*/ ?> Recensione di The Legend of Zelda: Phantom Hourglass (DS) - Nintendo DS Italia
Ci siamo trasferiti qui!

The Legend of Zelda: Phantom Hourglass: la recensione

Intro

Essere l’ultimo erede di una saga come quella di Zelda non è affatto un’impresa facile. Link è un’icona del mondo Nintendo ed è per questo che la maggior parte dei possessori di DS hanno aspettato con ansia l’uscita di Phantom Hourglass. L’intento di questa recensione è pero quello di procedere nel senso opposto: niente paragoni con gli altri episodi della saga, in particolare con The Wind Waker per GameCube. Dato che per molti giocatori questo è il primo impatto con la saga di Zelda tralasceremo il peso dell’eredità che si porta dietro.

Storia e Design

Gameplay - IsolaLa coerenza nel design generale del gioco è evidente sin dalle prime battute: l’impressione sempre costante è quella di trovarsi all’interno di una favola. I colori sgargianti, il cel shading onnipresente, il particolare stile dei personaggi. Il prologo, che racconta le gesta di un piccolo eroe che salva una principessa, ci trasporta direttamente nel cuore della storia. Ed entro pochi minuti, il medesimo piccolo eroe biondo (a cui potremmo dare il nome di Link) tenterà ancora una volta di salvare la stessa principessa.

La storia, in fondo, è tutta qui e pur non brillando per ricercatezza o complessità, risulta un buon terreno per I personaggi. Proprio I personaggi sono uno dei punti forti del gioco: credibili, animati realisticamente e caricaturali al punto giusto. Ognuno di essi trasmette al contempo l’epicità della storia e l’umorismo semplice e senza pretese di una favola che fa sorridere. Alla fisicità e alle mimiche dei personaggi viene spesso demandato il compito di comunicare con il giocatore, riducendo la quantità di dialogo necessario a capire la storia. Non a caso, l’eroe non parla.


Potrebbe interessarti anche...