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Recensione: Ju-On: Rancore
di Leonardo Ferri
10 November 2009 - 14:07
57 commenti
Arriva anche in Europa il gioco ispirato alle omonime pellicole del Sol Levante. Siamo di fronte ad un titolo riuscito oppure la maledizione dei tie-in ha colpito ancora?
Procedere con cautela
Il gioco è suddiviso in capitoli autoconclusivi sottilmente interconnessi per trama. Da filo conduttore fa la tensione e la paura, instillate, suscitate attraverso situazioni, visioni e scontri inquietanti e a volte mortali. Dalle pellicole originali tornano due icone imprescindibili: la ragazza coi capelli lunghi ed il bambino senza occhi, nello strenuo tentativo di terrorizzarci.

Ogni capitolo ci cala in una situazione precaria, introdotta con sufficienza, ove rumori e grida sinistre accompagnano il nostro errare per ambienti disabitati, privi quasi completamente di illuminazione. Il nostro alter ego, munito solo di una torcia elettrica, deve districarsi fra passaggi ostruiti, interruttori da ripristinare, porte da aprire, visioni e incontri ravvicinati con creature deliranti, parzialmente mutilate e spaventevoli, con la predilezione per il nostro cardiopalmo. La struttura di gioco è semplice e qualche brivido è davvero assicurato, almeno finché ogni circostanza non diventa prevedibile…
Il substrato per un intrattenimento disimpegnato, che strizza l’occhio a tanta cinematografia di genere del Sol Levante, ci sarebbe pure. Purtroppo però il sistema di controllo, limitato e limitante, mette una gamba di traverso alla completa riuscita di questo prodotto.
Controlli
I pochi controlli implementati appaiono da subito contro natura, per poi rivelarsi anche imprecisi. Il nunchuk non è utilizzato, con il tasto B facciamo camminare il nostro alter ego, premendo in giù sul D-pad si innesca la retromarcia e col puntatore del wiimote comandiamo la nostra visuale e la direzione in cui rivolgiamo l’inseparabile torcia. L’incedere del protagonista è assai tedioso e fastidioso. Non c’è la possibilità di voltarsi a 180° in un solo colpo, né di correre e il passo è solitamente assai lento, mortalmente lento. Il wiimote a volte sembra non rispondere alle nostre sollecitazioni e la visuale si inchioda verso prospettive inopportune. Tanto è lento e impreciso il riconoscimento dei movimenti del wiimote, che viene spesso da chiedersi se invece della barra sensore, non siano utilizzati gli accelerometri interni! Inoltre accade di frequente, e senza apparente motivo, che il protagonista si fermi davanti ad ostacolo alcuno, per poi ripartire qualche istante dopo.
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