am
Quoto.Xenoblade per me è il gioco più bello che abbia mai giocato.Tutto perfetto!!altrettanto The Last Story e,per quanto mi riguarda,anche Pandora’s Tower.
deveroos
10.00 am
Secondo me i jRPG a turni possono benissimo convivere insieme a quelli con combattimenti in tempo reale, che non è che siano una novità (Seiken Densetsu è di Square e diede proprio via al genere su console).
Danes81
11.08 am
Deveroos non è nei combattimenti in tempo reale che i due giochi che ho citato hanno rinnovato, forse è più giusto dire ravvivato, o meglio ancora rivitalizzato il genere.
(comunque Zelda è di Nintendo e uscì un bel po’ prima)
deveroos
11.42 am
Zelda non è un gioco di ruolo. Che poi anche Zelda non fu il primo nel suo filone (Xanadu lo precedette), anche se chiaramente lo portò alla ribalta.
In cosa innoverebbero Xenoblade e The Last Story? Ho citato i combattimenti a turni perché tu hai scritto basta a questo genere di battaglie
se i jRPG classici vendono ancora, e bene, vuol dire che alla gente piacciono, e quindi perché dire basta? Per me i due stili (moderno vs. classico) possono convivere, d’altronde Square non si è certo risparmiata nel portare nuove soluzioni di gioco o rinnovare le sue formule, con The World Ends With You, Crystal Chronicles e Revenant Wings.
Danes81
12.42 pm
Zelda è un Action RPG e non ho ho detto che fu il primo ma solo che viene prima dei Secret of Mana e compagnia bella. Ma comunque fà lo stesso.
Altra cosa, nel primo commento ho espresso un parere personale (non ho scritto “per me basta…” ma l’ho scritto alla fine del commento ben visibile per evitare frantendimenti).
Comunque ora dico basta visto che mi stà passando anche la voglia di commentare!
Passo e chiudo!
deveroos
1.29 pm
Ehhh, si fa per parlare e discutere dell’argomento, è ovvio che siano tutti pareri personali
comunque Zelda non è un gioco di ruolo, e non lo è mai stato; non ha un elemento uno che possa rimandarlo al genere.
Danes81
2.35 pm
Invece ha molti elementi che lo fanno appartenere al genere. Se poi al posto di dungeon ci sono città, se al posto dei cuoricini ci sono i punti esperienza, se invece di bombe e boomerang ci sono le evocazioni e i mestieri dipende solo dall’approccio che hanno diversi game designer al medesimo genere.
deveroos
3.09 pm
Il genere è chiaramente cambiato nel corso degli anni, però in Zelda mancano due caratteristiche principali dei giochi di ruolo propriamente detti: le statistiche con livelli ed esperienza annessi (e questo Zelda forse lo può avere nei cuori, ma è un po’ troppo semplicistico, perché a questo punto anche i platform hanno cose come le vite…), ed il party (giochi di RUOLO mica per niente), che in Zelda non c’è.
Danes81
11.31 pm
The Witcher, Elder Scroll, Ghotic, Sono solo alcuni giochi di ruolo in cui non esiste un party ma comunque sono giochi di ruolo.
Infatti si chiamano così perchè il giocatore si trova ad interpretare un ruolo in una storia e non in un gruppo (quest’ultima può essere una variante, ma non la regola). Questo anche molto prima che diventasse un genere videoludico.
I cuoricini (ma anche l’upgrade dell’ecuipaggiamento di Link nel proseguo del gioco) sono un abbozzo di livelli di esperienza tipici dei giochi di ruolo.
Se poi la cosa è semplicistica non toglie il fatto che Zelda appartenga al genere e mi pare strano che uno che di videogiochi ne sà sostenga il contrario.
Poi, come dici tu, la cosa si è evoluta soprattutto grazie a Squaresoft ma non solo (ad esempio Dragon Quest usci quasi un anno prima di Final Fantasy) con giochi che da una parte o dall’altra hanno preso spunto anche, dico anche, da quel capolavoro di Myamoto, andandosi via via a formare vari sottogeneri.
Ad esempio Square è stata per un bel po’ la regina dei JRPG, ma i giochi di ruolo non sono solo quelli e si distinguono per mille sfumature diverse.
deveroos
10.19 am
In realtà io sono sempre stato dell’idea che Zelda non è un gioco di ruolo, proprio perché manca di molte delle caratteristiche che nel tempo hanno creato il genere. Ritenere i cuoricini un abbozzo di esperienza mi sembra pretestuoso, vista la complessità delle statistiche che un gioco di ruolo da tavolo ha, e che quelli su computer e console cercarono di avere per appunto mimare i primi.
