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The Sky Crawlers: Innocent Aces: la recensione

Nonostante i sensori di movimento e nonostante il puntatore a infrarossi, i giochi dedicati al volo non proliferano su Nintendo Wii. Con l’uscita di The Sky Crawlers: Innocent Aces si dichiara a voce alta la capacità della console Nintendo di sapere interpretare un genere nel modo corretto, pur non arrivando ancora alla tanto agognata perfezione. Ma partiamo dal principio. The Sky Crawlers è una serie di romanzi scritta da Hiroshi Mori, incentrata sulle vicende di un gruppo di piloti coinvolti in una sanguinosa guerra dei cieli. La vicenda è ambientata in uno scenario ucronico, una sorta di “presente alternativo” in cui il mondo vive una situazione geopolitica completamente diversa dalla nostra. Il mondo è diviso fra diverse fazioni che si contendono il territorio, in una sorta di gioco del risico in cui l’aeronautica militare gioca un ruolo di prima linea. La fazione europea, a corto di piloti, sviluppa un misterioso programma militare in cui dei bambini denominati “kildren” vengono assegnati agli squadroni di caccia: questi bambini sono apparentemente immortali, eternamente giovani e in grado di riapparire dopo essere stati uccisi.

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Il gioco The Sky Crawlers: Innocent Aces può dunque fare leva su di una trama solidissima ed estremamente affascinante, per motivare quello che si configura come un purissimo action shooter, ben lontano dalla simulazione di volo e molto più vicino ai titoli della serie Ace Combat, creati dallo stesso team di sviluppo.

Una storia su due livelli

Nel gioco la storia è introdotta da meravigliose cut-scene in stile anime, realizzate dalla Production I.G. che si è occupata anche del lungometraggio animato del 2008 tratto proprio dall’opera di Mori. Le sequenze animate del gioco sono semplicemente straordinarie e guidano il giocatore nei meandri della trama in modo sublime. Qui si riscontra la vera anima letteraria del videogame, capace di allontanare la banalità di quello che – altrimenti – sarebbe solo un gioco d’azione. Purtroppo, però, le sequenze animate non si sposano con la trama narrata durante il gioco. Ovvero, quello che viene raccontato in game risulta infinitamente inferiore alle componenti narrative dei filmati, decisamente più incisive e piacevoli. Si consideri, inoltre, che gran parte dei parlati durante le fasi interattive sono di difficile comprensione per chi non mastica perfettamente l’inglese. I sottotitoli in italiano, seppur presenti, sono quasi impossibili da leggere: l’attenzione del giocatore è infatti focalizzata sui nemici e sul controllo dell’aeromobile.

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Gli snodi narrativi messi in atto in alcune fasi di gioco – leggasi, la morte di qualche personaggio importante – non ha mancato infine di suscitare veri e propri momenti di ilarità involontaria. Questi momenti drammatici sono infatti palesemente posticci, senza un apparente filo logico. Per quale motivo un asso del volo, dopo avere steso decine di nemici, dovrebbe farsi abbattere da una sola raffica di mitra? Ci troviamo dunque di fronte a un gioco con una storia su due livelli: coinvolgente nelle cut scene, medocre in gioco. Si consideri, inoltre, che le missioni sono pressoché identiche fra loro. Salvo qualche missione esplorativa, alcuni attacchi a sorpresa e una missione di salvataggio, la missione-tipo si può riassumere con “abbatti tutti i nemici entro un tempo limite”. Missioni decisamente poco intriganti e, al contempo, di difficoltà mediamente bassa che consentono a chiunque di terminare il gioco in meno di 6 ore.

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