*/ ?> Recensione di 3D Classics Kid Icarus (3DS eShop) - 3DS Italia
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3D Classics Kid Icarus: la recensione

3DS opens the wings

Kid Icarus non è certamente mai stato il più poplare tra gli IP Nintendo. Questo ha permesso alla casa di Kyoto di svecchiare la serie con gli stupefacenti risultati dell’imminente Uprising, pur senza scontentare lo zoccolo duro della ridotta nicchia di fan.

A guardare il titolo originale uscito nel lontano 1986 su Famicom Disc System, sembra assurdo di trovarsi davanti al predecessore dell’ambizioso Project Sora per 3DS.

Eppure, malgrado la sfrortunata carenza di popolarità ed i tempi di creazione strettissimi il titolo, sviluppato da alcuni tra i più grandi nomi della storia Nintendo (Intelligent Systems, Hip Tanaka, Gunpei Yokoi, Yoshio Sakamoto) era dotato di alcune caratteristiche talmente innovative da far impallidire persino un gigante del calibro di Zelda.

In occasione dell’arrivo del suo succulento successore, Nintendo ed Arika hanno ben deciso di graziare l’utenza 3DS più affezionata con un remake 3D del titolo visto su NES.

Finalmente disponibile anche sull’eShop, è stato inizialmente distribuito in esclusiva per tutti gli utenti che hanno registrato due titoli presi da una lista pubblicata sul portale online Nintendo entro il 31 di Gennaio in Giappone ed Europa. Per gli sfortunati amici Americani, apparentemente, sarà “regalato” solo a chi preordinerà Kid Icarus Uprising.

Siamo comunque certi che un prodotto di questo calibro non tarderà a farsi vivo anche per il resto dell’utenza 3DS.

Icarus would know

Kid Icarus è uno strano titolo. Giocandolo si ha l’impressione di avere a che fare con una bestia dimenticata dalle complesse meccaniche evolutive che hanno portato il mondo dei videogiochi a trasformarsi rapidamente dall’anno della sua uscita, il 1986, ad oggi, una sorta di anello mancante della darwiniana timeline videoludica.

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Il gioco si apre con uno degli innumerevoli stage a scorrimento verticale. Similmente a quanto accade in titoli quali Donkey Kong o Ice Climbers, infatti, dovremo aiutare Pit a scalare letteralmente enormi stage, che si estendono per metri e metri d’altezza, ovviamente popolati da un gran quantitativo di creature ostili dotate di pattern di movimento e attacco davvero antipatici, pefettamente in linea con i canoni di difficoltà di un prodotto dell’epoca.

Ovviamente, contrariamente ai due titoli sopra citati, Kid Icarus sfoggia caratteristiche decisamente più platform: abbondano dunque salti da calcolare al millimetro e pericoli di vario genere da schivare facendo uso dell’elevata agilità del protagonista, mentre l’arma principale con cui affrontare gli avversari sarà un arco con cui sparare frecce non solo frontalmente, ma anche verso l’alto.

Fin qui nulla di eccessivamente inusuale, se non fosse che, sin da subito, viene offerta al giocatore la possibilità di esplorare piccoli ambienti opzionali sotto forma di quel che all’apparenza sono solo stanze bonus, ma che ben presto si rivelano ricche di preziosi power up utili per migliorare le statistiche del personaggio ed il suo arsenale, proprio come in un RPG.

Di livello in livello il nostro eroe si potenzierà con risultati non troppo differenti da quanto accade alle navicelle degli sparatutto alla R-Type.

Raccogliendo reliquie e tesori, infatti, non si limiterà ad incrementare difesa e punti ferita, ma otterà uno scudo di fuoco che gli ruoterà attorno proteggendolo dal contatto con i nemici, oppure dei potenziamenti per il range d’attacco delle frecce.

Questi si attiveranno automaticamente, e permetteranno in particolare di affrontare con maggior facilità un altro tipo di stage, quelli a scorrimento orizzontale, gremiti di set di creature completamente differenti, in alcuni casi dotati di abilità davvero fastidiose (come ad esempio quella di rubare item dal nostro prezioso inventario).

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Ogni “mondo di gioco” si conclude, poi, con un dungeon da esplorare, con tanto di mappa, stanze segrete e…personaggi “joinabili” per ottenere aiuto nelle ostiche boss battle.

Insomma, Kid Icarus è un titolo imprevedibile e vario, stupefacente in quanto a ricchezza di situazioni e complessità, in special modo se si pensa al periodo storico in cui è uscito e ai ristrettissimi tempi di sviluppo di cui ha sofferto.


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