La stessa Nintendo lo definisce semplicemente action/adventure (http://www.nintendo.com/games/detail/QeN8TUXNTFFoys-wPlDdQbEPs1XxySY1 oppure http://www.nintendo.it/NOE/it_IT/games/wii/the_legend_of_zelda_skyward_sword_18226.html).
Concludendo, Zelda secondo me (e secondo chi lo produce a quanto pare) ha troppi pochi elementi per potersi definire un gioco di ruolo
Danes81
11.41 am
Ci avrei scommesso che avresti piazzato li quel link!
Comunque se sul sito Nintendo c’è scritto Action-Adventure, questo stà solo a dimostrare quanto sia diventato difficile catalogare il genere dei giochi di ruolo oggi, visto le moltitudini di varianti che esistono, quindi è più facile piazzarci un bel generico “avventura”, soprattutto per non confondere le idee visto che purtroppo oggi si tende a identificare i giochi di ruolo solo come giochi che offrono la possibilità di sviluppare i personaggi con i punti esperienza, dividendoli poi tra giapponesi e occidentali.
Ma erroneamente, perchè anche fuori dal mondo videoludico i giochi di ruolo non sono mica sempre stati i vari Dungeon & Dragons e simili. Ci sono sempre stati e ci sono tutt’ora giochi di ruolo da giocare da soli senza punti esperienza, ad esempio una sorta di racconti dinamici in cui la storia si modifica in base alle scelte del lettore. Ci sono giochi di ruolo dove la gente in costume, ad esempio medievale, ricostruisce eventi storici o di fantasia (senza punti esperienza anche questi).
I giochi di ruolo sono un’infinità, ma la prerogativa da cui peraltro deriva il nome è quella di interpretare un ruolo, appunto.
Comunque, restando in ambito videoludico, ripeto che Legend of Zelda ha tutte le caratteristiche dei giochi di ruolo come vengono intese oggi (il party non è una di queste, visto che molti giochi di ruolo non ce li hanno) solo molto basilari.
Forse sono così semplici per via della fissa di Miyamoto di creare videogiochi per tutti, o forse semplicemente perchè con il primo Legend of Zelda stiamo parlando di un’era pionieristica per il mondo videoludico. Se poi è rimasto così nel tempo è perchè la formula funziona bene tutt’ora.
Se risco a trovarle, ci sono delle interviste dove lo stesso Miyamoto parla di giochi di ruolo riferendosi a Legend of Zelda, o altre in cui Horii e Sakaguchi ne parlano negli stessi termini oltre a non nascondere il fatto di essersi ispirati al capolavoro di Miyamoto.
deveroos
12.22 pm
La questione secondo me è semplice: i giochi di ruolo (intesi come videogiochi) nascono con determinate caratteristiche prese direttamente dagli originali in carta e penna, e poi chiaramente a seconda del territorio si sono sviluppate le varie peculiarità. Ovviamente, nel tempo, sono nate derivazioni, ci sono stati cambiamenti e via dicendo, quindi sono nati gli action-RPG, i RPG tattici e via dicendo; il punto è che finché un gioco si distanzia per alcune caratteristiche, e ne mantiene altre (come The Witcher o Secret of Mana, per dire) si può ancora catalogare come gioco di ruolo. Nel caso di Zelda, ci si allontana bene o male da tutte le peculiarità del genere, perché l’esperienza non c’è, le statistiche non ci sono (ed i vari strumenti che Link utilizza non possono essere considerati alla pari, altrimenti anche le armi in un FPS varrebbero come tali), il party non c’è, i combattimenti sono da sempre action e non implicano le scelta di comandi se non l’attacco e l’utilizzo dello strumento e via dicendo.
Zelda quindi si distacca troppo da tutti gli stilemi del genere, e non ne mantiene pressoché nemmeno uno se non in forma semplicistica ed a tratti embrionali; non puoi assolutamente accomunare i cuoricini agli HP quando poi manca tutto il resto (statistiche per la difesa, l’attacco, etc.), che sono probabilmente una delle caratteristiche che più derivano dai giochi di ruolo in carta e penna e che, bene o male, rappresenta una delle caratteristiche che persiste maggiormente in tutte le derivazioni anche da te citate.
Aspetto con trepidazione le tue fonti, per ora però credo che la parola di Nintendo sia più che sufficiente, considerando inoltre che non manca di definire RPG quando effettivamente c’è un RPG (The Last Story, Xenoblade, persino i Mario&Luigi).
Danes81
11.50 pm
Non riesco a trovare quelle interviste nella rete.
Dovrei scansionare le pagine di vecchie riviste dove sono riportate, ma purtroppo quelle riviste sono in Italia mentre io sono dall’altra parte del mondo (ancora per un bel pò). Comunque continuo a cercare!
