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Recensione: Tom Clancy’s Splinter Cell 3D

6 April 2011 - 13:04

Il battesimo del fuoco

La nuova console portatile di Nintendo è finalmente arrivata nel Vecchio Continente ed Ubisoft non è di certo stata a guardare con le mani in mano. La casa francese ha infatti deciso di supportare il lancio europeo del 3DS in maniera davvero massiccia, offrendo ai giocatori una ricca line-up che coinvolge diversi brand di spicco.

Serie del calibro di Ghost Recon, Splinter Cell, Combattimenti fra Giganti, Rabbids e Rayman sono già sbarcate con sorti alterne su 3DS e in questa sede andiamo ad analizzare come si è comportato l’agente Sam Fisher al debutto sulla nuova macchina con Tom Clancy’s Splinter Cell 3D.

Splinter Cell 3D per Nintendo 3DS

Iniziamo subito col dire che questo Splinter Cell 3D non è un capitolo inedito della saga messo a punto apposta per l’occasione, bensì una riproposizione estremamente fedele dell’acclamato Chaos Theory uscito 6 anni fa per PlayStation 2, GameCube, Xbox e PC (e anche per Nintendo DS in versione “light”).

Come sempre ci troviamo alle prese con uno stealth game immerso in uno scenario fantapolitico frutto della penna del celebre scrittore americano Tom Clancy (o per meglio dire ispirato ai suoi romanzi) in cui il ruolo del protagonista è affidato a Sam Fisher, un agente segreto al servizio dell’Agenzia per la Sicurezza Nazionale (NSA) degli Stati Uniti.

La vicenda è ambientata nel 2007 e vede lo scoppio di una crisi nello Stretto di Corea per tensioni diplomatiche tra Cina e Nord Corea da un lato e Giappone e alleati americani dall’altro. Fisher è chiamato a liberare l’ingegnere Bruce Morgenholt, rapito da un gruppo separatista peruviano guidato da Hugo Lacerda, e a distruggere tutte le informazioni che potrebbe aver rivelato ai sequestratori. Morgenholt aveva contribuito alla decifrazione dei Kernel di Masse, algoritmi grazie ai quali è possibile costruire pericolose armi informatiche con cui Sam ha già avuto a che fare nel primo episodio della serie.

Nonostante l’intervento della NSA lo scienziato muore sotto tortura e i Kernel di Masse finiscono nella mani di misteriosi individui che usano gli algoritmi per incrinare ulteriormente i rapporti tra le potenze coinvolte nella crisi: a Fisher spetta dunque il compito di fare luce su questi intrighi internazionali e scongiurare lo scoppio di una guerra ormai apparentemente inevitabile.

“Quindi a parte evitare la terza Guerra Mondiale, cosa posso fare per voi stasera?”

In Splinter Cell 3D è possibile iniziare una nuova partita selezionando un livello di difficoltà tra normale, difficile ed esperto per affrontare tutte le 10 missioni in ordine cronologico oppure si può scegliere di ripetere liberamente un incarico già sbloccato in precedenza. La trama si dipana attraverso filmati in computer grafica interamente doppiati in italiano, mentre degli esaurienti briefing (parlati e in formato testuale) introducono nel dettaglio ogni singola missione.

Per concludere con successo un incarico bisogna portare a compimento un certo numero di obiettivi principali, che possono subire improvvise variazioni in base allo sviluppo degli eventi, e volendo anche degli obiettivi secondari del tutto opzionali. Si passa dal recuperare informazioni all’eliminare un bersaglio, dallo svuotare conti bancari al piazzare dispositivi di tracciamento, senza dimenticare l’arrivare sani e salvi al punto di estrazione.


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Il movimento del personaggio è affidato al pad scorrevole, una delle novità su 3DS, mentre alla “vecchia” croce direzionale sono relegate varie azioni come ricaricare l’arma, accostarsi ad un muro, accovacciarsi e saltare. Con i tasti dorsali L e R si attivano rispettivamente le modalità di fuoco secondario (generalmente non letale) e primario dell’arma in uso oppure si decide se stordire o eliminare un nemico in caso di combattimento corpo a corpo.
La comodità di questo sistema di controllo viene però totalmente vanificata dalla discutibile scelta di assegnare il movimento della visuale e del mirino ai pulsanti A, B, X e Y invece che al pennino come ad esempio avviene in Kid Icarus: Uprising (titolo per 3DS di prossima pubblicazione). In mancanza di un secondo stick analogico affidare la gestione della telecamera al touch screen appare un passo naturale ma evidentemente i ragazzi di Ubisoft Montréal devono pensarla in maniera diversa, dato che costringono il giocatore ad armeggiare con un sistema di puntamento che definire macchinoso è alquanto riduttivo.
La possibilità di attivare o disattivare l’autocentratura della visuale e di regolare la sensibilità della mira non basta per mettere una pezza a questo grave problema ed è un vero peccato, perché per tutto il resto il sistema di controllo (e in particolare il pad scorrevole) si dimostra all’altezza della situazione.

tom-clancy-s-splinter-cell-chaos-theory-3ds_017Per procedere nella sua missione Fisher può infatti compiere un gran numero di azioni come scalare strutture, usare cavi in fibra ottica, interrogare nemici, sabotare dispositivi, prendere scudi umani, fischiare per distrarre eventuali guardie, occultare cadaveri, forzare serrature, sfondare porte e molto altro ancora.

Un ulteriore aiuto viene dato dall’equipaggiamento, composto da un visore notturno ormai caratteristico del personaggio di Sam, da un EEV in grado di scansionare oggetti e registrare conversazioni e da un OPSAT con cui consultare la mappa dell’area, i dati raccolti, gli appunti e i tutorial (disattivabili a piacere).

Per quanto riguarda l’arsenale abbiamo a disposizione una pistola SC 5-7, mine da muro, fumogeni, granate e un’arma modulare chiamata SC-20K in grado di sparare vari tipi di proiettili come microcamere e lacrimogeni e di trasformarsi in una doppietta e in un fucile di precisione.

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