*/ ?> Recensione di Blue Dragon: Awakened Shadow (DS) - Nintendo DS Italia
Ci siamo trasferiti qui!

Blue Dragon: Awakened Shadow: la recensione

Ombra di drago

Mistwalker è una giovane software house nata dalle ceneri della vecchia scuola Square-Enix. Capitanata da Hironobu Sakaguchi e Nobuo Uematsu, le menti dietro i vecchi capitoli della serie Final Fantasy, ha sempre vantato prestigiose collaborazioni con artisti e team di sviluppo esterni di grossissimo calibro.
Sia Blue Dragon che Lost Odyssey, i primi figli di Mistwalker, malgrado il discreto successo non si sono rivelati i messia che gli amanti degli rpg attendevano, principalmente a causa della forte mancanza di originalità che li affliggeva. Ma Blue Dragon in particolare è riuscito a ritagliarsi una piccola fetta di fan, grazie anche alla messa in onda dell’anime e alla pubblicazione del manga ad esso ispirati, in grado di assicurargli addirittura due seguiti.

E se il capostipite su Xbox 360 si limitava a riproporre un’esperienza simile a quella del grande Dragon Quest, con cui condivide anche il Character Design ad opera di Akira “Dragon Ball” Toriyama, ed il secondo su DS sembrava una fotocopia malriuscita di Revenant Wings; Awakened Shadow, terzo capitolo della saga delle ombre drago, riesce finalmente a ritagliarsi uno spazio tutto suo, non per meriti ma per assenza di concorrenti sul mercato. Difatti anche Blue Dragon Awakened Shadow copia pesantemente, ma questa volta da titoli rimasti appannaggio esclusivo del giappone o che, nel corso dello sviluppo, sono radicalmente cambiati. Parliamo di Soma Bringer e Dragon Quest IX, quest’ultimo per come originariamente era stato concepito, ovvero in tempo reale.

L’ombra di un gameplay che funziona

blue-dragon-awakened-shadow-ds_009Awakened Shadow è un rpg che punta tutto sull’azione e sulla personalizzazione del nostro alter ego, da creare utilizzando un editor sufficientemente valido, considerando le alternative su console portatile. Il nostro avatar si muove nell’ambientazione canonica di Blue Dragon, con ombre magiche e cubi fluttuanti, seguendo una trama che comincia ad un anno di distanza dagli eventi di Plus e che ruota attorno al solito cast in cui non mancheranno però anche alcuni nuovi volti. Il fatto che Shu e compagni occupino un ruolo secondario permette però di dare un tocco più intimo alla storia, che decolla più in fretta che in passato e spesso si presenta in modo più coinvolgente, capitombolando verso una media appena sufficiente però a causa di alcune trovate che rasentano il cattivo gusto o il paradosso narrativo, che vi lasciamo però il gusto di scoprire da soli.

I controlli sono semplicissimi, ci si muove con il d pad e si attacca con A, si ruota la telecamera (un pò rigida per la verità) con i laterali, si lanciano incantesimi tenendo premuto il tasto di attacco e spostandosi tra le icone a fondo schermo. Entrare nel menu non mette il gioco in pausa, quindi è vitale avere sempre nelle shortcut dei comandi tutte le abilità utili ad affrontare un dungeon.
I punti in comune con Soma Bringer non sono affatto pochi, addirittura in caso di incontro con i nemici la telecamera si zooma leggermente proprio come nel titolo Nintendo.
In alternativa è possibile comandare il gioco interamente con il pennino, esattamente come accade nelle recenti incarnazioni portatili di Zelda.

blue-dragon-awakened-shadow-ds_008L’editabilità del personaggio è uno strumento potente sopratutto quando si parla di gameplay, specialmente quando si considera quanto il titolo Mistwalker punti sull’interazione online tra i giocatori.
Se il Awakened Shadow resta infatti pesentemente votato al single player con tanto di quest e personaggi joinabili disponibili ESCLUSIVAMENTE in modalità offline, è sempre possibile accedere alla rete per dedicarsi ad alcune attività più sociali, che prevedono lo scambio di oggetti, l’esplorazione di una manciata di dungeon e sopratutto lo scontro con i boss principali del gioco. Quest’ultima, l’attrazione multiplayer principale de facto, propone una soluzione concettualmente simile a Monster Hunter, nel senso che piuttosto che proporre ampi livelli esplorabili serve a permettere di coperare per non essere atterrati dai possenti guardiani di fine livello.
A prima vista limitato, l’online va capito per essere sfruttato appieno, anche se non aiuta un’interfaccia lievemente confusa.

Vagare con amici permette di recuperare più oggetti efficaci e quindi di migliorare il proprio equipaggiamento, sfruttando al meglio il sistema di customizzazione di classi e abilità messo a punto da Milstwalker per l’occasione.

Ogni avatar dei giocatori ha accesso a sei ombre differenti, ognuna dotata di un moveset che andrà espandendosi con l’aumentare dei livelli. Le skill così ottenute potranno essere mischiate a piacimento in appositi slot, per creare un alter ego versatile e utile all’interno del gruppo.
Un guerriero dotato di ombra drago potrà ad esempio colmare le proprie lacune con una magia di cura, mentre un mago elementale fenice potrà assumere un ruolo secondario di supporto riempiendo qualche spazio con abilità di miglioramento delle statistiche.
Anche gli equipaggiamenti possono essere modificati a puntino tramite un semplice sistema di fusione che ricorda i titoli Level 5 grazie a cui potenziare armi, armature e accessori o addirittura creandone di nuovi.

Vien da se che con una gamma così vasta di opportunità, il divertimento è assicurato proprio cooperando con gli amici.
L’intelligenza artificiale dei personaggi utilizzati dalla CPU, infatti, è abbastanza limitata, e tutti i character sbloccabili che potranno accompagnarci in solitario non avranno alcuna possibilità di customizzazione, saranno infatti vincolati ad utilizzare esclusivamente skill native dell’ombra che gli assegneremo.
Malgrado questo il gioco scorre alla grande, sia in singolo che in multi.
Dungeon design e routine degli avversari sono la ciliegina sulla torta per un titolo che sorprendentemente, fa tutto nel modo giusto sotto il profilo del gameplay.


Potrebbe interessarti anche...