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Mario & Sonic ai Giochi Olimpici: la recensione

Con Mario & Sonic ai Giochi Olimpici si vanno a celebrare due importanti eventi: da una parte le imminenti olimpiadi che si terranno a Pechino il prossimo Agosto, dall’altra lo storico incontro tra Mario e Sonic, due icone videoludiche e rispettive bandiere di Nintendo e Sega. Quella che soltanto fino a qualche mese fa poteva apparire come un’unione impossibile diventa oggi realtà grazie al lavoro svolto da Sega in collaborazione con Nintendo. L’incontro tra due mondi così diversi ma che allo stesso tempo hanno così tanto in comune può fare la gioia di molti appassionati ma risulta azzeccata anche per i profani dato che entrambe le mascotte sono ormai conosciute quasi universalmente.

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Gli stadi olimpici si popolano così dei singolari personaggi che accompagnano da sempre Mario e Sonic nelle loro avventure, ognuno dei quali presenta caratteristiche uniche come velocità, potenza, abilità e resistenza. Alla forza bruta di Bowser si contrappone la velocità di Sonic, mentre personaggi come Mario e Luigi presentano caratteristiche ben bilanciate. Ogni personaggio risulta così predisposto maggiormente per una determinata disciplina piuttosto che un’altra.
Sono presenti inoltre anche i Mii, davvero ben integrati nel gioco e fondamentali per garantire il giusto divertimento durante le sessioni multigiocatore.

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Sport-game o Party-game?

Chi si aspettava un degno erede di Wii Sports potrebbe rimanere deluso: pur avendo alla base il tema sportivo, Mario & Sonic ai Giochi Olimpici risulta essere più vicino ad un party-game che ad un gioco sportivo come Wii Sports. Ciò è dovuto principalmente all’impostazione dei giochi olimpici che si discostano moltissimo dallo spirito agonistico presente in sport come il Tennis o il Baseball.

Le oltre 20 discipline disponibili sono abbastanza varie e rappresentano sfide molto diverse tra loro, anche se alcune sono meno riuscite rispetto ad altre. Tra le più riuscite segnaliamo il tiro con l’arco, il lancio del martello e del giavellotto e tutte le altre discipline che hanno come base la corsa.

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Meno convincenti sono le pratiche più “artistiche” come la scherma e lo skeet (o tiro al piattello). Nella nobile arte con la spada, infatti, il giocatore si limita ad affondare e parare, senza un vero e proprio controllo dell’arma che risulta eccessivamente semplificato. Lo skeet, al contrario, è fin troppo complicato: il giocatore deve infatti concentrarsi azzeccando il punto corretto di una barra in movimento per avere a disposizione il mirino più grosso, dopodiché è chiamato a sparare a velocissimi e minuscoli piattelli che partono senza nemmeno la possibilità di dare un input di “pull”. Il Tennis da tavolo non garantisce l’opportuna responsività nei controlli che sarebbe necessaria in un gioco di questo genere e le uniche due azioni possibili sono relegate al colpire la palla muovendo il Wiimote da destra verso sinistra e ad un colpo di taglio, effettuabile muovendo il telecomando dall’alto verso il basso. La precisione di Wii Tennis rimane ancora lontana.


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