3DS e Nintendo: è davvero crisi?

Nintendo sorprende ancora. Nel bene o nel male, la compagnia che ha dato i natali a Mario e Samus Aran (e ad un’infinità di altri personaggi memorabili) riesce sempre a far parlare di sé, e a causare forti reazioni nel popolo di videogiocatori che ha contribuito a creare nel corso degli anni, e negli attori dell’ambito prettamente societario, annunciando cambi inaspettati nella strategia aziendale (tristemente celebri le periferiche che cercavano in qualche modo di colmare il gap con le tecnologie avversarie, come il Nintendo 64DD) o idee di gioco particolarmente innovative, come avvenuto un paio di mesi fa all’E3, dove la nuova console casalinga ha debuttato insieme ad un controller pronto a ridefinire gli stilemi dell’industria del divertimento elettronico.

Nintendo 3DS

La scorsa settimana ha visto un annuncio nondimeno clamoroso, ovverosia la decisione di ridurre drasticamente il prezzo del 3DS ad appena 5 mesi dal lancio, passando da 249,99 a 169,99 dollari in Nord America e da 25.000 a 15.000 yen in Giappone (mentre per l’Europa non sono ancora state rilasciate cifre precise, nonostante l’iniziativa sia stata pienamente confermata) e diventando così una delle console più economiche presenti sul mercato, allineandosi al prezzo del DSi XL in Occidente e del DSi in patria.

Una soluzione oltremodo costosa ma realmente necessaria

iwata 3ds E3 2010

"la scelta di un prezzo iniziale così elevato era stata dettata dall'accoglienza entusiastica durante l'E3 2010"

Un taglio del prezzo di questa magnitudine è senza precedenti per quanto riguarda sia le tempistiche in cui viene attuato, sia l’ottica aziendale storicamente inamovibile nelle decisione di un certo rilievo, espressione di testardaggine tipicamente giapponese; Satoru Iwata, l’attuale presidente di Nintendo (dove iniziò la carriera come programmatore presso la sussidiaria HAL Laboratory) affermò in tempi non sospetti che la scelta di un prezzo iniziale così elevato era stata inoltre dettata dall’accoglienza entusiastica del pubblico durante l’E3 2010, anno in cui la console venne mostrata per la prima volta al mondo intero, in seguito ad uno striminzito comunicato che ne presentava la caratteristica principale, il 3D senza l’utilizzo di occhiali. Nintendo era quindi conscia di proporre agli acquirenti un prodotto costoso, che si distaccava dalla politica di prezzi abbordabili dell’ultima generazione, forte di un marchio ormai entrato nell’immaginario collettivo quasi più del Game Boy negli anni Novanta, e di un periodo sul mercato caratterizzato dall’assenza di avversari diretti, considerando che PS Vita non era ancora stata presentata e la sua uscita sarebbe stata fissata per la fine del 2011. Per questo motivo, un dietro front di queste proporzioni lascia nell’aria il dubbio che non tutto sia andato come previsto; certamente, questo annuncio funge da chiara ammissione di un errore che non si è voluto lasciar protrarre nel tempo, il che da un certo punto di vista è lodevole: quando una compagnia riesce a comprendere in tempo i propri sbagli, interpretando i cambiamenti dell’ambiente circostante e cercando di rimediarvi il prima possibile, è sulla buona strada. Ma le conseguenze di una tale decisione non sono in realtà così facilmente delineabili, poiché insieme ai fattori puramente matematici, il mercato è composto di persone, il cui comportamento segue le esigenze tracciate da variabili spesso imprevedibili.

Tagli di prezzo nella fattispecie raramente si sono visti nella storia del mercato videoludico, e perlopiù sono stati accompagnati da una rivisitazione della console, oppure da una nuova configurazione della stessa, come fece Sony con PS3 e le sue numerosi variazioni; il DS ricevette il primo aggiustamento di prezzo nove mesi dopo il lancio negli Stati Uniti, in concomitanza con l’uscita di Nintendogs, ma l’entità fu ben diversa: appena 20 dollari, briciole in confronto agli 80 dollari che ora interessano il 3DS. In seguito, con l’introduzione a cadenza annuale delle nuove versioni, il prezzo di ogni modello è stato assestato in maniera tale da creare un prodotto per ogni fascia, e quindi per ogni categoria di consumatore. Storicamente parlando, solo il taglio di 100 dollari del prezzo di Xbox sul suolo statunitense ad appena sei mesi dal lancio può in qualche modo essere paragonato a quanto deliberato da Nintendo per il 3DS, ed in quel caso lo scarso successo iniziale della console Microsoft, ostacolata da una roboante PS2, fu una delle cause principali.

E’ importante inoltre considerare  un altro fattore: dalla seconda settimana di agosto, il 3DS sarà venduto sottocosto, quindi Nintendo perderà un certo ammontare per ogni console piazzata sugli scaffali dei rivenditori al dettaglio. Nonostante non sia propriamente una novità per la compagnia di Kyoto (Iwata ha ammesso durante l’incontro con gli investitori che già con il primo modello del DS vendettero inizialmente in perdita), è di certo una scelta rischiosa e poco convenzionale, vista l’abitudine a trarre profitti sostanziosi sin dal principio, come il Wii ha insegnato, e mette in luce una questione criticata dai più: il guadagno derivante dalla vendita del 3DS a 249,99 dollari non è così cospicuo come si credeva. L’istituto di ricerca iSuppli aveva stimato sui 100 dollari il costo di produzione dell’apparecchio, dando vita a qualche polemica circa il ricarico sul consumatore da parte di Nintendo; a quanto pare però, alcuni fattori non erano stati considerati nell’analisi, come ad esempio i costi di ricerca e sviluppo e la macchina promozionale messa in piedi per il lancio (rivista di recente al fine di rendere più chiara la natura della console), non del tutto ammortizzati, minando la credibilità di una ricerca grossolana, riportata però in tutti gli angoli del globo. E’ comunque ragionevole pensare che con il nuovo prezzo, Nintendo non subisca perdite troppo ingenti e che, se la console inizierà ad ingranare già da settembre, allora non ci vorrà molto tempo per iniziare a guadagnare sull’hardware venduto.