*/ ?> Recensione di The Last Story (Wii) - Wii Italia
Ci siamo trasferiti qui!

The Last Story: la recensione

Bentornato, Frank

Non sono un grande fan dei fumetti Marvel, in special modo delle miniserie a base di crossover e team up, storie in cui personaggi presi da testate o universi diversi si incontrano per condividere una manciata di pagine dal forte impatto “fanboyistico-commerciale”. Punitore e Uomo Ragno, in particolare, mi sono stati sempre particolarmente indifferenti; tra le cause un’esposizione al pubblico decisamente infantile e ridotta del primo ed eccessiva e nauseante del secondo.

Eppure, in un mondo dinamico come quello del fumetto, avere un’opinione definitiva su qualcosa è sovente ingiusto, oltre che improbabile. Basta un minimo d’apertura mentale ed ecco che, nelle mani del giusto team creativo, i personaggi abbandonano la loro bidimensionalità e si colorano di un’infinità di sfumature che li rendono accattivanti, interessanti. Nel 2000, il grandissimo Garth Ennis (consigliamo caldamente il suo Preacher) scrive dodici episodi destinati a ridefinire il futuro del Punitore, costellando la sua strada di incontri con altri eroi Marvel tra cui, appunto, il buon Peter Parker, in quello che è uno dei momenti più divertenti e memorabili della mia mastodontica esperienza di lettore di fumetti. Per qualche anno, un ravveduto me stesso ha seguito le vicende di Frank Castle con grande attenzione e passione, affascinato dallo stile dello sceneggiatore Irlandese.

Bentornato, Hironobu

A pensarci un attimo, la mia storia con Mistwalker non è troppo diversa.

The Last Story per Nintendo WiiFu con un sosprio di sollievo che accolsi l’abbandono Squaresoft da parte di Sakaguchi: i suoi lavori avevano iniziato a perdere smalto – e fascino – ad una velocità impressionante. Ai tempi, non potevo ovviamente immaginare che Final Fantasy si sarebbe comunque trasformato nel terribile disastro che tutti conosciamo oggi. Quando Sakaguchi fondò Mistwalker, la line-up tutta dedicata alla Xbox 360 mi fece storcere non poco il naso. Quali compromessi avrebbero dovuto trovare i giochi di ruolo giapponesi per soddisfare il mercato della console più occidentale in circolazione? In che modo avrebbero tratto vantaggio dall’inevitabile, cronica mancanza di concorrenza? Giocando a Blue Dragon e Lost Odyssey, mi resi conto che molti dei miei timori erano fondati: Mistwalker, invece che tentare una strada differente da quella che stava inesorabilmente affossando le produzioni Square Enix, pareva aver adottato le stesse strategie fallimentari e sorpassate.

Il risultato? Titoli senza identità, che scimmiottavano impacciati glorie del passato, claudicando a causa dell’instabile ed inadeguata ossatura tecnologica.
E inevitabilmente il mio interesse per Mistwalker si spense in modo rapido ed indolore. Con una tale premessa, è facile immaginare con quanto scetticismo mi sia avvicinato a The Last Story.

Sviluppato in tandem con la traballante AQ Interactive, il nuovo RPG di Sakaguchi e soci sembrava null’altro che un ennesimo arrosto tutto fumo e niente sostanza. E invece The Last Story, malgrado un nome che per l’ennesima volta parafrasa quello della serie dei Chocobo, stringe la mano a Xenoblade Chronicles e si getta a capofitto in un aspettato turbine di innovazione, che rende ancora una volta il candido Wii unico e vero protagonista della rinascita del genere RPG.

Ma cos’è che rende questo strano crossover di compagnie un successo?
Ancora una volta, è Nintendo a fare la differenza: il modesto hardware del Wii, che funge da collante di talento in modo simile a quanto ha fatto Garth Ennis con il Punitore, ha permesso agli sviluppatori di creare un gioco senza subire l’affannosa competizione tecnica delle macchine da casa maggiorate di casa Sony e Microsoft. Il team ha potuto creare un gioco concentrandosi sul gioco stesso, sui suoi contenuti piuttosto che sulla sua apparenza e su aspetti di contorno.
E Mistwalker, finalmente, può esprimere il suo talento. Tra lo stupore generale — sopratutto dello scettico sottoscritto.

Era dai primi anni novanta che Hironobu Sakaguchi non scendeva in campo in prima persona nello sviluppo di uno dei suoi titoli. Il celebre designer, in fatti, per un quasi due decenni si è occupato semplicemente di indossare le vesti di produttore. Con The Last Story la musica cambia, e Sakaguchi torna ad occupare il ruolo di director, firmando personalmente ogni singolo minuto del gioco. La sua presenza è palpabile sin dai primissimi istanti.


Potrebbe interessarti anche...