eShop Friday – Speciale Zelda

L’importanza di The Legend of Zelda nel panorama video-ludico attuale è stata in parte offuscata da produzioni rutilanti e realistiche, che ogni mese si riversano sugli scaffali dei negozi ed offrono un’azione frenetica benché spesso guidata.

eShop Friday: Speciale ZeldaLe avventure di Link hanno sempre avuto gestazioni più lunghe, ed una filosofia ben precisa dettata dalla volontà del creatore, Shigeru Miyamoto, e dal suo discepolo, Eiji Aonuma; sin dagli esordi, l’intento di calare i videogiocatori in un’esperienza epica ma al contempo sognante ed intrisa di fantasy (visto dagli occhi dei giapponesi) è risultato ben chiaro.

L’eShop Friday di questa settimana si inoltra, quindi, nei meandri della serie con l’offerta disponibile sul servizio di digital delivery del 3DS, occupandosi dei primi due capitoli e della prima iterazione portatile, lasciando per il momento fuori The Minish Cap, che a breve avrà uno spazio tutto suo.

The Legend of Zelda (NES) – 5 Euro

The Legend of Zelda è un adventure game, con la “A” maiuscola. Una caratteristica di cui andare fieri, ma che, purtroppo, nel corso del tempo sembra essere diventata solo un’eredità di cui non ci si vuole ricordare. Probabilmente, al giorno d’oggi, siamo troppo abituati a giochi che si propongono di immergerti in mondi da esplorare ma che in realtà non ti lasciano esplorare proprio un bel niente, per accorgersi di quanto è andato perduto nel corso degli anni. Un avventura non è una serie di dungeon messi in fila e intervallati da dialoghi che, oltre a rovinare il flow del gioco, rovinano anche il piacere della scoperta. Ed è una cosa di cui ci si può rendere conto iniziando una nuova partita a questo primo, storico capitolo della saga Nintendo.

The Legend of Zelda è un adventure game che ti prende di peso e ti sbatte in mezzo ad un mondo ostile, senza neanche una spada per combattere o un briciolo di indicazione su cosa fare o dove andare. Tutto quello che viene fornito al giocatore sono informazioni essenziali e limitate: lo scopo è recuperare 8 frammenti della triforza nascosti in altrettanti labirinti e salvare la principessa, ma le modalità sono tutte da scoprire. Purtroppo, nonostante tutti gli sforzi e la buona volontà, capiterà comunque di rimanere bloccati o non capire dove andare: gli indizi forniti dal gioco sono criptici e ridotti all’osso, difficili da cogliere anche per colpa di quanto è andato perduto nella trasposizione da giapponese a inglese, e a volte sembra che nonostante tutto sia proprio impossibile trovare quel particolare segreto senza consultare una guida. In questo punto, viene incontro al giocatore il solido gameplay del titolo che, nella sua componente action invecchiata splendidamente, rende l’esplorazione decisamente fluida e piacevole. I combattimenti coi nemici sono ben costruiti ed è importante usare bene le nostre risorse, limitando gli sprechi per non trovarci a corto di oggetti utili. Il resto poi è storia: inutile stare a sprecare parole sulle novità introdotte dal titolo, come ad esempio la gestione dell’inventario, la possibilità di mappare il pulsante B con diverse funzionalità, la composizione di dungeon, con chiavi, mappa e bussola.

Tutti elementi che sono stati poi ripresi nei capitoli successivi (e non solo), migliorati e ampliati. Se tutto questo vi attira e siete disposti ad accettare la vera sfida di questo titolo, allora verrete ripagati con un enorme senso di soddisfazione ad ogni piccola caverna nascosta o nuovo passaggio segreto scoperto. Se, invece, avete un po’ di timore nel buttarvi a capofitto in questa avventura apparentemente difficile, sappiate che ci sono tanti modi con cui potete aiutarvi: potete ad esempio recuperare la mappa originale che veniva allegata alle cartucce del NES, potete prendere carta e penna e cominciare a disegnarvi voi stessi una mappa, oppure potete anche usare la guida qua e la.