Un normale FPS, data la sua “linearità”, è più difficile farlo rientrare nel genere visto che la regola base del GDR è quella di dare al giocatore la possibilità di interpretare un ruolo con la “libertà” di muversi all’interno di un mondo di gioco, mondo di gioco che solitamente ha delle regole o pone dei limiti al giocatore che si trova costretto a trovare il modo di superare (che a seconda dei casi può essere trovando un arma o un oggetto, sviluppando i propri punti esperienza, risolvendo un enigma, ecc…).
Metroid, ad esempio, potrebbe rientrare nel genere.
Mi dispiace continuare a contraddirti ma pur ritenendoti una persona molto competente devo dirti che hai un’idea sbagliata sui giochi di ruolo, come quasi tutti. Cosa che ha portato Nintendo a classificare Zelda “genericamente” Avventura, per non creare confusione.
Quegli elementi che tu, come molti altri, continui a identifiacre con i giochi di ruolo in realtà non sono la regola alla base di quest’ultimo, ma solo una caratteristica diventata distintiva successivamente.
Ripeto che i giochi di ruolo non sono solo i vari D&D. Basterebbe solo andare a fare un po’ di ricerca al di fuori di Wiikipedia.
Chi sà veramente cosa sono i giochi di ruolo continuerà ad identificare giustamente Zelda in questo genere e, a suo modo, un precursore dei vari titoli anche da te citati.
deveroos
10.14 am
E quali sono, quindi, le caratteristiche che rendono Zelda un gioco di ruolo? Le anticipi, ma non le dici
no perché prima se non erro eri d’accordo con me nel dire che la statistiche sono tra le peculiarità del genere, dicendo che secondo te in Zelda erano presenti sotto forma di cuoricini… Cosa troppo semplicistica, perché allora in Mario sono presenti sotto forma di vite
Forse non avrò una cultura sconfinata sui giochi di ruolo, ma sono abbastanza sicuro che tra le caratteristiche del genere, prima cartaceo (ed in carne ed ossa) poi virtuale, vi sono la presenza dei ruoli (e non solo UN personaggio che assume UN ruolo perché allora la definizione di ruolo verrebbe a mancare; servono più personaggi e quindi più giocatori, d’altronde i giochi di ruolo si giocano in più persone) e la presenza di statistiche per i personaggi, o caratteristiche peculiari che forniscono loro diverse azioni nella storia.
Poi magari puoi illuminarmi, così scopro nuove cose
Danes81
10.53 am
Continui a sostenere una tesi sbagliata!
I giochi di ruolo non si giocano “solo” in più persone, è solo una delle varianti.
Te l’ho già detto e te lo ripeto per filo e per segno, la regola base di un gioco di ruolo è che il giocatore (che può essere uno o di più) interpreta un ruolo con la “libertà” di muoversi all’interno di un mondo di gioco, mondo di gioco che solitamente ha delle regole o pone dei limiti al giocatore che si trova costretto a trovare il modo di superare, che a seconda dei casi può essere trovando un arma o un oggetto e/o sviluppando i propri punti esperienza e/o risolvendo un enigma ecc…
Guarda un pò, Zelda ha tutte le caratteristiche che servono!
Se leggi bene, non ho mai detto che le statistiche sono una peculiarità dei giochi di ruolo (non mettermi in bocca parole non mie) ma ho solo detto che i cuoricini e l’equipaggiamento hanno la stessa funzione che hanno i punti esperienza in altri giochi di ruolo, seguendo la regola base del genere che ho sopracitato.
Stò provando ad insegnarti cose nuove ma a quanto pare sai già tutto!
deveroos
12.05 pm
Riguardo i cuoricini che fanno le veci delle statistiche… No, perché non funzionano allo stesso modo, sono solo un indicatore della vita come le vite di Mario e non hanno niente a che fare con la crescita del personaggio che ha sempre le stesse caratteristiche; riguardo le armi, questo non è differente da qualsiasi altro action, dove sono appunto le armi a fare la differenza (ed in questo caso nemmeno l’arma o lo strumento in sé, bensì l’utilizzo che se ne fa e questo avvicina Zelda più ad un gioco di strategia che ad un gioco di ruolo).
Riguardo i giochi di ruolo in sé, io onestamente non ho mai sentito la storia del gioco di ruolo da fare da solo; poi per carità esistono, ma i giochi di ruolo sono nati e resi popolari con la versione in carta e penna (e dadi), con il master ed i vari ruoli assegnati, e da lì prendono i giochi di ruolo virtuali ed i videogiochi di ruolo. Se riesci a provare il contrario, non so, fornendo qualche nome di qualche gioco di ruolo da te definito, se ne può parlare, ma ad ora non mi pare siano casi rilevanti tanto da sorreggere il legame tra il media in sé e la trasposizione nel mondo dei videogiochi.
