3DS e Nintendo: è davvero crisi?

Il sensazionalismo dei numeri e la loro libera interpretazione

La notizia ha fatto immediatamente il giro del mondo ed ha infiammato le comunità di videogiocatori, nonché il mondo della finanza, sempre attento ad ogni dichiarazione che potrebbe avere un qualche impatto sui mercati; dal pessimismo più assoluto di persone che già pensano ad una Nintendo in bancarotta e che fantasticano sul lancio di una nuova piattaforma portatile il prossimo anno, all’ondata di ottimismo che vede riconsiderare l’acquisto della console, le reazioni sono ad ora piuttosto contrastanti. Ma una particolarità lega i discorsi che circolano in rete, e spesso l’atteggiamento degli investitori: la mancanza di una visione generale che vada oltre il breve periodo, e la scarsa memoria che porta il passato, anche recente, ad essere dimenticato in fretta.

In primis, è del tutto comprensibile che coloro i quali comprarono la console al lancio, o nei quattro mesi successivi, possano essere adirati; è altresì vero che Nintendo sta pensando ad un programma di compensazione esclusivo che li interessarà, ma rischi di questo tipo non sono una novità per i cosiddetti early adopter, specialmente nel settore dei prodotti tecnologici, e la consapevolezza di incorrervi si accompagna alla volontà dell’acquisto a volte compulsivo. Non è infrequente che una versione riveduta e corretta venga rilasciata a poco tempo di distanza dal lancio di un apparecchio elettronico: in Europa il DS Lite uscì esattamente un anno dopo il DS, e lo stesso è recentemente accaduto con l’iPad 2 di Apple; similarmente, è lecito aspettarsi una riduzione del prezzo, seppur in questo caso sia stata a tutti gli effetti repentina e considerevole.

Hiroshi Yamauchi

"il valore delle azioni di Nintendo è sceso del 12% in appena 24 ore, implicando una perdita di oltre 500 milioni di dollari per Hiroshi Yamauchi, il maggior azionista della compagnia"

Inoltre, presso il pubblico dei meno informati, i risvolti finanziari hanno avuto grande risonanza: il valore delle azioni di Nintendo è sceso del 12% nella Borsa di Tokyo in appena 24 ore, il che ha implicato una perdita di oltre 500 milioni di dollari per Hiroshi Yamauchi, il maggior azionista della compagnia (nonché nipote del fondatore); è stato poi confermato che Iwata si sarebbe ridotto del 50% il suo compenso annuale, e tagli di entità simile hanno interessato gli altri dirigenti principali. Nell’insieme, se questa sequela di notizie può apparire particolarmente nefasta, a conti fatti è semplice capirne i motivi, senza dover lanciare inutili allarmismi. Il mercato azionario reagisce in tempo reale agli annunci di questo tipo, poiché riguardano le classiche notizie che possono essere agevolmente ricondotte ad ipotetiche variazioni del valore di un’azienda: se il prezzo di un prodotto di punta viene abbassato così drasticamente, le proiezioni non saranno più rispettate (ed infatti Nintendo ha rivisto al ribasso le aspettative per i prossimi mesi, tagliando dell’82% i profitti attesi), creando scompiglio nelle tabelle degli investitori, i quali ribatteranno con sfiducia portando ad un abbassamento del valore delle azioni; questo non necessariamente porta ad una perdita reale per la compagnia, poiché la Borsa con i suoi ritmi e le sue aspettative si muove distintamente rispetto ai valori di bilancio, che in questo caso registra comunque una perdita netta nell’ultimo trimestre. Gli investitori difficilmente verranno influenzati positivamente dall’annuncio della data di uscita di Super Mario 3D Land e Mario Kart 7, senz’altro in grado di portare enormi profitti, ma saranno suggestionati da informazioni più facilmente convertibili in termini monetari, come appunto il taglio di prezzo del 3DS. Gli effetti sulle attività dell’azienda non saranno però così tragici come la convinzione popolare vuole in questi giorni: Nintendo può contare su oltre 15 miliardi di dollari di liquidità ed investimenti a breve termine (dati aggiornati al 31 Marzo 2011), una cifra a dir poco esorbitante, ereditata dagli sfavillanti successi del DS e del Wii, e dai giochi simbolo della compagnia; è plausibile quindi che le perdite dell’ultimo periodo rientrino in un intervallo di ammissibilità che abbia rassicurato la dirigenza, la quale ha deciso di tentare l’ultima carta fattibile per rilanciare il 3DS in tempi brevi.