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The Legend of Zelda: 25 anni di magia

La musica ha il potere di creare un legame indissolubile con chi l’ascolta. Per sua natura è immateriale, e proprio per questo motivo riesce più di ogni altra espressione artistica a “dare forma” alle emozioni. Poco importa se a riprodurla ci sia un vetusto sintetizzatore audio oppure un’orchestra sinfonica: la musica diventa una straordinaria madelaine che colpisce dritta al cuore.

Zelda - Concerto Sinfonico per il 25° Anniversario - Londra

Molto tempo è passato da quando Link ha vissuto la sua prima avventura. Era il lontano 1987. Un mucchietto di pixel colorati e una manciata di striduli suoni elettronici davano vita ad una magia della quale ancora oggi, a quasi venticinque anni di distanza, ci troviamo a parlare. Una magia che si manifesta e vive attraverso quell’incredibile medium chiamato videogioco.

Per celebrare il venticinquesimo anniversario di Zelda Nintendo decide di dare un po’ più di ordine a questo mondo andando a unirne due che, per troppi motivi, sono ancora molto lontani. Dopo aver fatto tappa a Tokyo e a Los Angeles, il quadro si chiude (temporaneamente?) nella città europea per eccellenza – Londra – dove la Royal Philharmonic Concert Orchestra tiene un concerto di musica classica basato su una figura leggendaria e sulla sua epica ricerca. Non rievoca L’anello dei Nibelunghi ma The Legend of Zelda; non celebra Wagner, ma un videogioco. Non è una cosa che accade spesso.

Eiji Anouma, storico producer della serie, sale sul palco e dopo aver ringraziato gli astanti e lanciato una frecciatina verso coloro che hanno registrato e caricato su Youtube il concerto di Los Angeles, apre la serata introducendo Eimear Noone, la direttrice d’orchestra. Il pubblico è entusiasta e Anouma si becca un applauso per ogni singolo periodo per lui tradotto dall’interprete. É il turno della Noone e questa volta gli applausi si spostano sulla sua orchestra.

Ospite d’eccezione della serata, sale sul palco anche Zelda Williams, diventata famosa tra i nintendari per via di quei simpatici spot televisivi registrati assieme al padre Robin. Nonostante sia visibilmente nervosa, scherza e si diverte con il pubblico salendo e scendendo dal palco per presentare alcuni brani. Se la sua presenza può sembrare in un primo momento del tutto inutile e, diciamolo, anche un filino fuori luogo, si rivela invece decisamente funzionale per il contesto della serata: ad un certo punto, infatti, Zelda accenna alla sua infanzia – introversa e per ovvi motivi, immaginiamo, anche piuttosto solitaria – e parla di quanto i videogiochi siano stati importanti per lei. L’emozione c’è, è genuina, palpabile, e contagia il pubblico che l’applaude calorosamente mentre si congeda.

Elencare i brani presenti in scaletta sarebbe superfluo. Quel che è importante sapere è che in un determinato lasso di tempo, davvero inquantificabile da parte di chi scrive, l’orchestra volteggia avanti e indietro attraverso i venticinque anni della saga, creando un senso di omogeneità ed armonia assoluta attraverso movimenti dedicati anche a episodi diversi uniti tra loro. Alla fine stiamo parlando dell’eroe del tempo e della sua principessa da salvare, è questa la leggenda; poco importa se questo avviene nei cieli, in vaste praterie o sull’oceano.

Movimento dopo movimento, l’orchestra rievoca venticinque anni di magia, di avventura, di amore, di scoperta; e lo fa attingendo a piene mani dai cuori di ciascuno degli spettatori presenti in sala, mettendoli a dura prova. Un’operazione di questo genere, infatti, fa leva principalmente sull’effetto nostalgia, perché quando ti trovi a riascoltare la musica di un videogioco che hai amato negli anni ottanta vieni sbattuto violentemente indietro nel tempo e realizzi che sono passati davvero tanti anni. L’intero concerto è un viaggio prima che nella Leggenda dentro se stessi.

Durante l’esecuzione del movimento dedicato a The Wind Waker, l’episodio che secondo chi scrive raccoglie il miglior accompagnamento musicale della saga, è davvero difficile non tanto evitare che gli occhi si inumidiscano, ma proprio di scoppiare in lacrime. E, tanto per dare una vaga idea a chi legge della portata emozionale della serata, ci troviamo soltanto al terzo brano in scaletta.
Il concerto prosegue e l’orchestra spazia tra passato e presente dilatando sì il tempo, ma arrivando inevitabilmente ad un trionfale epilogo basato sul tema originale, ed è qui che il pubblico letteralmente impazzisce.

Sembra tutto finito, quando a sorpresa sale sul palco il maestro Koji Kondo e interpreta una struggente versione del Grandma’s Theme (il tema della nonna) tratto sempre da The Wind Waker. Ed è qui che si comincia a tornare alla realtà, quando la mente che ha concepito tali meraviglie si manifesta come uomo e ringrazia, emozionatissimo, il pubblico. Cavalcando l’onda di applausi risale sul palco anche Anouma che interrompe definitivamente la magia parlandoci di Skyward Sword, l’ultimo esponente della saga di imminente pubblicazione. È proprio con l’esecuzione del suo pomposo tema che si chiude la serata.

Il viaggio è finito, con il sapore della madelaine ancora vivido torniamo al presente, consapevoli del fatto che Nintendo è responsabile di averci marchiato a fuoco nel nostro profondo.

È stato un concerto meraviglioso.

Un ringraziamento doveroso va a Francesca e Simona di Nintendo Italia, nonché ai compagni di viaggio Roberto, Fabio, Alessandro, Andrea, Alessandro e Daniele.


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