Antopit
9.26 am
Bellissimo articolo
rissomarco
1.57 pm
Beh indubbiamente Sony ha avuto il cinismo e la capacità di soffiare il più bel capitolo (a mio parere) della saga di Final Fantasy: per quanto mi riguarda il picco toccato con quel capitolo non è stato più eguagliato dalla casa, pur producendo altri capitoli indimenticabili.
destiny64
2.47 pm
spriamo che con Wii-U la square ritorni quella di un tempo, quella delle produzioni a triplice A. E faccia titoli di grande successo su Wii-U.
speriamo perlomeno in un remake di chrono trigger e final fantasy 9 su Wii-U.. ci rigiocherei ben volentieri con grafica in HD, e touch screen.
deveroos
3.06 pm
Final Fantasy IX lo vedo improbabile essendo un titolo legato agli accordi con Sony. Per Chrono Trigger, beh, un vero seguito non sarebbe male!
DieM
7.33 pm
Io non vorrei dei remake, mi basterebbe Kingdom Hearts 3 su WiiU e FF15, e magari anche Versus, che dovrebbe (condizionale) essere bello…
Sasshi
3.46 pm
Bellissimo articolo, non vedo l’ora di leggere il seguito
Sasshi
3.53 pm
Cmq leggendo l’articolo noto che Nintendo ne ha fatte di ****ate in quegli anni, evidentemente il forte successo del NES, Snes e Game boy le aveva dato un pò alla testa.
Danes81
11.44 pm
Hiroshi Yamauchi (presidente Nintendo di allora), è stato un leader di tutto rispetto, ma forse troppo tradizionalista, poco diplomatico e non tanto aperto al cambiamento.
Probabilmente con Yamauchi non avremmo avuto Wii, Ds, Wii U, e chissà se sarebbe stato meglio?
Satoru Iwata è tutto un’altra storia e, per quanto mi riguarda, io dico “per fortuna!”
Sasshi
12.22 am
Che Yamauchi sia stato un grande leader non lo metto in dubbio, anzi la penso pure io così, però tipo il fatto che alla Square non ha concesso una cartuccia più capiente per Romancing saga mentre alla Enix per Dragon quest V si direi che è una bella offesa, che gli costava far ritardare di un pò l’uscita e far uscire un bel gioco completo?? Oppure rompere l’accordo con Sony della periferica che doveva leggere i CD favorendo così la nascita della Play station, errore caro moooolto caro che la Nintendo ha pagato amaramente per ben due generazioni di console e non contenta il N64 andava ancora a cartuccie allontanando così tutte le altre software house.
Bhe cmq è storia vecchia e con la Wii si è ripresa alla grande!!
Danes81
1.01 am
È quello che intendevo io!
Sasshi
12.42 pm
Infati come hai detto tu stesso Yamauchi era troppo tradizionale, che dici se era ancora vivo la Wii andava ancora con le cartucce?? XD
deveroos
1.10 pm
Yamauchi si starà toccando perché è ancora vivo
Sasshi
7.12 pm
Cavolo è vero che figura!! XD Non so perchè ma Yamauchi l’ho confuso con Gunpei Yokoi che è deceduto nel 1997.
Danes81
10.29 pm
O forse con Yamauchi avremmo avuto una console come le altre PS360, chi lo sà? (comunque Nintendo usa ancora oggi formati proprietari)
Per quanto mi riguarda io amo più la nuova Nintendo rispetto a quella di una volta.
Senza Wii, Ds, 3Ds, Wii U la mia voglia di console si sarebbe spenta da un bel pò.
Quindi grazie Iwata-san!
Yamauchi è talmente tradizionalista che dopo aver lasciato Nintendo si occupa di conservazione del patrimonio storico di Kyoto.
Gumpei Yokoi fù un’altro uomo chiave di Nintendo, tanto che la croce direzionale ad esempio è una sua idea, oltre ad aver creato i due giochi (saghe) che amo di più, Metroid e Kid Icarus.
Spero che Nintendi si decida a rendergli onore, magari portando i giochi del suo Wonderswan (piccolo gioiellino) sulla Virtual Console.
Sasshi
1.11 pm
Verissimo, Gunpei Yokoi era un altro genio che purtroppo è venuto a mancare per colpa di un incidente stradale
, chissà che altro avrebbe creato se era ancora in vita…
Cmq so che era un uomo molto severo, tanto è vero che tra i dipendenti veniva soprannominato “Mother Brain”.
deveroos
1.28 pm
Anche Miyamoto pare sia molto, molto severo. Forse è anche questo che porta al successo molti titoli di Nintendo, la cura maniacale per il lavoro, il rigore.
Sasshi
3.07 pm
Più che severo so che Miyamoto è riconosciuto come appunto dici tu per la cura maniacale e la perfezione che cerca di mettere in ogni titolo e si vede. Però come uomo duro e severo non me lo immagino proprio abituato a vederlo sempre sorridente XD