*/ ?> Recensione di Mario Party 8 (Wii) - Wii Italia
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Mario Party 8: la recensione

Mario Party 8Mario Party, nelle sue 8 versioni, ha certamente contribuito alla creazione di un nuovo tipo di gioco che – con un’iperbole – potremmo definire l’anello mancante tra il videogame e il gioco da tavolo. In effetti nella testa di Miyamoto l’idea di base era senz’altro la creazione di un videogioco immediato, fruibile da tutti, con una curva di apprendimento nulla e, soprattutto, divertente. Così divertente da intrattenere un gruppetto di persone per qualche ora, come avviene con una partita a Monopoli o al Gioco dell’Oca.

E in effetti Mario Party è un “Gioco dell’Oca” che si svolge su diversi tabelloni con caselle bonus, penalità e – caratteristica peculiare della saga – decine e decine di minigames. I minigiochi, effettivamente, sono gli unici momenti in Mario Party che possono richiedere un minimo di manualità con joypad e periferiche: la presenza del WiiMote in Mario Party 8, dunque, sembra spianare la strada per il superamento di quest’unica difficoltà, rendendolo un gioco completamente assimilabile da tutti, anche da chi non ha mai preso in mano un controller.

Qualcosa non va

Mario Party 8Benché le premesse vi siano tutte, il gioco presenta subito qualche aspetto negativo. Il gioco si ambienta infatti in una fiera con diversi tendoni dai quali possiamo selezionare le diverse modalità di gioco. La modalità party, modalità principe del gioco, ci permette di selezionare una sfida da 1 a 4 giocatori, una sfida a squadre e un testa a testa per 2 giocatori. Questo indubbiamente rappresenta un passo indietro rispetto agli ultimi della saga, in quanto non vi è più il supporto per 8 giocatori, vero motore del gioco in una festa fra amici. Il gruppo massimo, dunque, si riduce a 4 persone ed è nostro onere inventarci le eventuali squadre per aumentare il numero dei partecipanti al gioco. Ma anche qualora il gruppo fosse inferiore alle 4 persone, le cose non sembrano andare per il verso giusto. Nella modalità da 1 a 4 giocatori, infatti, il gioco deve sempre avere 4 personaggi sul tabellone: questo implica che se ci ritrovassimo a giocare in 3, ad esempio, saremmo costretti ad assegnare al computer il quarto giocatore. Ciò che infastidisce di questa particolarità del gioco, è che il giocatore CPU viene “trattato” dal videogame come un giocatore umano: dobbiamo sorbirci tutti i suoi tiri di dado, l’acquisto e l’uso di eventuali bonus, i suoi progressi nel gioco senza la possibilità di saltare le animazioni. Proprio queste ultime appaiono lente ed eccessivamente lunghe, spezzando il ritmo di una festa che si presume frenetica.


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