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Resident Evil: Revelations: la recensione

Resident Evil: tradizione e innovazione

Resident Evil: Revelations - Artwork 1Resident Evil è una delle saghe più famose del mondo dei videogiochi. Creata da Mikami sotto egida Capcom, ha nutrito di divertimento e paura milioni di fan da oltre 15 anni a questa parte, lungo un percorso narrativo e ludico articolato su più giochi.

Entrato nell’immaginario collettivo grazie al sapiente uso di inquadrature, nemici e clichè tratti dal cinema horror, con il 4° capitolo “main” decise di rinfrescare le proprie dinamiche ludiche introducendo alla massa il concetto di TPS (third person shooter), sdoganandolo in un prodotto capace di far gridare al capolavoro numerosi appassionati.

Non tutti, però, furono contenti della strada intrapresa: inquadrature fisse e giochi di vedo-non vedo lasciarono il passo ad ambienti dalla visuale più dinamica; i lenti zombie e le poche munizioni furono soppiantati da orde di nemici più senzienti ed atletici da falciare con un discreto armamentario; personaggi e trame del passato divennero pallidi ricordi da lasciarsi alle spalle appannaggio di un’azione più leggera.

Ma se tutto ciò si tradusse, in quel capitolo, nella creazione di una nuova pietra miliare dello sviluppo videoludico giapponese, la delusione fu ben più pesante da superare con il 5° episodio. Incapace di muoversi con delicatezza sul filo dell’equilibrio tra horror e azione, tra passato e futuro, complice anche la dipartita del padre della serie, il nuovo titolo, basato sulla coop online tra due protagonisti contemporaneamente a schermo, lasciò l’amaro in bocca praticamente a tutti coloro che da tempo era affezionati al brand. Ottimo gioco, ma pessimo Resident Evil, il 5 sembrava segnare la fine di quel filone “survival” che tanto aveva appassionato i fan di vecchia data.

Poi, come fulmine a ciel sereno: Revelations. Esclusivo per 3DS. E la speranza torna a farsi sentire.

Horror

In Revelations alcuni frangenti di gioco strizzano l’occhio, in maniera evidente, sia alle radici della serie che a Dead Space, vero erede dei fasti antichi della serie made in Capcom.

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Numerosi sono i momenti di piacevole deja-vu, tra ambienti vittoriani finemente ammobigliati, ma intrisi di sangue e ruggine; corridoi stretti, bui e solitari, animati da angustianti rumori e lamenti di sottofondo; scarsità di munizioni ed erbe guaritrici contro nemici numericamente soverchianti.
Il ritmo di gioco poi è molto vicino al passato, in questi momenti di esplorazione: la forza dei nemici e l’esiguo numero di strumenti per opporsi ad essi, ci spingeranno spesso e sovente a studiare adeguatamente la mappa, dopo aver memorizzato il numero e il posizionamento dei mostri. Una volta fatto ciò, saremo pronti ad aprire la porta davanti a noi e passare dalla zona sicura a quella infestata: partirà così uno slalom fatto anche di agili schivate (nuova mossa introdotta per l’occasione: circle pad + tasto B al momento giusto) per raggiungere un’altra porta che ci condurrà nell’area/stanza successiva. Sempre che tale porta sia aperta, o a patto di aver trovato in una zona precedente la giusta chiave: un altro gradito ritorno infatti è quello degli emblemi e delle chiavi stemmate da ritrovare per poter proseguire nell’esplorazione dell’ambiente circostante, con tanto di backtracking che ci condurrà più volte lungo le stesse aree della nave da crociera su cui si svolge gran parte dell’avventura, per poter recuperare un determinato oggetto/arma o per poter accedere a una nuova sezione della mappa. Se accanto a questo mettiamo anche alcuni piccoli mini-giochi necessari per interagire con serrature varie, ecco che il senso di ritorno alle origini c’è, concreto e innegabile.

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Accanto a questi elementi nostalgici, ma assolutamente ben strutturati e benvenuti, troviamo poi lo scanner: nuovo oggetto a nostra disposizione che permetterà di esplorare gli ambienti alla ricerca di oggetti nascosti (munizioni, ma anche “obiettivi” necessari per sbloccare alcuni “Achievment” di cui parleremo in seguito): calcolando che al raggiungimento di una data percentuale di scannerizzazione riceveremo anche una preziosissima erba curativa, a patto di mettere a repentaglio la nostra incolumità scannerizzando i nemici che ci stanno alle calcagna, capiamo come l’introduzione di questo strumento si sposi alla perfezione con il senso di paura che Capcom ha sapientemente saputo ritrovare all’interno di questa incarnazione dello storico brand.


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