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No More Heroes 2: Desperate Struggle: la recensione

Non è tutto oro ciò che luccica

No More Heroes 2 non è però esente da difetti, anzi. In un’ottica che non sia meramente “tecnica”  è un passo indietro rispetto al predecessore.
A fare acqua, in primis è proprio la trama. Un difetto piuttosto pesante se consideriamo che è stata uno dei cardini che ha contraddistinto il primo capitolo. Dopo i botti d’apertura questa scompare letteralmente per ricomparire solo nelle ultime ore di gioco.

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Il finale riserva molte sorprese, e non può che suscitare sempre più curiosità e soddisfazione per chi si sia mai affezionato a Travis e alle sue sfortunate vicende, ma questo non è abbastanza per giustificare la decina di ore abbondanti nel bel mezzo dell’avventura che narrano avvenimenti con un ritmo a dir poco soporifero.
Durante queste fasi di gioco si incontrano nuovi e vecchi personaggi, vengono snocciolate vicende che riguardano non solo Travis ma anche la ninja Shinobu o il misterioso Henry, ma tutto scivola via nella quasi più totale apatia, a causa di una sceneggiatura mediocre, di un level design davvero troppo estremo e anche di un comparto audio che lascia (a differenza del primo No More Hereos) troppi silenzi.

La sceneggiatura è di gran lunga l’elemento più penalizzante della produzione: i boss che separano Travis dalla vetta della classifica dei migliori assassini d’america hanno carisma da vendere ed un design disturbato, in pieno stile Grasshoper, ma è la loro presentazione che li rovina.
Alcuni non pronunciano nemmeno una parola prima di morire, altri si limitano a fare un paio di battute scontate, in generale la maggior parte dei nemici appare come un branco di perfetti sconosciuti.
Sono ben lontani i livelli epici raggiunti nel primo episodio con personaggi del calibro di Holly Summers o Death Metal.

In sostanza è chiaro come il sole che Goichi Suda non ha diretto il gioco, questo è davvero un peccato e non possiamo far altro che rammaricarcene.
I Grasshoper si sono sforzati di replicare il talento del maestro, ma hanno raggiunto risultati, per quanto buoni rispetto alla media delle produzioni di questa generazione, molto più banali di quanto non sarebbe riuscito a fare Suda se solo si fosse prodigato in prima persona a lavorare per questo progetto: il pathos, le battute, la situazioni ricreate dal team di sviluppo per quanto discrete sono solo un’imitazione goffa e becera di quanto mostrato nel primo episodio della serie.

Conclusioni

no-more-heroes-2-desperate-struggle_016Se ad un’analisi prettamente tecnica Desperate Struggle è superiore a No More Heroes, un’analisi più completa, che tenga conto anche di fattori come la regia o la sceneggiatura, è impietosa.
Goichi Suda non ha lavorato al progetto e questo si sente.

Nonostante il gameplay sia decisamente migliorato, con una maggiore varietà delle boss battle, più boss battle, pattern di nemici ricalibrati e limature qua e la delle mosse a nostra disposizione, la mancanza del tocco del maestro si sente. Per quanto divertenti siano gli scontri e per quanto ben fatti siano i comandi, non sono certo questi elementi che hanno elevato No More Heroes dalla massa, e Grasshoper sembra aver preso un abbaglio.

Nonostante tutto No More Heroes 2: Desperate Struggle rimane un buon gioco, un titolo da completare, soprattutto in previsione di un terzo conclusivo capitolo che dia un degno finale alla trilogia e che speriamo riveda nuovamente Suda51 coinvolto direttamente nello sviluppo.

Se non l’avete ancora fatto, date una chance al primo capitolo!

7.5

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