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Wii Party: la recensione

Le feste targate Nintendo


La piega verso l’intrattenimento familiare in casa Nintendo sembra essere recente, agli occhi dei più, complice il posizionamento promozionale di molti titoli di punta della console Wii, ma in realtà la vena di gioco “casalinga” nel senso più esaustivo del termine non è affatto nuova.

Correva l’anno 1998 quando su Nintendo 64 venne rilasciato il primo episodio di una saga che oggi è ormai storica, riscuotendo tra l’altro un grande successo commerciale: stiamo parlando di Mario Party, incarnazione “da tavolo” del famoso idraulico baffuto.

Facendo proprie le dinamiche ludiche di molti board game, uno su tutti il gioco dell’Oca, Mario e soci si scontravano in avvincenti minigiochi per aggiudicarsi vantaggi sul tabellone di gioco in modo da terminare la partita con più bonus degli avversari, potendosi dichiarare vincitori della sfida.

Tre episodi su N64, ben 4 su GameCube (commercialmente retto quasi solo da questa saga, si potrebbe dire) per un totale di 7 incarnazioni nel giro di 8 anni avevano anticipato l’uscita dell’ottavo capitolo su Nintendo Wii.

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Titolo in uscita nel 2007, nel bel mezzo del fenomeno Wii, che, ammettiamolo francamente, delude ampiamente le aspettative. Nessun tipo di implementazione pregnante dei comandi Wii, grafica non ottimizzata per la console, meccaniche ormai trascinate e incapaci di innovare in alcun modo le dinamiche già ben più che esplorate nei precedenti episodi ne fanno semplicemente un’occasione persa.

Nonostante tutto, però, il prodotto si rivela un successo commerciale enorme, e il pensiero pessimista non può che rammaricarsi ipotizzando un mantenimento pedissequo delle medesime, deludenti, strutture di gioco per il successivo inevitabile party game made in Kyoto.

Ed ecco invece che la casa giapponese decide di lanciare, quasi in sordina, un Party, sì, ma della serie Wii, dopo Sport, Resort, Fit (Plus), Play e Music. Un azzardo? Fino a un certo punto, visto il successo della serie “Wii”. Una scommessa? Probabilmente, visto il franchise di Mario più in forma che mai. Un’occasione di rilancio nell’ambito del party game? Senza dubbio.

Abbandonare l’universo finzionale di Mario, così ricco di richiami ambientali, strumentali, caratteriali e ludici così floridi e riconoscibili, per entrare nel mondo più plasticoso dei Mii presenta tante possibilità quanti rischi, sia per Nintendo che per il consumatore. Scopriamo insieme se è stato un bene abbandonare la strada vecchia per la nuova.

Un pacco felice

wii-party_006La modalità distributiva scelta da Nintendo per il suo prodotto è senza dubbio interessante, visto che il gioco è disponibile in bundle con un Remote. Il prezzo è invariato rispetto a un normale titolo per Wii, e 49 € per gioco e telecomando sono senza dubbio competitivi sul mercato.

Mossa, tra l’altro, che suggerisce ampiamente la volontà di spingere il multiplayer in un prodotto che di questa interazione di gruppo fa il suo cardine ludico e il suo fulcro di fruizione. E in quest’ottica va in effetti approcciato il titolo in questione: avviso ai naviganti, quindi, di stare alla larga dal titolo se si è intenzionati/costretti a giocarlo da soli, senza compagnia nel salotto di casa.

Se è vero infatti che alcune modalità di gioco sono affrontabili liberamente anche in single player, in sfide che ci vedranno contrapposti ad avversari guidati dalla CPU, è altrettanto vero che la natura intrinseca del prodotto non è pienamente soddisfacente se goduta da soli.

E qui troviamo il primo (e forse unico, onestamente) piano di diatriba contenuto nel gioco. Gioco privo di supporto al gioco online, il che vieta la possibilità di condividere il divertimento con amici lontani. Un difetto, poiché sarebbe stata un’aggiunta che nulla avrebbe tolto alla produzione per quello che è al momento (anche se molti minigiochi non sarebbero affrontabili a distanza, per come sono stati studiati), ma è anche giusto far notare come un party game da salotto, che si pone come obiettivo quello di sostituirsi ai giochi da tavolo tradizionalmente intesi intrattenendo la famiglia nelle sue serate, potrebbe venir trasfigurato nel profondo da una fruizione così aliena alla sua natura come quella online. Personalmente, restiamo un po’ a metà strada tra la critica e l’indifferenza rispetto a questo difetto di struttura, ritenendo la formula presentata da Nintendo comunque più che apprezzabile nella sua completezza di obiettivi.

Una cosa va infatti chiarita: nonostante le somiglianze distributive, Wii Party NON è Wii Play, pur condividendone le volontà “virali” del multiplayer locale fulcro del Nintendo Wii. Bensì è un gioco completo che, pur non presentando possibilità di interazione tramite web, offre una notevole quantità di contenuto ludico strutturata come e più (e meglio?) delle più recenti incarnazioni di Mario Party, portando con sé anche un telecomando aggiuntivo che completa il quadro di una produzione con tutti i crismi del caso.

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  1. Pingback: Wiikend #32 - Wii Italia

  2. Rispondi

    [...] di Aragorn per Wii e le ultime recensioni di Wiitalia: il recente party game targato Nintendo, Wii Party, il terzo capitolo della saga RPG delle ombre drago, Blue Dragon: Awakened Shadow, il ritorno [...]



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