Se siete fortissimi, il gioco permette persino di giocare gran parte dell’avventura senza prendere nemmeno la spada oppure di cimentarvi con una seconda quest, diversa e più difficile. E’ importante quindi riconoscere il grande grado scalabilità del gioco, che vi permette di giocare in tanti modi diversi e vi da l’opportunità di scegliere quello che più vi aggrada senza imporre alcuno stile. È una avventura, la vostra, e come tale, siete voi a decidere il modo in cui affrontarla.

Simone “Psymon_Stark” Mattolini

Zelda II: The Adventures of Link (NES) – 5 Euro

Prima che il salto sul sistema a 16 bit per eccellenza trasformasse la timeline di The Legend of Zelda in una confusa spirale di linee temporali, le cose erano relativamente semplici per Link e compagnia.
Terminato il primo capitolo delle vicende legate alla principessa di Hyrule, infatti, Myamoto si mise immediatamente al lavoro su un sequel ambientato semplicmenete alcuni anni dopo la disfatta di Ganon.

Uscito nel 1987 per Famicom Disc (arrivò in occidente molti mesi dopo in versione “ridotta” su cartuccia), The Adventures of Link è un titolo davvero fuori dagli schemi, sia per l’epoca che per il panorama videoludico odierno, così timidamente aggrappato a meccaniche e generi collaudati all’inverosimile.
Ai tempi fece storcere il naso di chi si aspettava un semplice more of the same, ma questo strano seguito rappresentava un potente tentativo di smuovere il genere RPG, che ai tempi ancora muoveva i suoi primi passi, introducendo elementi action perfettamente miscelati con complesse mappe del mondo, dungeon, statistiche e magie.

The Adventures of Link non solo lascia il giocatore libero di muoversi in una mappa vastissima, alla ricerca di preziosi strumenti ed incantesimi per accedere a nuovi percorsi, ma permette anche di personalizzare il proprio avatar, accumulando esperienza e scegliendo quali aspetti del protagonista potenziare.
Una caratteristica, questa, mai più comparsa nella serie, così come la scelta di trasformare le sezioni esplorative a volo d’uccello in fasi platform (inserite a mo’ di easter egg in 4 Sword Adventure e Link’s Awakening) dall’aspetto più conforme alle mode in voga negli anni ottanta.
Ovviamente non si tratta di una scelta estetica dettata dalla ricerca di popolarità (anzi, sortì l’effetto contrario, lasciando gli appassionati dell’originale estremamente insoddisfatti), ma dalla volontà di rendere ancora più drammatiche le sezioni di combattimento. Link è dotato, in questo episodio, di un gran numero di mosse, e si scontra con nemici estremamente ostici che richiedono strategie di attacco ben precise.
La difficoltà di questo titolo è, dopotutto, leggendiaria, proprio a causa della capacità dell’IA di sfruttare così bene il complesso sistema di combattimento realizzato all’epoca.

Il titolo non è ancora disponibile sull’eShop (ma disponibile sulla Virtual Console del Wii), ma gli ambasciatori Nintendo possono scaricarlo gratuitamente. Per tutti gli altri, siamo sicuri non ci sarà molto da aspettare.
Consigliamo questo titolo con tutto il cuore.
Non solo perchè si tratta di un titolo unico nel suo genere, la cui eredità è stata raccolta solo da alcuni sparuti e coraggiosi sviluppatori quali Vanillaware, ma perchè il modo estremamente naif con cui tentò all’epoca di cambiare le cose, scontrandosi con la critica ed il pubblico, può essere un esempio per tutti coloro i quali sono stanchi della crisi d’idee che sta affliggendo il mercato in questi tempi bui.

