Peter Moore: le recensioni non modificano le vendite

Il regista Orson Welles nel 1941 ci insegnava la potenza della carta stampata: Quarto Potere, il suo capolavoro più celebre, mostrava al pubblico cosa significasse avere in mano l’informazione e quanto essa potesse influenzare la politica, l’economia, la vita dei singoli. Qualche anno prima, lo stesso Welles annunciò per radio lo sbarco degli alieni e qualcuno ci credette davvero, scatenando il panico.

La lezione di uno dei più grandi registi di tutti i tempi, però, sembra non essere giunta alle orecchie di Peter Moore, già uomo Microsoft e oggi presidente di EA Sports. Secondo Moore, la critica videoludica non influenzerebbe il mercato, in particolare il mercato di Nintendo Wii fatto di casual gamers. Nello specifico, se la prende con Metacritic dicendo che, spesso, sulle sue pagine non vede i voti dei giochi al momento dell’uscita. Ciò è da imputare a uno sconsiderato ritardo dei giornalisti nel recensire i titoli che, per questo motivo, non possono influenzare la cruciale settimana di lancio.

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Moore non ha tutti i torti nel descrivere un quadro fatto di ritardi spesso imperdonabili e di un pubblico forse più disattento delle controparti in alta definizione, ma non considera alcuni aspetti fondamentali della questione. In primo luogo, recensire un gioco non è come recensire un film o un disco. Per quanto riguarda un film è sufficiente uscire di casa, andare alla preview giornalistica in uno splendido cinema del centro di Milano, sedersi con un blocco note, guardare il film, tornare a casa e scrivere il pezzo su di un film che, di norma, esce almeno 5 giorni dopo. Parola di chi da anni lavora in questo campo. Per un videogioco tutto si complica: per alcuni tipi di videogame occorrono diverse ore di gioco prima di poter dare un giudizio. Molto spesso, in particolare se intriso di forti elementi narrativi, il gioco deve essere totalmente completato per valutare elementi quali la storia e la longevità. Questo richiede svariati giorni di lavoro intensivo, un lavoro che possono permettersi solo quei fortunati giornalisti che di unico mestiere recensiscono videogiochi, professionisti pagati per trascorrere 3 o 4 giornate lavorative di 8 ore su di un videogame e realizzare il pezzo entro 6 o 7 giorni dal momento della ricezione.

A proposito della ricezione dei giochi da recensire, è evidente che per poter pubblicare una recensione il giorno del lancio sia necessario ricevere il gioco con un consistente margine di anticipo. Alcune aziende inviano giochi ai periodici con settimane di anticipo servendosi dei cosiddetti “codici review”, giochi compatibili solo con le speciali console debug riservate a giornalisti e sviluppatori. Molti altri (in Italia la quasi totalità) fornisce solo ed esclusivamente copie retail, le stesse identiche copie presenti nei negozi che – di norma – vengono inviate ai giornalisti con uno o due giorni di anticipo sulla data di rilascio e spesso giungono nelle caselle di posta il giorno stesso del lancio. In altri casi ancora i giochi non vengono proprio inviati, vuoi per carenza di copie a disposizione, vuoi per il timore di una stroncatura.

Molti PR chiedono infatti di essere avvisati in caso di un voto negativo e, con molta gentilezza, chiedono la possibilità di postdatare la pubblicazione della recensione negativa di qualche giorno, in modo tale da non “stroncare il lancio”.

La nostra esperienza di giornalisti in questo strano mondo dei videogames ci ha infatti insegnato che, in realtà, molti publisher temono le recensioni e, pertanto, giocano in difesa inviando i giochi in ritardo o – caso estremo ma frequente – non inviando nessuna copia ai siti specializzati, limitandosi alle copie per i solitamente più indulgenti siti generalisti.

In altre parole Moore fa il furbacchione: parla di ritardi spesso creati dalle stesse aziende, sminuisce un lavoro che da molti suoi colleghi è tenuto in seria considerazione (basti pensare ai frequenti voti di riviste e siti internet presenti sulle copertine dei giochi) e che un numero sconsideratamente maggiore di persone – i cosiddetti lettori – è considerato fondamentale.

Noi nel nostro piccolo abbiamo sempre riposto la massima fiducia in questo lavoro, nato e perpetuato solo ed esclusivamente per passione, che ancora non ci consente di “mangiare” ma ci dà immense soddisfazioni. Da parte nostra crediamo che, influenza nel mercato o meno, il nostro sia uno dei tanti pilastri dell’industria videoludica. Caro signor Moore, ci conceda questa domanda: se i giornalisti smettessero di parlare di videogiochi, crede ancora che il mercato non ne risentirebbe?