*/ ?> Recensione di Metal Gear Solid 3D Snake Eater (3DS) - Wii Italia
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Metal Gear Solid 3D Snake Eater: la recensione

My name is Snake, Solid (?) Snake

Metal Gear è una serie di vecchia data, nata ai tempi delle console “a bit”, ben prima del balzo tridimensionale e mediatico dell’era PlayStation. Eppure è senza dubbio con l’avvento delle console Sony che questo brand è stato capace di lanciarsi alla ribalta dei palcoscenici internazionali più importanti, tanto di critica quanto di pubblico.

Metal Gear Solid 3D per Nintendo 3DS

Tutto questo soprattutto grazie alla guida visionaria di Hideo Kojima, game designer bandiera di Konami, capace di presentare con il primo capitolo “Solid” nel 1998 un gameplay rivoluzionario e di grande attrattiva, vuoi per l’approccio cinematografico alla narrazione (paramilitare e spionistico-complottistica) vuoi per fasi di gioco originali e profonde, vuoi per personaggi indimenticabili per caratteristiche e personalità.

Una pietra miliare del game design moderno che ha intessuto un rapporto simbiotico con le console Playstation, relegando quelle Nintendo a un ruolo secondario: sostanzialmente Twin Snakes, remake per GameCube del primo indimenticabile capitolo e Ghost Babel per GameBoy Advance, capitolo alternativo sempre al primo Solid, sono gli unici elementi di gaudio del pubblico nintendaro in questo senso.

Né il successo del Wii né quello del DS sono stati sufficienti per convincere Kojima a proporre un titolo pensato per il pubblico di Kyoto, ma qualcosa è cambiato con l’introduzione del nuovo portatile 3DS, tornando quantomeno ai livelli della precedente generazione, con la proposta del remake di un capitolo già esistente.

Snake eater

L’approdo della serie su portatile Nintendo a due schermi sceglie di riproporre una reinterpretazione del terzo episodio della serie, apparso in passato su PlayStation 2. Mantenendo le basi di gioco tipiche del brand, Kojima ci catapulta questa volta nel bel mezzo della Guerra Fredda tra Stati Uniti d’America e Madre Patria Russia in scenari che, principalmente, si articolano lungo la taiga russa passando ovviamente per gli ambienti chiusi dei grandi laboratori militari super segreti tipici della saga. Cronologicamente, la storia prende piede quindi prima dei capitoli 1 e 2, permettendoci di scoprire retroscena interessanti del filone narrativo che copre il lungo arco temporale fino al 4° episodio, soprattutto in relazione a determinati personaggi fondamentali all’interno di questo intricato dipanarsi di eventi.

Data l’estrema importanza dell’aspetto-storia per questo gioco, non entreremo in questa sede nel dettaglio, ma ci limiteremo a dire che il gioco proporrà un’alternanza piuttosto singolare tra fasi interattive e le scene animate, senza arrivare ai picchi (di frustrazione?) dei capitoli pari del brand, ma continuando comunque a proporre un ritmo molto spezzettato e poco fluido, in termini puramente ludici. Un difetto, forse, per un videogioco portatile, mutuato ovviamente dalla diversa natura originaria, ma capace di toccare notevoli picchi qualitativi su entrambi i fronti, come solo il primo episodio è stato in grado di fare. Una regia sopraffina che niente ha da invidiare a Hollywood; personaggi indimenticabili; doppiaggio (solo inglese, sottotitolato in italiano) di pregevole fattura; tutto concorre, assieme a un gameplay stealth che forse ad oggi resta imbattuto per delicatezza, precisione, dettaglio e senso di coinvolgimento nell’ambiente/mondo circostante, a creare un prodotto di prima classe assoluta.


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