Francesco “Gazpacho” Dagostino

The Legend of Zelda: Link’s Awakening DX (GameBoy Color) – 6 Euro

Se gli episodi per console casalinga di The Legend of Zelda hanno talvolta mostrato il fianco a critiche, specialmente se confrontati con sua maestà Ocarina of Time (tuttora uno dei giochi più belli di sempre secondo chi scrive), le iterazioni portatili hanno sempre mantenuto una certa costanza qualitativa tale da farli spiccare in relazione alla piattaforma di appartenenza; spesso ingiustamente considerati capitoli minori, i capitoli di The Legend of Zelda su Game Boy (e colleghi più giovani) si sono rivelati capolavori indiscutibili, in grado di racchiudere nel palmo di due mani l’essenza di una serie senza tempo, che ha da poco festeggiato i 25 anni di onorata carriera.

Iniziò tutto nel 1993, quando la compagnia di Kyoto rilasciò The Legend of Zelda: Link’s Awakening per Game Boy, il primo titolo portatile della saga; nato come un porting di A Link to the Past per NES, il progetto divenne ben presto un’esperienza a se stante, un episodio originale che da un lato riprendeva le caratteristiche dei precedenti episodi, e dall’altro calava il protagonista, Link, in una nuova ambientazione: non più la terra di Hyrule, bensì l’isola di Koholint. Il giovane eroe arriva in questo paradiso tropicale dopo un terribile naufragio, e lì verra inizialmente accudito da Marin, una ragazza del posto; per tornare a casa, Link dovrà collezionare otto strumenti (da sottrarre ad altrettante temibili creature) per poi suonarli dinnanzi ad un gigantesco uovo, dentro il quale riposa il Wind Fish, una balenottera alata guardiana dell’isola. La freschezza della sceneggiatura rimarca la volontà di distaccarsi dall’ossatura della serie principale, tentativo poi perseguito da molti dei suoi successori, The Minish Cap in primis.

Dal punto di vista del sistema di gioco, Link’s Awakening impacchetta tutto il meglio visto fino a quel momento, introducendo qualche nuova meccanica; ritornano quindi gli oggetti (con la novità, ai tempi, di poterli assegnare ai tasti A e B) e l’esplorazione dei dungeon, tra nemici ed enigmi ben congegnati; presente la componente del collezionismo, sotto forma di conchiglie, e la possibilità di saltare, utilissima nelle divertenti sezioni a scorrimento laterale, quasi a voler ricordare che sì, è un’avventura epica, ma lo è sullo stesso schermo che ha ospitato glorie come super Super Mario Land, Kirby’s Return to Dream Land e Donkey Kong. La versione resa disponibile su eShop la scorsa estate è, di fatto, il remake per Game Boy Color, rinominato Link’s Awakening DX, dotato di una veste sgargiante ed un nuovo dungeon, basato proprio sui colori.

La freschezza di questa perla si ravvisa nell’intelligente connubio tra combattimenti e perlustrazione, enigmi ed utilizzo degli oggetti; come prima iterazione portatile, si può tranquillamente dire che Nintendo sia riuscita nell’intento di stupire, e di non far mancare alcunché in un’esperienza di gioco tipicamente maestosa. La soleggiata isola di Koholint ospita quindi un’avventura piena di dettagli e tocchi di fino, personaggi memorabili (il saggio gufo in primis, lo studioso Mr. White che apparirà anche nel seguito) ed una poesia giocherellona che in qualche modo lo ravvicina a The Wind Waker e si pone come grandioso antipasto per ciò che rappresenta, a conti fatti, il culmine della serie su console portatile: Oracle of Seasons / Oracle of Ages.

Deveroos

In questo periodo di transizione, dare uno sguardo al passato è sempre una buona pratica per rendersi conto da dove la serie ha cominciato e come si è evoluta fino ad oggi, cosa si è perso e cosa invece è stato aggiunto. Per i giocatori più giovani che si sono avvicinati alla serie solamente con gli ultimi (e forse non proprio brillanti) capitoli, auguriamo quindi di trovare presto sull’eShop un’offerta sempre più completa, magari con l’arrivo di Minish Cap anche per i non-ambasciatori e l’aggiunta degli squisiti capitoli della serie Oracle, per riuscire a riscoprire questi vecchi capitoli della Hyrule Fantasy. Nell’attesa, vi consigliamo anche di controllare Four Swords Anniversary Edition, di cui potete trovare qui la nostra recensione.